Regolamento urbanistico. A Firenze ignora l'interesse collettivo

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di Ornella De Zordo per Repubblica Firenze

Abbiamo letto con interesse proprio su questo giornale anticipazioni sulle modalità con cui l’Amministrazione comunale intende avviare l’iter sul Regolamento Urbanistico, l’atto a cui di fatto vengono demandate quasi tutte le scelte di trasformazione della città. E quel che abbiamo letto ci lascia esterrefatti. L’assessorato ha intenzione di chiedere ai privati che possiedono superfici di 2.000 o più mq di fare proposte per la trasformazione dell’immobile.

L’assessore si risente delle critiche che sono arrivate nel corso della Assemblea della ‘Rete dei comitati per la difesa del territorio’ e puntualizza che in realtà tutto verrà deciso all’interno dei “principi del Piano Strutturale”. E’ proprio questo il problema. Che il Piano strutturale fiorentino rinuncia a dare indicazioni per la localizzazione delle funzioni da insediare, non tratta nodi essenziali come il centro storico o le colline, glissa su definizioni che sarebbero essenziali come quelle di invarianti e statuto del territorio, come abbiamo avuto modo di sottolineare nel corso del dibattito in Consiglio comunale e in città. Rimandando per l’appunto le decisioni al Regolamento Urbanistico, che in tal modo non si inserisce all’interno di un’idea di città le cui trasformazioni partano dai bisogni e fors’anche dalla vocazione di un territorio, e non dei singoli proprietari.

Quindi abbiamo un Piano Strutturale che fissa regole assai vaghe, lasciando anche troppa libertà di azione al Regolamento Urbanistico, e ora si arriva al paradosso che per le maggiori trasformazioni dei volumi privati si chiedono suggerimenti ai proprietari. Certo che l’ultima parola spetta al Comune, ma dovrebbe avere la prima, recuperando una titolarità di scelta a cui ha abdicato. E intanto per i volumi pubblici non c’è neanche uno straccio di proposta, dal vecchio tribunale alle varie caserme dismesse.

Da notare che esistono altre modalità – messe a punto dalla Regione Toscana– per “rigenerare” il tessuto urbano, che garantirebbero, almeno sulla carta, trasparenza, qualità ed efficacia. La legge 40/2011 infatti prevede che il progetto debba rientrare in una politica generale con una preventiva ricognizione sistematica da parte del Comune che redige anche una scheda specifica con obiettivi e regole entro cui deve stare la proposta. Per garantire la qualità architettonica, si prescrive che la redazione del progetto sia bandita pubblicamente e il progetto vincitore venga discusso dalla cittadinanza (“discussione pubblica”). Il progetto inoltre non può insistere su aree agricole. Quindi i proprietari degli immobili o aree possono sì far proposte, ma dopo che il Comune ha fatto una sorta di censimento, e che ha fissato almeno alcuni parametri ed obiettivi specifici. Ma Firenze, a meno di ripensamenti, sembra voler andare in alta direzione.

Infine, una notazione non secondaria all’assessore che dice che in tal modo vuole “conoscere le proposte dei cittadini”. Ma solo dei cittadini proprietari di immobili di più di 2.000 mq che ovviamente faranno proposte nel proprio (legittimo) interesse? E le proposte di quei cittadini che sono mossi dalla cura per l’interesse collettivo di un quartiere o della città intera come mai non sono così caldamente sollecitate?

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