Rifiuti, non prendeteci in giro

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C’era una volta un tempo in cui andavamo a fare la spesa col cestino: pane e carne erano avvolti in un foglio, stoviglie “usa e getta” quasi non esistevano, di bottiglie d’acqua in plastica neanche l’ombra. E il sacco della spazzatura? Si lasciava fuori dalla porta.
Banale? Forse, ma cercare di risolvere il problema dei rifiuti dalla radice, cioè semplicemente riducendo gli imballaggi e recuperando responsabilmente i materiali, non sembra impossibile. Tornare alle origini: una soluzione semplice, che ben dovrebbe comprendere chi ha scelto di ricostruire i binari del tram distrutti qualche decina di anni fa. Gli amministratori toscani, però, approfittano dell’emergenza campana per “martellare” sull’inevitabilità di costruire i termovalorizzatori: “Dobbiamo metterci tutti di fronte alle nostre responsabilità – dicono – non è possibile continuare a dire ‘no’”.
Proviamo a ribaltare la questione: in Campania, come in Toscana, i comitati denunciano la nocività per la salute anche di questi impianti “di nuova generazione”, ma avanzano altresì proposte diverse di smaltimento che sono sane, vantaggiose economicamente, il cui funzionamento è sperimentato con successo in molte parti del mondo. E alle quali gli amministratori continuano irragionevolmente a dire ‘no’, conducendoci dritti all’emergenza. La potenza dei mezzi di comunicazione poi fa il resto, rafforzando nell’opinione pubblica il convincimento che l’unica soluzione possibile sia la realizzazione dei soliti inceneritori. La Campania ha così perso tempo ed è arrivata alla situazione attuale ottenendo l’unico risultato di arricchire le tasche della malavita organizzata.
La Toscana ora sembra emulare questo modello passivo: tra due anni – dicono dalla Regione – anche le nostre discariche saranno piene e se non costruiamo nuovi inceneritori finiremo come a Napoli. Quando i comitati indicano da anni programmi di riduzione degli imballaggi, di raccolta differenziata attraverso il sistema porta a porta, di sfruttamento delle tecniche più moderne per il recupero dei materiali, di smaltimento dei residui non dannoso per la salute e per l’ambiente. E contestano le cifre della Regione: le discariche toscane – replicano – hanno ancora almeno dieci anni di autonomia. La Regione in effetti pare fare strani errori di calcolo sul volume dei rifiuti: purtroppo l’impressione è che si preferisca tergiversare e poi spendere il tempo per promuovere la costruzione degli impianti nocivi, piuttosto che investire in soluzioni sostenibili. Come la raccolta differenziata, sulla quale i dati sono ancora più chiari: in Toscana la quantità di rifiuti prodotta ogni anno cresce anziché diminuire e soprattutto non raggiungiamo l’obiettivo minimo del 35% di recupero stabilito per legge.
Un evidente segno che le politiche serie ed efficaci per incentivare la raccolta differenziata, qui come in Campania, non ci sono. E affidarsi al comune senso civico dei cittadini non basta.

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