Regione, l’assessore Baronti lascia Rifondazione colpito dall'editto fiorentino

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di Vladimiro Frulletti

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Eugenio Baronti

Che oramai vivessero da separati in casa in Regione era cosa nota. Da ieri però il divorzio è ufficiale. L’assessore regionale alla casa Eugenio Baronti rompe col suo partito: Rifondazione comunista. O meglio, come scrive in una lunga e-mail ai suoi compagni, non rinnova la tessera. Almeno per quest’anno. La decisione, che lui stesso definisce traumatica dopo 19 anni di ininterrotta iscrizione sotto la falce e il martello, è maturata in questi mesi. Dopo la scelta di Baronti di non schierarsi con la maggioranza (di Ferrero) che ha vinto il congresso. «Da lì è cominciata – scrive – un’azione sistematica di oscuramento e delegittimazione». Baronti ricorda l’ostilità di Rifondazione alla sua proposta di legge sulla casa (che infatti è rimasta bloccata) che ha preferito far proprie le posizioni anti-legge del leader dell’Unione inquilini Vincenzo Simoni (che alle comunali poi ha preso solo 74 preferenze, precisa Baronti).

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il mancato invito ai dibattiti (su oltre 90 oratori) della festa regionale di Liberazione, «la mia totale cancellazione» scrive. L’assessore parla di “editto fiorentino”, con riferimento al gruppo dirigente che ha in mano il partito in Toscana a cominciare dalla capogruppo regionale Monica Sgherri, tutti fedelissimi di Ferrero. «Evidentemente – annota amareggiato – il “gruppo dirigente” ha ritenuto che non ho più niente da dire né da dare a questo partito». Quanto al futuro Baronti assicura che continuerà a fare l’assessore per gli ultimi mesi di legislatura e a stare dentro il dibattito sia di Prc che di Sinistra e Libertà per aiutare un processo («uno, non due» precisa) di unità e rinascita della sinistra.

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Monica Sgherri

[Fonte Unità]

Ed ecco il testo integrale della lettera di Eugenio Baronti

Cari compagne/i,

Ho letto il programma della festa Regionale di Liberazione ed ho notato, con mia grande amarezza, che “l’editto fiorentino” emanato nei confronti del sottoscritto ha prodotto, ancora una volta, i suoi effetti ovvero, la mia totale cancellazione da ogni spazio di confronto e di discussione nel ricco programma della festa che prevede la bellezza di circa una novantina di oratori ospiti, una varia ed articolata presenza di soggetti, posizioni e culture politiche. Tanto spazio per tutti fuori che per me, nemmeno un buco, magari solo per salvare le apparenze! Ormai siamo arrivati al punto di negarmi persino cittadinanza di pensiero e di opinione dentro il nostro dibattito politico. Evidentemente, il ”gruppo dirigente” ha ritenuto che non ho più niente da dire ne da dare a questo partito.

Faccio notare, che nel ricco e articolato programma di dibattiti, si affrontano temi importanti come per esempio la crisi mondiale. Come è noto, molto immeritatamente e per qualche scherzo del destino, mi trovo a far parte della Task Force regionale contro la crisi presieduta dal Presidente Martini, uno strumento di coordinamento intersettoriale che, oltre a tenere costantemente sotto monitoraggio la crisi a livello regionale, dovrebbe elaborare idee e attivare interventi ed azioni per evitare il declino ed aprire prospettive di ripresa. C’è oggi, di fronte alla crisi, un preoccupante vuoto di progettualità, si tende a gestire l’esistente, si ripropongono vecchie e inefficaci ricette, ci sarebbe bisogno invece di cambiare passo, di una marcia in più, farsi portatori di un contributo di idee nuove, di soluzioni possibili per uscire dalla crisi nella direzione di una riconversione e riqualificazione del nostro modello di sviluppo. A tal proposito, proprio recentemente, ho raccolto alcune riflessioni e proposte concrete di prospettiva in merito, le ho sistemate in un documento senza pretesa alcuna, che vuol essere solo un modesto contributo da approfondire, condividere e modificare in seguito ad un confronto che intendevo, in primo luogo, nel partito e nella sinistra. In realtà, mentre dall’esterno lo si è discusso ed utilizzato, dall’interno del PRC silenzio assoluto: nemmeno uno spazio al sottoscritto per illustrarlo quale contributo in una discussione sul tema nell’ambito della festa del partito.

