San Jobs da Cupertino, una contro-celebrazione

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Luca Buonaguidi da Caruso Pascoski

“It’s Showtime”!
La morte di Steve Jobs e le conseguenti celebrazioni hanno invaso qualsiasi tipo di piattaforma reale e virtuale. Non starò certo ad accodarmi, schiodare il cadavere del giorno dalla croce prima che venga scambiato per un santo, mi sembra atto più intelligente, oggi, nel conformismo da tripudio luttuoso che s’ode.

Non so spiegare la sensazione di nausea profonda avvertita nel vedere le foto dei fiori davanti ai megastore Apple, il richiamo orripilante al discorso di Stanford, da Messia ferito, buono per 30 anni fa e non per oggi, dove tutti, se solo volessimo, possiamo contemplare con nera chiarezza l’effetto che il sogno americano ha avuto sul mondo. D’altronde, se questo mito dell’individualismo e del progresso a tutti i costi incarnato alla perfezione da Jobs fosse stato corretto e soddisfacente per tutti, non si capirebbe cosa mendichiamo a fare, da anni, una nuova strada per il futuro individuale e collettivo, con una percezione di abisso immediatamente prossimo.

E’ in particolare la mia generazione ad aver celebrato Jobs come un Messia, con ogni critica che viene immediatamente tacciata di profanazione, eresia, indegna di ascolto seppur corroborata da fatti. Frequentemente gli eroi sono in comodato d’uso per conto di terzi, atto più che mai fruttuoso se la folla è disposta ad accaldarsi per qualcuno solo avendone ascoltato un video e avendo, ma questo solo una ristrettissima parte di scrupolosi, letto la biografia su Wikipedia, perchè questo è quello che il 90% delle persone che lo celebrano oggi sa effettivamente di lui.
Nessun giornale, nessun media ufficiale ha osato interrompere il clima da proclamazione papale che si respira, vuoi per le enormi partecipazioni che vantano le sue aziende, vuoi per una miopia drammaticamente naturale.

una delle operaie di FoxConn che ha tentato il suicidio

Ad esempio, in pochi sanno che San Jobs ha permesso che la Fox Conn, una associata che fornisce componenti alla Apple, vietasse il suicidio attraverso una precisa clausola per i dipendenti, pena la reversibilità alle famiglie. Che strana clausola! Ebbene, decine di operai cinesi si sono suicidati in seguito a condizioni lavorative esasperanti, per una paga irrisoria ed a 12 ore di lavoro al giorno, pena la fame. Credo che la parola filantropia possa esssere esclusa dal dibattito a seguire, dunque, dall’alto d’una liquidità di 80 miliardi di dollari, superiore a quella di cui dispongono gli U.S.A., e destinata al mero profitto attraverso prodotti sì innovativi, ma smerciati con i tempi del marketing e non della scienza, e divenuti per i suoi consumatori appendici esistenziali da oggetti d’uso ch’erano nati.
Ammetto che scrivere tutto questo da un computer, è drammatico e dimostra la tesi dell’errore primario e fondante della nostra civiltà, l’essere costantemente in fallo, anche nella critica al sistema stesso. Una premessa da cui non possiamo che sviluppare argomenti fallaci e tragici, seppur con una propria logica interna. Come ha scritto felicemente Massimo Fini, “noi non abbiamo bisogno di ingurgitare, come cavie all’ingrasso, degradati da uomini a consumatori, ancora nuovi prodotti, nuove tecno, iPad, iPhone. Abbiamo bisogno, al contrario, di smagrire e di molto”.

S.J. è stato senza dubbio un grande cervello ed un ancora più fine marketer. Oggi, per fabbricare un idolo servono pochi ingredienti: il feticista della merce non discrimina i sapori, ingurgita e ingurgita, per poi celebrare il proprio avvelenamento come la più genuina delle pietanze. Per fortuna non sono poche le voci contrarie all’immolazione del cadavere, come quella del collettivo di scrittura Wu Ming che in contrapposizione all’idolo individuale ed individualista di Jobs ha contrapposto un suo potenziale antogonista con l’ideazione della figura virtuale e collettiva di Steve Workers (Stefano Lavoratori), aperta a tutti ed ideata da una controriflessione comune a rappresentanza dei lavoratori in difficoltà, pressochè tutti, oggi, in particolare quelli della Fox Conn in Cina, con l’intento di creare informazione e sfatare miti progressisti. Progressisti perchè Steve Jobs è senza dubbio alcuno un idolo di sinistra e di destra, demagogico e populista quanto basta per conquistare tutti, ma proprio tutti ed aumentare il volume di profitti di anno in anno.

Se c’è un luogo in cui l’acclamazione pro Jobs è davvero curiosa è proprio l’Italia, il paese dell’Olivetti che fu, dell’Olivetti di Adriano Olivetti. La Apple oggi è quel che è più che per merito di Steve Jobs, per colpa di chi azzerò l’Olivetti stessa, così come il petrolio oggi è nelle mani di chi azzerò l’Eni di Mattei, e Mattei stesso. L’Olivetti che oltre che profitti e tecnologia, produsse un sogno industriale che è stato anche un progetto sociale, una utopia che non poteva vivere nel mondo dello Zio Sam e del capitalismo più sfrenato. L’Olivetti di cui la mia generazione non sa niente e di cui non sente la necessità di sapere.

