Referendum, di male in peggio

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Il prossimo 21 giugno saranno aperti i seggi per lo svolgimento del
scorpori, collegi e resti è difficile capirci qualcosa,
a meno di essere esperti della materia. Oltre alla confusione, però,
cresce tra gli elettori la sensazione di non essere più liberi di scegliere
quale lista e quale candidato votare. La legge attualmente in vigore,
definita dal suo stesso autore, Calderoli, “una porcata”, ha tolto la possibilità
di esprimere preferenze e introdotto un ‘premio di maggioranza’
per la coalizione che prende più voti. Ha stabilito inoltre delle soglie di
sbarramento che rendono molto difficile l’accesso al Parlamento a partiti
minori che non facciano parte di una coalizione.
Il referendum, però, non chiede di cancellare tutta la legge Calderoli,
ma solo alcuni articoli, nell’intenzione di stimolare il Parlamento ad una
riforma complessiva e condivisa. I quesiti proposti sono 3: i primi due,
uno per la Camera e uno per il Senato, puntano ad abolire le coalizioni
e a dare il premio di maggioranza alla singola lista che prende più voti.
Il terzo vieta che uno stesso candidato possa presentarsi in più collegi,
sfruttando la propria notorietà per raccogliere voti per la lista.
Quali sarebbero gli effetti della vittoria del Sì? Partiamo dal terzo quesito:
Berlusconi, o Franceschini, non potrebbero presentarsi capolista in
tutta Italia, per poi far entrare in Parlamento candidati scelti da loro ma
non eletti dal popolo. E questo sarebbe un risultato positivo.
Meno positivo invece, anzi, decisamente poco democratico, è l’effetto
che produrrebbero gli altri due.
Il premio di maggioranza alla lista che prende più voti, anche un solo
voto più di un’altra lista, darebbe la maggioranza assoluta dei seggi, e
quindi assoluta libertà di manovra, ad un unico partito. Questo da un
lato porterebbe a schieramenti sempre più simili tra loro, a caccia di
ogni voto possibile. Dall’altro renderebbe del tutto decorativi, schiacciati
dai partiti maggiori, quei pochi piccoli che riuscissero ad entrare in
Parlamento. Se si somma questo al divieto di fare coalizioni, si ottiene
che gli elettori sarebbero “costretti” a votare uno dei due partiti maggiori,
o a non essere rappresentati affatto in Parlamento.
Insomma, dalla padella nella brace: dal bipolarismo al bipartitismo senza
correggere affatto i difetti più gravi della “porcata”, come l’abolizione
delle preferenze.
Di questo rischio si sono accorti anche alcuni tra i più convinti sostenitori
del referendum, come ad esempio Di Pietro “Un sì al referendum
senza una corretta revisione della legge elettorale consegnerebbe le chiavi
del sistema Paese ad un partito unico di matrice fascista”. In effetti
molti tra i promotori avevano pensato al referendum come ad uno stimolo
per il Parlamento, in pratica sperando in una riforma prima che si
arrivasse al voto. Così non è stato, né pare probabile che possa accadere
dopo un’eventuale vittoria del Sì, che sarebbe conveniente sia per il Partito
della Libertà che per il Partito Democratico.
Ecco perché l’Altracittà, che crede nei principi costituzionali del pluralismo,
dell’eguaglianza del voto, della rappresentatività del Parlamento, invita i suoi lettori a non andare a votare o, in seconda battuta, votare No.

0 Comments

  1. S.B

    1. Scheda per la Votazione= Abrogazone della possibilita di collegamento tra liste e di attribuzione del premio di maggioranza ad una coalizione di lista.
    Camera dei Deputati
    Si o No.
    Da spiegare a un Giovane 18 anni prima votazione.

    2. Scheda per la Votazione= Abrogazone della possibilita di collegamento tra liste e di attribuzione del premio di maggioranza ad una coalizione di lista.
    Elizione del senato.
    3. Scheda per la Votazione= Abrogazone della possibilita per uno stesso candato di presentare la propria candidatura in piu di una circoscririone.
    Grazie Mille del´aiuto.
    SB.

    Reply
  2. Andrea Ziffer

    Condivido l’analisi, non il suggerimento finale, che non è con essa coerente.
    Il suggerimento corretto è ritirare silatnto la scheda del terzo referendum, e votare sì.

    Reply
    1. red

      diciamo che questo è un suggerimento possibile. Dalla ns analisi emerge che, secondo noi, il rischio più grosso è che si raggiunga il quorum e che il referendum passi, per cui il piccolo vantaggio che si otterebbe con il Sì al terzo quesito resta appunto molto piccolo…. sul commento precedente, se il giovane di 18 anni vuole un consiglio, il nostro è di non andare a votare, a meno che non intenda cedere tutto il potere a 2 soli partiti sempre più simili…

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