Sempre nella festa si discute, molto opportunamente, di un nuovo modello di consumo, di stili di vita. Forse, almeno in questo ambito, poteva essere utile un mio piccolo contributo anche in considerazione del fatto che parte in questi giorni un progetto regionale integrato di grande valenza culturale e politica sui “ costi sociali e ambientali del consumo”. Questo pone al centro dell’azione di educazione ad un consumo critico e consapevole, la promozione, la divulgazione e valorizzazione delle buone pratiche come mezzo per innescare processi culturali di cambiamento dei comportamenti individuali e sociali: in una parola dello stile di vita attuale non più sostenibile. Proprio un anno fa, a Barcellona, è stata firmata la carta europea del consumo sostenibile quale documento ispiratore e basilare della rete NEPIM, fortemente voluta e ispirata dalla Regione Toscana e dal mio assessorato in particolare. Proprio la valenza dei contributi apportati all’elaborazione di tale documento ha fatto si che, di questa rete europea in costruzione, mi sia stata assegnata la vicepresidenza. Visto che non c’è stato spazio per me sulla crisi, almeno su questo aspetto poteva essere maggiormente utilizzata la mia esperienza su questi temi: invece, niente.

Una settimana fa, su mia iniziativa, sono state approvate le misure straordinarie ed urgenti per l’emergenza abitativa, 143 milioni di euro che, assommati ai 186 milioni di euro riprogrammati negli ultimi mesi, più altri in via di riprogrammazione, fanno una cifra gigantesca senza precedenti storici, che si traduce concretamente in circa 3000 nuove abitazioni e migliaia di cantieri per
fare manutenzione straordinaria, riqualificare e recuperare la bellezza di 10.294 alloggi popolari migliorando in questo modo la qualità della vita di migliaia di famiglie toscane.

Ingenuamente, da inguaribile ottimista quale sono, mi sono detto: questo intervento imponente dal punto di vista economico e sociale verrà sicuramente valorizzato nella nostra festa, visto e considerato che a tale azione erano state dedicate appena due righe di comunicato stampa in cui, ovviamente, nemmeno venivo citato. Niente nemmeno su questo. Mi sono illuso ancora una volta.

Oggi, in questi giorni di ferie, cerco di ricostruire il quadro della situazione mettendo insieme, uno dopo l’altro, tutte le vicende e gli accadimenti che si sono susseguiti in questi ultimi mesi a cominciare dal giorno in cui sono politicamente “caduto in disgrazia” per aver liberamente esercitato il mio sacrosanto diritto di prendere posizione rispetto al nostro dibattito congressuale. Si, cari compagni, tutto è cominciato da quel giorno e, da allora, è iniziata un’azione sistematica di oscuramento e di delegittimazione plateale, mortificante politicamente e umiliante a livello personale. Potrei continuare a descrivervi il lungo elenco di fatti spiacevoli e poco edificanti in cui mi è stato tolto semplicemente il diritto di parola. Concludo ricordando il caso forse più odioso e clamoroso: come altrimenti commentare la mia esclusione, tra i tanti oratori previsti, ad una iniziativa politica di qualche mese fa a Firenze sulla casa, nonostante che la mia proposta di legge fosse l’oggetto della discussione e del contendere?! Una esclusione che sottintendeva ad una scelta politica, mai condivisa nel partito, di presa di distanze dalla proposta di legge, considerata inemendabile scegliendo, con quel plateale strappo, di cavalcare e assecondare piccoli interessi egoistici di piccole minoranze corporative rumorose in difesa di piccole rendite di posizione.

Si è scelto di affidare, addirittura, l’immagine politico elettorale del partito al Presidente nazionale dell’Unione Inquilini Vincenzo Simoni, colui che più di ogni altro si è contraddistinto in questi ultimi mesi in una polemica feroce e strumentale contro la proposta di Legge. I risultati sono sotto gli occhi di tutti e purtroppo non c’è traccia di autocritica; il comune capoluogo della Regione, quello a più alta concentrazione di case popolari e a più alta tensione abitativa, non ha per niente apprezzato questa scelta e ha preferito votare altro o non ha votato affatto. La miseria di settantaquattro preferenze nel comune capoluogo di Regione, a colui che doveva interpretare i giusti bisogni e le esigenze del popolo dell’ERP , stanno lì a dimostrare di quanto sbagliata è stata la nostra analisi, la nostra impostazione politica culturale e la nostra azione in merito.

Giunti a questo punto la mia riserva di pazienza “politica” si è esaurita: non ne rimane più nemmeno un po’ per trovare uno straccio di giustificazione per questa ultima plateale esclusione.
Io non sono uscito dal partito perché non avevo voglia di consumare l’ennesima scissione della mia storia di militanza politica a sinistra, e perché penso che non si può costruire unità continuando a scindersi. L’estrema articolazione e la pluralità delle posizioni politiche che si confrontano e si scontrano dentro Rifondazione mi ha fatto credere, e anzi continuo a pensarlo, che ci possa tranquillamente essere spazio e cittadinanza politica dentro il PRC anche per le mie posizioni.

