21 settembre 2018

Sanità, la Toscana verso la Grecia. Lunedì 11 a Careggi "Donne nella Crisi"

image_pdfimage_print

Joanna Lymperopoulou – volontaria CMA di Helleniko, un medico CMA di Helleniko (on Skype). Durante l’incontro saranno proiettati video sulla situazione attuale in Grecia.

La nostra è una campagna di solidarietà internazionale che intende anche contribuire alla costruzione in Italia della lotta coordinata di lavoratori, lavoratrici e utenti per il diritto alla salute.

Mentre l’opinione pubblica italiana è distratta passa sotto silenzio una misura del governo particolarmente grave, cioè la riduzione della spesa sanitaria dal 7,1% al 6% entro il 2017. E per giunta senza che corruzione e sprechi vengano toccati. La sanità pubblica ha già subito numerosi tagli, con le conseguenze che conosciamo: licenziamenti di lavoratrici e lavoratori, chiusura di reparti o di interi ospedali, allungamento delle liste d’attesa, abbassamento della qualità delle cure, aumento dei ticket. Esiste inoltre un rapporto diretto tra le condizioni di lavoro del personale sanitario e la qualità del servizio. L’esternalizzazione dei servizi, i ritmi di lavoro da catena di montaggio, la soppressione di ferie e riposi necessariamente riducono l’attenzione professionale e umana dovuta all’ammalato/a.

La Toscana ha adottato provvedimenti persino peggiorativi rispetto a quelli nazionali. Le normative in corso di attuazione (delibera 1235 del 2012 e PSR) prevedono:
– Riduzione ulteriore di circa 2000 posti letto, fino ad arrivare ai 3,15 posti letto ogni mille abitanti, una delle medie più basse a livello nazionale.
– Tagli e accorpamenti nei piccoli ospedali e nei servizi sul territorio che costringono i pazienti a complessi spostamenti.
– Ulteriori tagli al personale sanitario (-1,4 del personale in servizio nel 2004)
– Tagli dei servizi in appalto, compresi quelli di pulizia e sanificazione, con conseguente perdita di posti di lavoro e rischio igienico-sanitario per l’utenza.

Ci stiamo avvicinando alla condizione della Grecia, paese dove gran parte della popolazione ha perso il diritto all’assistenza sanitaria, mentre salari, stipendi e pensioni hanno subito drastiche riduzioni e il tasso di disoccupazione è elevatissimo. Una situazione che colpisce particolarmente le donne che possono accedere al parto o all’aborto assistiti solo a costi proibitivi.

In Grecia come in Italia il mutuo soccorso accompagna e non sostituisce la lotta per un sistema sanitario pubblico efficace, per l’aumento degli investimenti e perché gli eventuali risparmi siano tutti ricavati dalla lotta agli sprechi e alla corruzione. Questo sarà possibile se il pubblico non sarà più il regno delle caste politiche e degli interessi privati. Solo la partecipazione di utenti, lavoratrici e lavoratori alle decisioni e il loro controllo sul modo in cui i soldi vengono spesi potrà davvero cambiare le cose. E’ indispensabile una diversa politica economica che faccia pagare la crisi a chi l’ha prodotta: banche, multinazionali, burocrazie di partito e di Stato.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *