San Salvi: il comune apre al cemento dei privati. Addio parco, benvenuta ‘normalità’

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“E’ inaccettabile che una parte del parco debba essere sacrificata con la vendita ai privati degli immobili presenti al fine di sponsorizzare dubbie operazioni di ricollocazione dei servizi pubblici. Il Parco di San Salvi deve rimanere un bene accessibile a tutti”. E’ questa l’accusa inequivocabile del comitato ‘San Salvi chi può’ rivolta alla giunta di Palazzo Vecchio dopo l’approvazione del nuovo Piano esecutivo per l’area a sud di Firenze. Per loro, cittadini auto-organizzati contro le speculazioni a danno del territorio, ma anche per l’opposizione di sinistra costituita da Unaltracittà/Unaltromondo e Rifondazione Comunista, la delusione è tanta. E’ insieme continueranno a vigilare sul futuro di San Salvi. L’assessore all’urbanistica Gianni Biagi racconta invece un’altra storia, ovvero di un Piano addirittura migliorato sulla base delle osservazioni presentate dai cittadini. Per Biagi “verrà costruito un pezzo di città normale con aree verdi, residenze, scuole, servizi pubblici destinati a migliorare la vita quotidiana dei cittadini”. D’accordo con lui è anche il direttore dell’Azienda Sanitaria di Firenze, proprietaria di gran parte del parco. Una parte pregiata del verde urbano fiorentino ridotta a un “pezzo di città normale”. San Salvi è una città nella città: la città dei matti inaugurata nel 1891, frutto dell’interazione tra architettura e psichiatria. Un grande villaggio con i padiglioni per ospitare i pazienti, strutture che ancora oggi raccontano vissuti di dolore e sofferenza in un’area senza dubbio bellissima, circondata da un parco enorme, secondo per ampiezza soltanto alle Cascine. Un patrimonio unico di notevole pregio architettonico e storico. Ed è forse proprio per questo che San Salvi non dovrebbe essere toccato.

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