11 dicembre 2018

Regionali, "La Toscana avanti tutta" di Enrico Rossi va veramente avanti?

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di Paolo Baldeschi

É il titolo del programma della coalizione democratica. Di un programma elettorale, più che i cosiddetti ‘punti concreti’, è interessante capire i sentimenti che intende accendere, il senso comune che vuole evocare e quindi il consenso che si propone di ottenere. D’altra parte, ormai pochi prendono sul serio gli ‘impegni precisi’, sia perché, al contrario, sono spesso espressi in termini generici, sia perché vi sono sempre delle buone ragioni – la crisi, il governo, le emergenze – per disattenderli. Chi potrebbe ritenere – tanto per fare un esempio – un impegno concreto (come tale viene, infatti, presentato a p. 4 del documento) “Difendere il principio del ‘lavoro buono’ e della ‘buona impresa’che ha successo ed è orientata allo sviluppo economico locale, al rispetto dei diritti dei lavoratori e delle comunità di riferimento, in collaborazione con le parti sociali e gli enti locali”. Mi limito perciò a commentare il senso generale del documento, la cultura che vuole esprimere, le speranze che vuole suscitare, in riferimento al solo secondo punto del programma, quello dedicato ad ‘ambiente e territorio’. D’altronde, il territorio, oltre ad essere il tema centrale di eddyburg, è la grande ricchezza della Toscana, il suo ‘cavallo di battaglia’, l’eredità preziosa che deve essere spesa cautamente in termini di sostenibilità e di sviluppo.

Nei punti del programma leggiamo: “Accelerare i tempi per il completamento del ciclo integrato dei rifiuti”. “Valutare anche la sperimentazione di tecniche innovative come gli impianti a freddo e la bio-digestione anaerobica”. “Favorire nelle zone montane una corretta gestione del patrimonio boschivo”. “Sviluppare una pianificazione integrata energia-ambiente-sviluppo economico”. “Migliorare la gestione di parchi ed aree protette”. Ma, meglio ancora, la filosofia del programma è spiegata dalla premessa che recita “L’ambiente e il governo del territorio deve continuare ad ispirarsi ad una logica di utilizzo e preservazione. Sostenibilità energetico-ambientale e sviluppo economico sono infatti due obiettivi resi reciprocamente compatibili dalla crisi attuale. I toscani hanno necessità di tutelare il loro territorio come fattore di sviluppo turistico e agroalimentare, ma al tempo stesso hanno bisogno di produrre lavoro e ricchezza.”

Sono punti condivisibili, per carità. Ma, tutto qui? Il territorio è solamente fattore di sviluppo turistico e agroalimentare (che evidentemente non producono ricchezza per l’estensore del programma). E la necessità di tutelare il territorio dipende soltanto dal turismo e dall’industria agro-alimentare? La filosofia del programma è ribadita anche nell’ultimo punto: “Siccome poi l’agricoltura nella nostra regione non è finalizzata solo alla produzione ma svolge un ruolo plasmante del cosiddetto paesaggio toscano (sic), occorre fornire sostegno al settore …, perseguendo una strategia di sviluppo economico dell’intero settore in grado di favorire l’emergere di un’industria agroalimentare caratterizzata dalla multifunzionalità … , dalla tutela delle biodiversità, dalle agrienergie, dall’innovazione organizzativa di filiera, ma anche da una migliore governance operativa …”.

Di nuovo, a prescindere dalla perla del ‘cosiddetto paesaggio toscano’, lo sviluppo economico, sembra essere l’unica preoccupazione dell’estensore del programma che non comprende come sia l’articolazione del territorio la diversificazione dei paesaggi (non riducibili al ‘cosiddetto paesaggio toscano’), la conservazione di alcuni loro caratteri tradizionali, non l’industria agro-alimentare a tutelare la biodiversità.

Riassumendo: nel documento programmatico il territorio e il paesaggio, la grande ricchezza che abbiamo avuto in eredità, sono interamente assorbiti nell’idea di risorse da sfruttare. La loro tutela viene sentita in opposizione allo sviluppo. L’ambiente è coniugato come inceneritori e produzione di energia. Il documento è arretrato prima di tutto da un punto di vista culturale, non scalda il cuore di chi ama la Toscana. Enrico Rossi è stato un ottimo assessore alla sanità e come futuro presidente della Regione Toscana confidiamo che sia molto migliore, più intelligente, più innovativo, più moderno, di queste linee di programma; che abbia ben capito che la tutela del paesaggio è fonte di ricchezza non solo per ‘lo sviluppo turistico’ (magari inteso come proliferare di villaggi e residence), ma per la produzione di ricerca, conoscenza, servizi, tecnologia e – perché no? – per le stesse attività manifatturiere. A volte ‘avanti tutta’ significa in realtà andare indietro, mentre guardare indietro, avere attenzione alla storia, alle radici, alla profondità e non solo alla superficie del territorio, significa andare avanti.

Fonte Rete Toscana per la difesa del territorio

0 Comments

  1. Maurizio Sarcoli

    In vista delle elezioni regionali del 28-29 marzo, vista l’accettazione
    dei CIE nel programma del centro-sinistra – coalizione che va
    dall’Italia dei Valori alla Federazione della Sinistra – alcuni
    cittadini toscani hanno preparato un documento per dichiarare
    pubblicamente la loro contrarieta’ e le conseguenze che decidono di
    trarne. Di seguito il testo, in calce l’e-mail per aderire.

    NO AI CIE IN TOSCANA, SENZA SE E SENZA MA

    I “Centri di Permanenza Temporanea”, oggi “Centri di Identificazione ed
    Espulsione”, sono una aberrazione giuridica: strutture in cui cittadini
    extracomunitari vengono detenuti non per aver commesso dei crimini, ma
    per la semplice mancanza del permesso di soggiorno.

    Vi è una vasta e ormai decennale documentazione su cosa sono e come
    funzionano i Centri di detenzione per immigrati irregolari, fatta di
    testimonianze, filmati, reportage giornalistici, documenti di giuristi e
    parlamentari, relazioni di Amnesty International, Medici Senza Frontiere
    e persino di organi istituzionali: alloggi inadeguati, condizioni
    igieniche carenti, mancata tutela del diritto d’asilo di chi fugge da
    guerre e dittature; mortificazioni della dignità della persona, pestaggi
    e abusi. Con i nuovi provvedimenti del Governo il periodo di detenzione
    massima è stato inoltre prolungato fino a 18 mesi. In tutto ciò, i
    CPT/CIE si sono dimostrati persino costosi e inefficaci per gli stessi
    scopi per i quali sono stati ideati.

    Con le assurde leggi italiane sull’immigrazione è praticamente
    impossibile entrare legalmente in Italia: altrettanto lo è ottenere il
    permesso di soggiorno, e anche mantenerlo è assai difficile. Quasi tutti
    gli stessi immigrati regolari, spesso citati in contrapposizione ai
    “clandestini”, hanno passato periodi più o meno lunghi di
    “clandestinità”, e rischiano di tornarvi – e possono finire in un CIE –
    se perdono il lavoro o se si impigliano nelle maglie della burocrazia;
    anche se magari vivono, lavorano e hanno famiglia in Italia da anni.

    La storia della nostra regione è una storia di accoglienza, di
    migrazioni, di culture che si incontrano. La compatta opposizione dei
    cittadini e della società civile ha finora mantenuto la Toscana immune
    dalla vergogna di un CPT/CIE sul proprio territorio.

    Oggi Enrico Rossi, candidato del centro-sinistra alla presidenza della
    Regione, si dichiara possibilista sull’apertura di un CIE; purché “ad
    alcune condizioni”, magari “gestito dal volontariato”…

    Una eventuale “umanizzazione” dei CIE, peraltro tutta da vedere, non
    risolve il problema della loro disumanità di fondo: luoghi in cui si
    viene privati della libertà per una semplice irregolarità
    amministrativa, con i quali viene sancito una sorta di apartheid legale,
    una giurisdizione separata per chi ha la sola colpa di essere nato in un
    altro paese. Ci lascia inoltre sgomenti che l’idea di Rossi sia stata
    accettata e sottoscritta, in nome dell’accordo elettorale, anche da
    quelle forze politiche che fino a ieri dicevano con noi “no ai lager per
    immigrati”, “no ai CPT senza se e senza ma”. Sembra quasi che anche a
    sinistra si pensi di poter approfittare del clima di razzismo diffuso; o
    che, in fondo, gli immigrati non votano e non interessano a nessuno, anzi…

    Il 28 e 29 marzo siamo chiamati alle urne per le elezioni regionali; ma,
    prima ancora, siamo chiamati a fare i conti con la nostra coscienza. Con
    l’accordo sui CIE il centro-sinistra toscano ha varcato un limite, e noi
    non siamo disposti a tollerarlo. Pertanto noi, cittadini che hanno a
    cuore la democrazia, i diritti civili, la solidarietà, non voteremo per
    Enrico Rossi né per i partiti che lo sostengono.

    Barbara Zattoni, chef, Firenze – Francesco Tognarini, ingegnere,
    Piombino (LI) – Francesco Stea, medico, Pisa – Sara Parravani, libera
    professionista, Pisa – Gabriele Pardo, formatore, Pisa – Pierluigi
    Ontanetti, precario, Firenze – Tania Masi, insegnante, Pisa – Giuseppe
    Marcocci, ricercatore precario Scuola Normale Superiore, Pisa – Federico
    Mameli, precario CNR, Pisa – Agnese Macchia, studentessa, San Giuliano
    Terme (PI) – Gianmaria Lenelli, operatore sociale, Massa – Simone
    Fusaro, medico, Livorno – Gabriele Fruzzetti, insegnante, Massa – Sandro
    Francesconi, tecnico universitario, Pisa – Marcello Di Pietro, web
    designer e sistemista junior, Pisa – Daniele D’Alleo, operatore sociale,
    Pisa – Alessandro Corsini, impiegato, Firenze – Marco Cornolti,
    studente, Cascina (PI) – Carlotta Cini, insegnante, Lucca – Giuliano
    Ciapetti, fabbro artigiano, Firenze – Marco Chiletti, contadino, Calci
    (PI) – Emma Buzzigoli, tecnico di laboratorio CoCoPro, Pisa – Andrea
    Botti, disoccupato, San Miniato (PI) – Matteo Berni, studente, Pisa –
    Fiammetta Benati, psicologa, Firenze – Adriano Ascoli, precario, Calci
    (PI) – Noemi Alessi, precaria, Portoferraio (LI)

    Per aderire inviare una e-mail a nocietoscana@gmail.com con nome,
    professione e comune toscano di residenza.

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