Quello stesso progresso portato dalla tecnologia e dai tecnocrati alla Jobs, ha dunque mancato la sua missione fondamentale, cioè di rendere l’informazione non solo democratica e accessibile, ma anche invitante, se ad oggi ignoriamo la storia della piccola fabbrica di Ivrea divenuta un gigante buono nel giro di pochi anni, e non chiediamo altro che accodarci attraverso un sms o uno status su Facebook al lutto colletivo, delegando sogni e lacrime residue ad impostori di senso, così come un tempo ci si accodava in Chiesa. Di teologia in teologia, di Messia in Messia. Il nostro Dio, un tempo nelle scritture bibliche, è oggi scritto nel sistema binario. Ed ecco, infatti, la nuova processione che avanza. Il rumore delle catene sovrasta ogni altro suono, oggi.

“Amen”.
Scusate, volevo dire “Stay Hungry, Stay Foolish”.

 

Per approfondimenti:

http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=5241&utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed%3A+giap+%28giap%29

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=312

0 Comments

  1. Fabio

    La conversazione erudita è o l’affettazione dell’ignorante, o la professione di colui che è mentalmente disoccupato (O. Wilde)

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  2. Luca

    E’ quantomeno curioso che si accusi di erudizione con una citazione dotta. se vorrà esser più preciso sarà un piacere confrontarsi, è il beneficio che spetta agli ignoranti, dovrà certo riconoscerlo, è la mia fortuna: la mia mente disoccupata accoglierà ogni sua istanza, come disoccupate sono le strade dei sogni. Ed io, in tutta onestà, ho altri sogni rispetto a quello di accumulare denaro e proprietà. Quelle, di strade, sono occupatissime. Buona fortuna e grazie per le virtuose riflessioni portate a sostegno delle sue argute controargomentazioni.

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  3. Guly

    Articolo ampiamente condivisibile. Senza nulla togliere alla mente geniale del suo fondatore la apple tra tutte le “big tecnologiche” è la più monopolista, accentratrice e chiusa… altro che zio Bill!

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  4. Enrico

    Caro Luca

    se uno segue la propria testa – come non fa il tipico giornalista italiano – e traduce lo slogan di SJ pensandoci su, invece del non-senso italiano letto su tutti i giornali di “siate affamati, siate folli” viene un “non accontentatevi, seguite i vostri sogni” (http://www.mat.uniroma2.it/~nardelli/non-accontentatevi-seguite-i-vostri-sogni.html), che forse, anzi certamente per me, è molto più condivisibile.

    E’ un articolo il tuo che mi piace molto, perché invece dimostra che c’è dietro un cervello acuto ed autonomo, merce rara al giorno d’oggi. Però forse – se posso dirlo nel contesto di un sano confronto dialettico – pecca un pochino dello stesso tipo di eccesso che accusa.

    Perché la Apple è certo una multinazionale capitalista con le mani sporche di molti peccati, nonostante il bianco abbagliante dei suoi prodotti, e va per questi eccessi condannata. Ma SJ in quel discorso sostanzialmente invitava i neo-laureati ad andare avanti nella vita credendo in sé stessi, nelle proprie capacità, nel proprio cuore, ad andare avanti senza pensare di essere finiti perché la vita ti colpisce duro, ad andare avanti consapevoli che ogni giorno della propria vita può essere l’ultimo. E non penso che questi siano messaggi negativi. Certo non sono gli unici positivi che si posson dare ai ragazzi, certo non si parla di solidarietà sociale, così come non si parla di tante altre cose importanti per costruire una società migliore. Ma non era un libro, era solo un discorso, e non mi sento di dire che sia da buttar via.

    Ritengo importante che l’individuo creda in sé stesso almeno altrettanto quanto crede nella società. Gli Stati Uniti d’America sono sbilanciati sulla prima parte, il peccato secondo me delle implementazioni fallite del pensiero socialista e comunista è stato quello di essere sbilanciati sulla seconda. Il giusto equilibrio tra i due aspetti è quello che dovremmo cercare e quello che dovremmo insegnare ai giovani, insieme al cercare sempre di pensare con la propria testa, senza seguire acriticamente il messia del giorno, senza crocifiggerlo, ma cercando di capire cosa c’è di buono in lui, se c’è qualcosa.

    Ecco, qualcosa in SJ c’era, e sono i tre punti che ho riassunto sopra.

    Ciao…Enrico

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  5. LUCA

    Ciao Enrico, grazie per la tua analisi.

    Il tuo commento risale a diversi giorni dopo la morte di Jobs, a giorni in cui era già passata la sbornia da mitizzazione del caduto che io non condividevo, la “iSteria”, come l’ha chiamata Citati. Quando scrissi l’articolo erano davvero in troppi ad elogiare Jobs di qualità che io non nego, ma che mi limito a citare per dar spazio ad argomenti che avevo trovato incredibilmente trascurati. Da qui il disequilibrio necessario con cui ho sentito l’esigenza di esprimermi.

    Condivido fortemente la seguente analisi: “Ritengo importante che l’individuo creda in sé stesso almeno altrettanto quanto crede nella società. Gli Stati Uniti d’America sono sbilanciati sulla prima parte, il peccato secondo me delle implementazioni fallite del pensiero socialista e comunista è stato quello di essere sbilanciati sulla seconda”. Ce ne sarebbe molto da parlare, ma la tua sintesi è ottima ed il mio giudizio sul video di Stanford si riferisce proprio al difetto di costituzione che tu riconosci agli USA.

    Ti ringrazio per l’attestato di stima che mi rivolgi e che ricambio, se vuoi continuare il discorso, sai dove trovarmi. Sarebbe un piacere.

    Ciao! Luca

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