Rifugiati somali, un'altra aggressione a Firenze

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Non c’è pace per la comunità somala a Firenze.
A pochi giorni di distanza dall’episodio dell’Hotel Real, per il quale sono indagati due poliziotti che avrebbero minacciato e picchiato due cittadini somali, sabato notte il centro autogestito Kulanka, nel quale vivono e dormono un gruppo di richiedenti asilo, è stato teatro di un’incursione violenta culminata nel pestaggio di quattro persone, una delle quali ha dovuto essere ricoverata in ospedale.
Secondo il comunicato diffuso dal Kulanka, due uomini hanno prima aggredito un somalo che era sulla porta e poi hanno fatto irruzione all’interno, scassinando la porta, e picchiando con spranghe e martelli gli altri somali capitati a tiro. Poi sarebbe intervenuta una donna e gli aggressori sarebbero fuggiti su una grossa macchina scura. Poco dopo un SUV rubato è stato intercettato dai carabinieri in zona Isolotto. Nell’inseguimento che ne è seguito un carabiniere è stato ferito alla gamba da un colpo di pistola. Gli occupanti del veicolo erano due uomini, riusciti a fuggire, ed una donna di cittadinanza polacca, attualmente in stato di fermo. Sull’auto c’erano attrezzi da scasso e merce rubata. Sembra dunque evidente il collegamento con il precedente raid, ma il Kulanka intende precisare con chiarezza che non si tratta di un regolamento di conti.
Marco Zanchetta, di Medici per i diritti umani, ci ricorda infatti che gli occupanti del centro non sono delinquenti, ma persone fuggite da guerra civile e persecuzione, che hanno chiesto e ottenuto protezione internazionale nel nostro Paese. Persone giovani, in buone condizioni di salute, spesso con un buon livello di istruzione, che però, ci spiega, «vivono un’esistenza da fantasmi. Malgrado abbiano un regolare permesso, il Comune non concede loro la residenza a Firenze perché sono occupanti, e questo li esclude da molti diritti, ad esempio il medico di base». D’altronde, continua Marco, «i posti disponibili “ufficiali” sono circa 200, divisi tra l’Hotel Real, sede del progetto Paci, e quelli nell’ambito dello Spraar – Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, gestito da Arci e Caritas. Restano fuori altre 200 persone, in maggioranza somali, che confluiscono nelle occupazioni di via Slataper e del Kulanka».
«Come Medici per i Diritti umani – conclude, siamo molto preoccupati per questi gravissimi episodi, e desideriamo invitare la società civile a mobilitarsi in difesa della dignità degli stranieri presenti sul nostro territorio. La protezione dei rifugiati politici rappresenta un parametro importante del livello di civiltà raggiunto da ogni comunità».

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