Il prossimo autunno sarà forse decisivo per le sorti della sinistra, ci dirà se riusciremo a trovare il bandolo dell’intricata matassa e se sarà possibile avviare un processo unitario di rinascita e di ricostruzione, dico uno e non due, semplicemente perché, se le cose dovessero rimanere queste, con due percorsi separati e distinti in campo, è mia convinzione che nessuno dei due riuscirebbe ad assumere quel ruolo, quell’autorevolezza e quella forza necessaria per ricostruire e rifondare un soggetto politico che non si accontenti di fare testimonianza ma voglia tornare ad essere forza determinante che modifica i reali rapporti di forza, ricrea le condizioni sociali, culturali e politiche per trasformare questo vecchio iniquo sistema oggi profondamente in crisi.

Come militante comunista e di sinistra, cercherò di spendere le mie energie e il mio tempo in questa direzione, come amministratore, mi rimangono quattro mesi scarsi per cercare di concretizzare le azioni che ho intrapreso in questi 2 anni: attivare e rendere operativi gli strumenti previsti dalla nuova Legge sulla ricerca e innovazione; far partire il progetto regionale ed europeo “i costi sociali e ambientali dei consumi”; tenere sotto pressione tutti i soggetti interessati per far partire i migliaia di cantieri per spendere in tempi ragionevolmente brevi quella enormità di risorse per cercare di uscire dalla forte e allarmante emergenza abitativa; far decollare l’ambizioso progetto “abitare mediterraneo” per una nuova cultura del produrre, costruire e abitare in Toscana e, infine, obiettivo prioritario per tutte le persone di buon senso, far approvare dal consiglio prima del suo scioglimento la nuova Legge regionale sulla casa nell’interesse di tutti coloro che subiscono gli effetti negativi di un sistema inefficace ed inefficiente e che sono da anni in attesa di veder realizzato il loro sogno- diritto ad una casa dignitosa. Non lascerò in questo momento perché sarebbe ridicolo e soprattutto irresponsabile, vorrebbe dire buttare via quanto ho cercato di costruire con impegno e tenacia in questi due anni, io non fuggo di fronte alle mie responsabilità e lo faccio non solo per i tanti compagni che hanno apprezzato il mio lavoro ma, anche e soprattutto, per le conseguenze che lasciare oggi avrebbe per tutte quelle migliaia di cittadini che attendono risultati concreti e il rispetto degli impegni presi. Si tranquillizzino quei compagni pronti a gridare all’incoerenza: il sottoscritto in 35 anni di militanza non ha mai vissuto di politica, ho sempre vissuto del mio lavoro.

Non mi preoccupa neanche un pò l’idea di tornare tranquillamente a farlo tra pochi mesi! Continuerò a stare dentro il dibattito politico di rifondazione, con i miei compagni che sono usciti e con quelli che sono rimasti dentro insoddisfatti di questa linea e cultura politica, voglio intromettermi e stare dentro il dibattito di sinistra e Libertà per fare in modo che non prevalga la spinta irragionevole di chi pretende di fare un partito nuovo bruciando le tappe e riducendolo ad un assemblaggio di ceti politici reduci da innumerevoli sconfitte. Cercherò di ascoltare e stare dentro quel grande popolo disilluso, arrabbiato e risentito, disperso in mille rivoli sui territori, ad un passo dal disimpegno e dall’abbandono di ogni residua passione per la politica, che ha perso fiducia e non si riconosce in nessuno ma che, ancora, sarebbe disponibile a tornare ad essere protagonista.

Ad oggi non ho ancora rinnovato la tessera di iscrizione al partito per la prima volta dopo 19 anni, perché mi sono preso una pausa di riflessione e, dopo quello che ho dovuto subire per questo, non penso proprio di farlo da qui alla fine dell’anno. L’anno che verrà sarà un anno nuovo, politicamente un altro secolo, si vedrà. Ho cercato con questa lettera di far conoscere le mie ragioni, spero di essere riuscito a trasmettervi la mia profonda amarezza politica e delusione per una cultura politica dura a morire che viene da lontano e ha già prodotto innumerevoli disastri e che, ancora oggi, riesce a farci del male e ad ostacolare un processo di reale rinnovamento della nostra cultura e del nostro agire quotidiano.

Eugenio Baronti

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