11 dicembre 2018

San Salvi, addio parco pubblico? Per vendere tutto manca solo l'ok del Comune

image_pdfimage_print
un'opera di Vittorio Carlesi, del Gruppo Tinaia

Non è durata molto la soddisfazione di cittadini e comitati per il riconoscimento di Parco urbano a San Salvi, così come inserito nel Piano strutturale a dicembre scorso. Con il cambio di stagione, la ASL ha deciso di rinnovare il guardaroba e vendere tutto il complesso. Obiettivo, trovare i soldi mancanti per poter ricostruire l’ospedale di Torregalli. Gli uffici e servizi della ASL saranno trasferiti altrove (dove, non è chiaro) e così dovranno traslocare anche 40 ex degenti dell’ospedale psichiatrico che oggi vivono nelle RSA. La stessa espulsione colpirà il Centro di attività espressive “La Tinaia” che dal 1975 lavora per la riabilitazione e socializzazione dei pazienti psichiatrici, ed è in pericolo anche il Centro comunale per anziani “Airone”.

Per vendere, l’Asl ha richiesto al Comune il cambio di destinazione d’uso degli edifici, oggi vincolati all’attività sanitaria. Nel 40% delle strutture  andranno uffici (molto probabilmente del Comune) e nel restante 60%… eccoli!, tanti appartamenti. Volumi zero, assicura la ASL, che promette solo ristrutturazioni e recuperi dell’esistente, in gran parte vincolato dalla Soprintendenza.

Le reazioni non si sono fatte attendere. Claudio Ascoli si fa portavoce della neonata “Associazione per la memoria viva di San Salvi”, e su La Nazione commenta così la decisione della ASL:

«Non si possono sradicare così persone che qui vivono da decenni, tirandole fuori come se nulla fosse…», aggiunge. Ma non c’è solo questo. Non può bastare, per cercare di acquietare chi si accalora a difendere questo luogo della memoria, garantire una casetta per farci un museo e conservarci la biblioteca: piccoli simboli della San Salvi che fu. «Stiamo buttando al vento un’occasione incredibile». (…) «Qui si è costituita una comunità — prosegue — un movimento, siamo a quasi 500 adesioni e di idee, proposte. Di fronte a tutto ciò, anziché aprirsi al confronto, al dialogo, ad ascoltare e conoscere, l’Asl dice che è già deciso tutto: bisogna vendere e basta. E la partecipazione dal basso, e il saper ascoltare queste 500 persone che hanno aderito all’associazione? L’Asl non può arroccarsi così nel suo fortino. Se decidi senza conoscere c’è il rischio di combinare dei guai. Noi chiediamo di essere ascoltati».

Gli fa eco il Comitato SanSalvichipuò, che, insieme a Medicina Democratica, rincara la dose e accusa apertamente il Comune:

«… dopo che il Comune avrà cambiato la destinazione da servizi a residenza, San Salvi sarà venduto a privati che realizzeranno residenze di lusso in una delle zone con le maggiori potenzialità di rigenerazione urbanistico – ambientale di Firenze.
Quello che oggi è un Parco Pubblico, corre il rischio di diventare i “Parioli” di Firenze, a servizio di una ricca minoranza che potrà godere di un ambiente di grande pregio, sottratto definitivamente all’utilizzo di tutti i cittadini.
(…) con tale atto il Comune sceglierebbe, tra l’altro, di rinunciare all’occasione unica di strutturare un grande polmone di aree verdi e pubbliche che dalla ferrovia di Campo di Marte giunge al Parco del Mensola. (…) Ciò ridicolizza e nello stesso tempo svela l’inaffidabilità delle promesse elettorali tanto sbandierate dall’attuale sindaco Renzi di una nuova stagione politica per la città, più centrata sull’ascolto e sulle esigenze dei cittadini».

E concludono:

«I ricavi previsti dall’ASL (120 milioni di euro) per la vendita di quello che di fatto è un bene comune, che in quanto pubblico è stato costruito con le risorse di tutti, sarebbero a totale carico della cittadinanza sotto forma di una riduzione nel quartiere della dotazione di servizi socio-sanitari, e dell’ulteriore impoverimento dell’offerta di verde urbano e di spazi di aggregazione e ricreazione di cui si avverte in città una drammatica carenza».

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *