17 novembre 2018

Rsa, condannato il Comune

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Dopo quasi cinque mesi di attesa, il Tar ha finalmente emesso la sentenza sulla questione delle rette di degenza delle Rsa, le residenze per anziani non autosufficienti, condannando il Comune di Firenze a risarcire una donna disabile che si era trovata a pagare 14.220 euro all’anno, a fronte di un reddito di 8.756 euro. La sentenza dà ragione alla ricorrente e obbliga il Comune (ma anche tutti gli altri comuni toscani, essendo una sentenza nel merito) ad applicare la legge nazionale in cui si dice che la quota di retta a carico dell’assistito deve essere calcolata in base al suo solo reddito e non in base a quello di tutto il nucleo familiare. Apriti cielo! Il Comune di Firenze, se dovesse restituire tutti i soldi pagati indebitamente dalle famiglie degli assistiti, dovrebbe tirar fuori circa 28 milioni di euro. “Proporremo al Comune una transazione”, afferma Gianfranco Mannini, responsabile Rsa dell’Aduc, “invece che 28 milioni si potrà arrivare a 20. Se non pagano, gli interessati possono chiedere anche il pignoramento… possiamo portarci via gli arredi di Palazzo Vecchio”.
E da oggi in avanti cosa succede? Il “rimedio” per il futuro è previsto nella legge regionale per l’istituzione del Fondo per la non autosufficienza, che giace al Consiglio regionale, pronta per l’approvazione. All’art. 14, comma 2, lett. C, la legge prevede che “la quota di compartecipazione dovuta dall’assistito ultrasessantacinquenne è calcolata tenendo conto altresì della situazione reddituale e patrimoniale del coniuge e dei parenti in linea retta entro il primo grado”. Ecco fatto. Veloce e indolore (per loro). In caso di ricorso, la questione si sposterebbe quindi ad un livello istituzionale ancora più alto, ad un conflitto di competenza legislativa tra Regione e Stato, presso la Corte Costituzionale, visto che le regioni, secondo la Costituzione, in materie concorrenti come la salute, devono muoversi “entro il quadro normativo nazionale”. “Le istituzioni stanno cercando di arrampicarsi sugli specchi”, continua Mannini, “e nello stesso tempo prendono iniziative puramente demagogiche, come la legge per la non autosufficienza, che, in sostanza, prevede un’assistenza domiciliare per 6-7 ore alla settimana. Anche se si tratta di persone gravemente malate. Siamo in una situazione in cui gli unici a pagare per la salute in Italia sono le fasce più deboli della società!”

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