13 dicembre 2018

Rifiuti elettronici al mittente

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di Fred Pearce

Dell, il secondo produttore mondiale di computer, ha annunciato che non spedirà più la sua spazzatura elettronica nei paesi non industrializzati. Esporterà solo apparecchiature usate ancora in buono stato e destinate a essere riutilizzate. In questo modo l’azienda vorrebbe mettere un freno al commercio incontrollato dei cosiddetti Raee (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche), che finiscono soprattutto in Africa, in India e in Cina. I Raee contengono metalli preziosi che possono essere rivenduti. Per estrarli bisogna smontarli, bruciare i vari componenti e trattarli con sostanze corrosive.

Monitorare le aziende
Lo chiamano smaltimento dei rifiuti, ma si tratta di procedure molto nocive. Alla periferia di New Delhi ho visto bambini di otto anni immergere schede e circuiti in una soluzione acida per estrarne il rame da vendere a un vicino stabilimento. Alcuni ragazzini emigrati dal Bihar, lo stato più povero dell’India, mi hanno detto che ormai si sono abituati a questi fumi tossici. All’inizio li stordivano e li facevano tossire. “Adesso, alla fine della giornata, beviamo qualcosa di forte, e tutto va a posto,” mi ha detto uno di loro con un sorriso storto. Non è facile scardinare questo sistema, ammette Dell, ma vale la pena provarci. Oggi tutte le apparecchiature Dell dismesse possono essere restituite alla casa madre senza spese aggiuntive. Tutti i distributori Dell devono ritirare l’hardware usato e rispettare le nuove norme dell’azienda.

Barbara Kyle, dell’Electronics takeback coalition (un’associazione statunitense che sollecita le imprese a ritirare e riciclare i loro prodotti elettronici usati) afferma che si tratta di un’iniziativa importante. Secondo Greenpeace, negli Stati Uniti almeno l’80 per cento dei Raee finisce in paesi stranieri dove i sistemi usati per il loro smaltimento sono dannosi e rudimentali. Anche in Europa, dove le norme sono più severe e restrittive, le cose non vanno molto diversamente. Computer aid international è un’organizzazione che rigenera apparecchi elettronici per donarli a scuole ed enti dei paesi meno industrializzati. Nel settembre del 2008 Computer aid ha criticato l’agenzia britannica per l’ambiente perché non ha condotto nessuna indagine dopo la scoperta che una partita di Raee provenienti dalla Gran Bretagna era stata smantellata dai bambini in Africa occidentale. “I fabbricanti dovrebbero essere obbligati a controllare come avviene lo stoccaggio e il riciclaggio dei loro prodotti”, afferma Tony Roberts, di Computer aid international.

Responsabilità sociale limitata
Molte società ritirano gratuitamente i loro prodotti usati. Ma non basta. Una campagna pubblicitaria di Lexmark, grande produttore di stampanti, sottolinea le sue scelte ambientaliste e incoraggia gli utenti a stampare meno. Ma poi che fine fanno i suoi rifiuti? Negli Stati Uniti per smaltire e riciclare in modo sostenibile una vecchia stampante Lexmark bisogna pagare le spese di trasporto per rispedirla agli uffici della casa produttrice, in Tennessee. Nel rapporto di Greenpeace del novembre 2008 sui produttori di elettronica, Dell non ha ottenuto un buon giudizio perché, tra le altre cose, non si è impegnata a eliminare alcuni elementi tossici dai suoi prodotti entro la fine del 2009. Ora, però, la campagna per il riciclaggio corretto dei rifiuti elettronici potrebbe farle guadagnare qualche punto.

Hewlett Packard, un altro colosso del settore informatico, afferma di essere da cinquant’anni “un campione nella riduzione dell’impatto ambientale dei sistemi produttivi”, ma Greenpeace sostiene che il suo programma di ritiro degli apparecchi usati è inadeguato. Anche Acer e Lenovo sono state criticate per lo stesso motivo. A quanto pare, infatti, la loro responsabilità sociale non prevede lo smaltimento dei rifiuti elettronici.

[Fonte Internazionale]

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