14 novembre 2018

Rom, la lunga strada verso casa

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Le famiglie rom presenti fino dal 2002 nell’area Masini si stanno trasferendo nel nuovo villaggio posto sulla collina su cui sorgeva il vecchio campo Poderaccio. Le famiglie avranno a disposizione in casa luce ed acqua. Messa così sembra una buona notizia e in parte lo è: passare dal fango e dalle baracche in riva d’Arno a delle case di legno ignifugo poste fuori dal rischio di allagamento è comunque un miglioramento della qualità della vita.
Questa novità però non riguarda tutte le famiglie e i singoli che stanno nell’area, chi è arrivato dopo il 2002 è rimasto fuori dalla lista delle assegnazioni e ad oggi non ha un posto dove andare.
Sentiamo la testimonianza di Tahir Macai, tra i rom ‘storici’ dell’area Masini e membro dell’associazione ‘Amalipé Romanó – Amicizia Rom’: “Ci sono nove famiglie e alcuni adulti singoli che sono rimasti senza una sistemazione, gli altri – me compreso – hanno già le chiavi delle case”. Ascoltiamo la voce di una degli esclusi, Fahrje Aziri: “Siamo circa cinquanta persone senza casa, a me hanno detto che forse mi trovano un posto a Livorno, ‘magari!’ dico io”.
E per chi non ha avuto la fortuna di entrare nella lista degli assegnatari, quali sono le prospettive? Ci risponde Tahir: “Per sei famiglie si sono interessati, ma non c’è ancora conferma, alle altre tre hanno offerto una somma di denaro, ma devono arrangiarsi da soli ‘Andate dove volete’, hanno detto. Anche io mi sono interessato per loro – continua Macai – ma ad oggi quelle persone sono fuori”.
Un gruppo di volontari insieme ai rom del Masini ha incontrato a luglio il presidente del quartiere 4, Giuseppe d’Eugenio, perché si avvicinava la data della consegna delle case ed erano noti i limiti oggettivi di capienza del villaggio: il problema degli esclusi, già da tempo sollevato in svariate sedi ma sempre rimandato, era diventato urgente. Il presidente ha promesso che avrebbe fatto un nuovo censimento delle presenze nell’area Masini, per avere un’idea chiara delle diverse situazioni ed ascoltare i bisogni direttamente dagli interessati, e che in seguito avrebbe cercato delle soluzioni d’intesa con gli uffici comunali: ad esempio i percorsi alternativi alla residenza in città già avviati per i rom dall’amministrazione comunale, così come il protocollo siglato con la Regione Toscana dei progetti di inserimento fuori provincia.
La prima fase di ascolto si è svolta come promesso. È stato fissato un appuntamento con d’Eugenio il 13 settembre al Quartiere 4 per conoscere e discutere i risultati della seconda fase. All’incontro parteciperanno le associazioni cittadine di solidarietà con i rom: dopo aver fatto il punto della situazione con il presidente decideranno se chiedere un incontro ufficiale al vicesindaco Matulli, con l’aiuto di Riccardo Torregiani, responsabile dell’immigrazione per Rifondazione. Non sembra infatti giusto che il Quartiere 4 sia lasciato solo a risolvere un problema di tale portata, si tratta di una situazione la cui responsabilità deve essere assunta da tutta la città.

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