15 dicembre 2018

Rifacimento di San Lorenzo, l'incompetenza più smaccata al potere

image_pdfimage_print
La facciata di San Lorenzo

di Maurizio De Zordo*

E’ una storia inverosimile quella della ricostruzione posticcia della facciata di San Lorenzo. Nè il sindaco Renzi nè il consigliere Giani hanno infatti la disponibilità di un bene storico architettonico come la chiesa di San Lorenzo.

Detto questo, i vertici dell’amministrazione comunale fiorentina sono rimasti a Viollet-le-duc e il suo “restauro stilistico”, ma era l’inizio dell’800. Già a fine secolo Camillo Boito parla di “restauro filologico”, in cui si opera cioè senza alterare l’aspetto complessivo del monumento. Da lì in poi la disciplina del restauro – anche architettonico – ha continuato in quella direzione, con le diverse “carte del restauro”.

Nel 1972 viene approvata dall’allora Ministero per la Pubblica Istruzione la “Carta italiana del restauro”, che, per esempio, dice all’articolo 6: “In relazione ai fini ai quali devono corrispondere le operazioni di salvaguardia e restauro, sono proibiti indistintamente, per tutte le opere d’arte di cui agli articoli 1,2 e 3 (nota: ci sono anche i “complessi di edifici di interesse monumentale, storico o ambientale”): – completamenti in stile o analogici, anche in forme semplificate e pur se vi siano documenti grafici o plastici che possano indicare quale fosse o dovesse apparire l’aspetto dell’opera finita.”

Sempre nella “Carta”, nella specifica parte di Istruzioni per la condotta dei restauri architettonici si legge: “Si ricorda inoltre la necessità di considerare tutte le operazioni di restauro sotto il sostanziale profilo conservativo, rispettando gli elementi aggiunti ed evitando comunque interventi innovativi o di ripristino”.

Insomma qui, pur di fare marketing, siamo o alla battuta a effetto o all’incompetenza più smaccata, paragonabile a quella di chi ha fatto applicare una mano e un pisello finti (senza neanche distinzione visiva dei materiali) al complesso scultoreo del I secolo di Venere e Marte esposto a Palazzo Chigi, facendo sobbalzare tutta la comunità scientifica.

Abbiamo sentito dire in Consiglio comunale che per avere un banco in San Lorenzo si deve avere una preparazione culturale, per trasmettere valori tradizionali di storia fiorentina oltre che il prezzo della felpa (!). E per amministrare la “città più bella del mondo”?

*Architetto, urbanista di perUnaltracittà

0 Comments

  1. sandro damiani

    Figuriamoci cosa sarebbe di Firenze se al potere vi andassero i partiti dei bottegai ovvero le forze di quel cialtrone che a Genova faceva appendere limoni finti a lecci e querce?!

    Reply
  2. Marco Giunti

    E infatti ci vorrebbe un’alternativa di sinistra… Non dobbiamo mica pensare che l’alternativa a Renzi sta a destra, sarebbe terribile!!!

    Reply

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *