Referendum. Ha vinto il futuro, ma adesso serve coerenza da parte del centro-sinistra

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Ornella De Zordo e gli attivisti di perUnaltracittà
di Ornella De Zordo*

I numeri li conosciamo. Sono quelli usciti sui giornali e che vengono ripetuti alle radio e ai tg, che rimbalzano sulle pagine di facebook, che corrono su twitter. Sì, abbiamo superato quel benedetto quorum: sognato, inseguito, voluto ma niente affatto scontato. E’ una vittoria costruita giorno per giorno dall’impegno instancabile di migliaia e migliaia di attivisti/e che per anni hanno organizzato su questi temi incontri, ideato manifestazioni pubbliche, distribuito volantini, creato gruppi su fb, e che ora hanno fatto reale informazione su quattro quesiti dalla formulazione astrusa traducendoli in concetti semplici e efficaci: volete che l’acqua sia pubblica? Che non ci si possa speculare sopra con un profitto garantito del 7 per cento? Volete che il nostro futuro sia riscaldato, illuminato e mosso da un’ energia pulita, rinnovabile e non pericolosa per la salute come il nucleare? Pensate sia giusto che tutti devono essere uguali di fronte alla legge?

Grande alla fatica, l’intelligenza e la generosità di persone che sono andate avanti con coerenza nelle piazze e sulla rete lasciandosi indietro televisioni e partiti, saltati poi sul carro quando hanno annusato aria di vittoria. Grande la posta in gioco; lo hanno capito bene le persone comuni, quelle che magari non militano da nessuna parte ma sono molto più avanti dell’immagine che di questo paese rimanda la sua classe politica o i media tradizionali. Non si trattava solo di evitare bollette più salate o non volere una centrale nel famoso cortile di casa; qui i concetti chiamati in causa sono stati quelli dei beni comuni, di cui sempre più si riconosce il valore etico, sociale e ambientale. E’ la cultura del liberismo, dell’individualismo, del consumismo, a uscire sconfitta da questi referendum, una cultura radicata come sappiamo anche in un centro-sinistra che proprio in Toscana ha voluto quel modello di gestione dei servizi a cui la maggioranza degli italiani oggi ha detto no.

E che ci prendeva per visionari quando già nel 2002 il movimento parlava della ripubblicizzazione dell’acqua; ora molti di quelli sembrano (ma si farà presto a verificare) convertiti a principi di una nuova economia; ne prendiamo atto e ci aspettiamo dunque dei cambiamenti. Altri, ciecamente rivolti all’indietro, hanno continuato a sostenere la bontà della gestione privatistica dei servizi, dichiarando di votare no al secondo quesito sull’acqua e predisponendosi persino a privatizzare aziende del trasposto locale. Si dovranno rendere conto che il futuro è altro e che, alla faccia di ogni giovanilismo, sono irrimediabilmente vecchi e superati. E che, sì, questo – anche se si sono tanto affannati a negarlo – è stato anche un voto contro il berlusconismo.

Da qui ora dobbiamo ripartire, più fiduciosi e attenti a non disperdere il grande prezioso lavoro fatto insieme a tanti compagni e compagne di strada!

* Consigliera comunale a Firenze di Perunaltracittà

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