20 settembre 2018

San Salvi. Il caso della Asl e degli acquisti che non "quadrano"

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L'edificio al centro dello scandalo

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Non ci meraviglia che le indagini sull’operato della Quadra si siano concluse con un dove sono stati messi insieme tanti pezzi che non “quadravano”, molti cittadini e comitati si sono scontrati con la frenetica e molto discutibile attività di questa società che faceva il bello e il cattivo tempo sulle demolizioni di capannoni e vecchie fabbriche, su cui ricostruiva in poco tempo complessi residenziali  enormi senza curarsi delle altezze, delle distanze dagli edifici preesistenti, dell’ eventuale  presenza di spazi verdi e di tutte quelle regole che un comune cittadino è obbligato a rispettare anche se  vuole  solamente modificare una  porta.

Ogni spazio su cui la Quadra ha costruito, sulla base di quanto riportato dalla stampa locale,  assomma irregolarità diffuse per di più non notate da chi doveva controllare, fino a che la Procura non ha iniziato a indagare e a procedere alle necessarie acquisizioni.

Nessuno, sapendo queste cose, per niente segrete, si azzarderebbe  a comprare un immobile coinvolto in queste vicende. Per questo ci meraviglia molto l’acquisto da parte della ASL di un edificio, ancora in costruzione, al n. 27 di Via del Ponte di Mezzo, in una corte interna in cui sono stati tirati su due fabbricati dall’abbattimento di precedenti capannoni. I progetti iniziali sono stati sequestrati dalla magistratura; nonostante ciò, sono stati ripresentati dalla proprietà e accolti senza battere ciglio da chi avrebbe dovuto per lo meno attendere le conclusioni dell’inchiesta giudiziaria.

Ce n’è abbastanza per tenersi alla larga da questo ginepraio, ma l’ASL stranamente  non lo fa e acquista l’edificio per circa 4 milioni di euro, secondo noi un milione in più rispetto al prezzo di mercato, con grande soddisfazione del venditore. La struttura  dovrebbe accogliere alcuni pazienti ex psichiatrici trasferiti da San Salvi, ma il luogo appare inidoneo anche al più elementare senso comune: un cortile interno sovraccarico di costruzioni, circondato da alti palazzi, dall’accesso così stretto che i Vigili del fuoco non potrebbero entrare con i loro mezzi in caso di pericolo. Senza parlare dell’Autocarrozzeria ancora in piena attività.

Come ha fatto l’ASL a definire congruo il prezzo e soprattutto il luogo tenendo conto delle severe e cogenti prescrizioni previste per una residenza sanitaria? Non c’era nessun’altra possibilità? Oppure, quando si spendono i soldi pubblici non si fanno quelle opportune valutazioni che contraddistinguono una gestione oculata e realmente attenta al bene pubblico? Soprattutto poi se i bilanci sono già in rosso e per ripianarli non si pensa ad altra soluzione che a quella ancor più rovinosa di vendere gli immobili di proprietà come quelli del Parco di San Salvi.

Infine, l’amministrazione comunale, il sindaco Renzi pensa proprio di assecondare gli incauti progetti dell’ASL?

Ricordiamo che è proprio al comune che spetta il controllo della regolarità delle pratiche edilizie e la definizione, nel rispetto degli interessi della collettività, delle destinazioni d’uso degli immobili.

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