11 dicembre 2018

Renzi, la sua giunta e le parole a vuoto sulla Lampedusa fiorentina

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di Ornella De Zordo e Adriana Alberici, perUnaltracittà

“Riempiamo di lacrime le nostre coscienze. Ma diciamo la verità, poi è comodo far finta di niente. […] La vera sfida non è solo piangere oggi per Lampedusa, la vera sfida è non dimenticarsene domani. E allora siamo seri. […] Lampedusa è solo casualmente la costa dove si infrange una lunghissimo viaggio. Lampedusa è anche Firenze…”, sono le parole di Matteo Renzi vergate sulla eNEWS 370 del 3 ottobre scorso. Il sindaco finalmente sembra rendersi conto che anche nella nostra città c’è una questione migranti aperta, ma al contrario della promessa espressa in apertura la sua amministrazione continua a far finta di niente, o ad assumere iniziative insufficienti, che lasciano nell’ombra e nella disperazione decine e decine di profughi e richiedenti asilo.

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Perché è evidente che la Lampedusa fiorentina abita in via Slataper, dove a decine, provenienti da quello stesso Corno d’Africa in guerra che ha commosso il Paese, vivono in condizioni umilianti e degradate nell’indifferenza dei più e soprattutto della politica cittadina. Ma prima ancora si trovava in viale Guidoni, al Fosso Macinante, in viale Matteotti, all’ex Meyer (questi? altri?), e oltre che ignorati sono stati scacciati con la forza, gli stabili vuoti sono stati murati, i sanitari spaccati per non farli usare da nessuno. I profughi sbarcati sulle coste fiorentine sono stati ributtati nel mare dell’indifferenza e della totale mancanza di diritti [leggi l’articolo del video linkato sopra dello sgombero alla Fortezza], spesso direttamente dalle iniziative di forza di quella amministrazione che oggi piange lacrime di coccodrillo.

Ora che tutta l’Italia ha compreso il tragico destino dei rifugiati politici provenienti da Eritrea, Etiopia, ma anche dalla Somalia e dalla Siria, se il sindaco Renzi non vuole vedere archiviare le sue parole come pura demagogia, è chiaro che anche per lui e per i suoi assessori è giunto il momento della responsabilità. Il governo cittadino si attivi quindi immediatamente – insieme a tutti gli enti preposti e in collaborazione con il Movimento di lotta per la casa, unico soggetto al momento a dar loro assistenzaquotidiana – per restituire umanità e dignità per queste persone in difficoltà estrema.

Si tratta dei bambini e delle bambine, delle donne e degli uomini, delle persone anziane che ormai da troppi anni chiedono che i loro diritti di rifugiati politici vengano concessi e rispettati. Il diritto alla casa, all’assistenza, al lavoro, alla salute all’istruzione, diritti minimi per la sopravvivenza di ogni persona che vanno garantiti. Inutile ricordare che anche Firenze a pagato un assurdo tributo con il suicidio di Mohamud Guled, profugo somalo, depresso per la situazione in cui era costretto a vivere, che il 13 Giugno scorso si è buttato da una finestra dello stabile occupato di via Slataper. Un episodio che ha rivela l’insostenibilità delle condizioni di vita di chi, dopo aver lasciato la propria terra, in fuga dalla guerra e dalla fame, si ritrova in situazioni analoghe a quelle da cui era fuggito, sfruttato sul lavoro e senza la certezza di trovare una dimora.

Cosa intende fare allora l’amministrazione comunale? Come intende il sindaco Renzi dare coerenza e concretezza alle sue parole? Servono impegni precisi, progetti, risorse e confronto serio con chi si prende carico da anni del problema. Non bastano certo le belle parole, quelle le riservi al teatrino della politica: qui si parla di cose serie come i diritti umani.

Infine invitiamo tutti e tutte a partecipare all’iniziativa contro il reato di clandestinità e per la libera circolazione delle persone organizzata per domani, giovedì 10 ottobre da Prendiamo la parola/Firenze. L’appuntamento è per le 17 davanti alla Prefettura di Firenze.

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