Rom fiorentini: ghetto o villaggio?

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promesse non mantenute, incendi, lutti, denunce, mobilitazioni, ma adesso è certo: tra non molto il Poderaccio verrà sgomberato. Il nuovo villaggio che sorgerà proprio accanto allo storico campo rom fiorentino è quasi pronto. Lì, in casette di legno, verranno trasferiti gli abitanti del Poderaccio, almeno fino a che non verrà loro assegnato un alloggio pubblico.
Una soluzione che ha destato polemiche fin dall’inizio: da un lato è indiscutibile il miglioramento delle condizioni igieniche e della sicurezza, dall’altro si lamenta l’insufficienza delle nuove abitazioni e la ghettizzazione che in questo modo continueranno a subire i Rom. Ad essere divise su questa opinione sono le stesse famiglie che dovranno spostarsi, mentre per alcuni “quella del Comune è una cosa buona, perché non si poteva più vivere così”, per altri è insufficiente e anche pericolosa: “La mia vita è qui. Adesso – racconta una donna che vive al campo Masini – E sono senza un cesso, senza un tetto che non sia di lamiera o cartone, senza un luogo dove poter lavare i miei figli, senza nessuna speranza di trovare una sistemazione adeguata. Non abbiamo i soldi per pagare un affitto intero a Firenze. Chiedo un sostegno al Comune ma l’unica risposta che ricevo è che tutto si sistemerà. Che prima o poi ci metteranno nelle casette di legno accanto al Poderaccio. Ma perchè non ci va ad abitare il sindaco in una casetta di legno che se prende fuoco non c’è scampo? Perchè la soluzione che ci propongono prevede tre stanze quando le nostre famiglie sono di 12/15 persone?”
Sull’inadeguatezza di questa soluzione sono d’accordo anche alcuni soggetti politici e sociali che da sempre si occupano della questione. Manuela Giugni, consigliera di Rifondazione Comunista per il Quartiere 4 dal 1990, che nella vita fa la maestra e da anni lavora a stretto contatto con i bambini italiani e Rom nelle scuole dell’infanzia, è stata una delle prime ad opporsi alla costruzione del nuovo insediamento: “Si tratta di casette un po’ più dignitose provviste di servizi igienici che, attualmente, non sono presenti al campo. Ma non si è tenuto conto in nessun modo della cultura Rom. Sono casette prefabbricate uguali a quelle dei terremotati dell’Umbria e delle Marche, in legno ignifugo, con le pareti di carton gesso sicuramente più appropriate ad una famigliola italiana piuttosto che a quelle dei Rom con, in media, quattro o cinque bambini per famiglia. Non è stato considerato neppure che la loro vita si svolge in gran parte all’aperto. Queste casette sono un po’ come delle villette a schiera: una attaccata all’altra, con solo una piccola loggia esterna. Non si potrà, quindi, utilizzare lo spazio circostante per mettere tutte quelle cose che di solito i Rom sistemano all’aperto. Si verranno a creare due campi: quello vecchio che accoglierà gli abitanti del Masini definitivamente chiuso e quello costituito dai nuovi insediamenti; il tutto a pochi metri l’uno dall’altro. Tutti sanno benissimo che questa sarà una sistemazione provvisoria e, vista la precarietà tipica dei prefabbricati, queste casette dovranno essere risistemate più e più volte con ulteriore spreco di denaro”.
Ma nell’idea di chi il “Nuovo Poderaccio” l’ha voluto, questo spreco non c’è e le nuove case costituirebbero un bel salto di qualità nelle condizioni di vita dei rom: “Il Nuovo Poderaccio ha dato dignità dell’abitare – sostiene Eros Cruccolini, ex-presidente del Quartiere 4 e neo consigliere dei Democratici di Sinistra in Palazzo Vecchio – Non era possibile continuare a far vivere quelle persone in una baraccopoli degna del 3° o 4° mondo, assolutamente non accettabile per una città come Firenze. Il villaggio dà dignità da un lato e dall’altro responsabilizza, perchè la manutenzione ordinaria degli spazi sarà un compito di tutti. Si è voluto dare fiducia alla comunità, che in questo modo diventa come un condominio, in cui ognuno avrà la sua casa, il suo servizio igienico ecc. ma dove ognuno dovrà collaborare per il mantenimento di un ambiente dignitoso. Per quanto riguarda le molte risorse investite in questo progetto, non è uno spreco. È vero che le casette in legno sono provvisorie, ma è anche vero che una volta trovato un alloggio pubblico per le famiglie che vi risiederanno, queste saranno messe a disposizione della Protezione Civile e il luogo dove sorge il Nuovo Poderaccio diventerà un centro per camperisti, con piazzole già attrezzate.”
Rimane aperta comunque la questione della ghettizzazione del popolo rom, che con il trasferimento al Nuovo Poderaccio rimarrà comunque isolato dal resto della città, come lo è stato negli ultimi 16 anni: “Per i Rom sono stati spesi un sacco di soldi per migliorare la loro visibilità e far conoscere ai fiorentini la loro esistenza – continua Manuela Giugni – ma se poi l’Amministrazione non fa le scelte giuste, tutto questo è inutile! Sono passati diversi anni dall’esperienza del Guarlone; né l’attuale né la precedente Amministrazione di centro-sinistra è riuscita a risolvere questa situazione. Quell’esperienza ha fatto tanta paura a chi l’ha messa in piedi. È mancato il coraggio; si è avuto paura di essere accusati di trascurare la famosa sicurezza dei cittadini. Ancora non è chiaro che la soluzione non è quella di sbranare il popolo Rom sezionandolo o rinchiudendolo. Al Guarlone, per esempio, non c’è sorveglianza e le persone si autogestiscono il proprio spazio.”
L’isolamento dei Rom rimane un problema aperto e quanto mai reale, anche se a ben sperare tra qualche anno i Rom verranno trasferiti in case popolari e si integreranno finalmente nella società fiorentina. Di questo Eros Cruccolini è certo: “È il Guarlone ad essere ghettizzante, perché è definitivo. Il Nuovo Poderaccio invece è transitorio e queste famiglie poi verranno inserite in condomini. Solo allora si potrà parlare di integrazione, realtà già esistente per le 45 famiglie rom che sono state sistemate in alloggi popolari.”
Se le cose stanno così, il Nuovo Poderaccio non è poi una soluzione tanto malvagia. A meno che per vedere i Rom nelle case popolari non ci siano da aspettare altri 16 anni.

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