Riciclaggio e mafia, il jackpot "nascosto" dietro alle slot machines. Il 29 ne parliamo al Q5

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Nelle scorse settimane la Direzione investigativa antimafia ha battuto a tappeto molti bar piemontesi in odore di copertura di capitali mafiosi, alla ricerca delle slot machine scollegate dalla rete telematica gestita dalla Sogei. È solo l’ennesima battuta di “caccia” degli investigatori alla ricerca del nuovo filone d’oro delle mafie: scommesse e gioco illecito online. Una battuta in cui caccia anche la Guardia di finanza: lo scorso anno ha riscontrato 6.095 violazioni, sequestrato 3.746 videogiochi, chiuso 1.918 punti di raccolta scommesse e sequestrato oltre 2 milioni.


No all’invasione delle slot machines. Assemblea pubblica alle Piagge sulle sale da gioco. Il 29 aprile al Q5


Gocce nell’oceano, ma lo Stato si attrezza per reggere l’urto. A disposizione dello Scico, il Servizio centrale d’investigazione sulla criminalità organizzata della Gdf e delle articolazioni territoriali dei Monopoli di Stato, è stata ora messa a disposizione una banca dati che consente il monitoraggio online di anomalie gestionali dei giochi, sintomatiche di un possibile utilizzo di sistemi fraudolenti di occultamento dell’effettiva raccolta degli apparecchi.

A renderlo noto è stato lo stesso Scico nel corso dell’audizione del 24 febbraio presso la Commissione parlamentare antimafia che sta indagando a fondo sul riciclaggio delle mafie nel settore.

«Il sistema è fuori controllo – spiega il senatore Luigi Li Gotti, coordinatore del comitato antiriciclaggio – visto che le macchinette in funzione illegalmente sarebbero almeno 200mila. Senza contare i cosiddetti magazzini virtuali». Ogni apparecchio dotato di nulla osta per la messa in esercizio e non ancora collegato alla rete telematica dovrebbe essere obbligatoriamente collocato in magazzino. La Sogei ha scoperto che un concessionario in provincia di Catania avrebbe immagazzinato in un esercizio pubblico circa 27mila apparecchi. Tutti insieme e nello stesso giorno.

Più si punta e più renderende. Cifre pazzesche, sempre più alte. Li Gotti prova a quantificarle. «Il mercato parallelo del gioco illegale – dichiara – vale almeno 30 miliardi e anche la Guardia di finanza informalmente parla di questa cifra».

Il business per le mafie è dunque pari alla metà delle entrate da scommesse e giochi legali. Nel 2010 il settore legale – che dà lavoro a 5mila aziende e 120mila addetti – ha raccolto infatti 61,4 miliardi, il 13% in più dell’anno precedente. Una cifra che equivale al 4% del Pil italiano o, se si preferisce, che è pari alla somma del debito finanziario dei Comuni a fine 2010. Il 52% delle entrate proviene dagli apparecchi. Il resto è frazionato tra lotterie, lotto, vari giochi di abilità, bingo e ippica.

Gli importi delle giocate legali vengono in parte restituiti ai clienti sotto forma di vincite, mentre il resto viene ritirato periodicamente dal gestore. Le somme ritirate devono in parte essere riversate al concessionario che, oltre al suo agio, incassa anche gli importi a titolo di prelievo erariale, che poi è tenuto a riversare all’amministrazione dei Monopoli. Il residuo, al netto della remunerazione per l’esercente, costituisce il profitto del gestore.

Fonte Sole 24 Ore

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