14 novembre 2018

Razzismo, a Livorno (e non solo) tutti contro i rom

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Sono in carcere da più di 2 mesi Victor Lacatus e Menji Clopotar, i padri dei quattro bambini morti nel rogo di Livorno del 10 agosto scorso. Le madri sono agli arresti domiciliari. I genitori sono accusati di ‘abbandono di minore seguito da morte’, perché avrebbero lasciato i figli piccoli da soli, nella baracca sotto il cavalcavia dove vivevano da tempo, e dove c’erano fornelli o candele incustodite da cui sarebbero partite le fiamme. Da parte loro i rom hanno sempre sostenuto di aver subito un’aggressione razzista di più individui che avrebbero appiccato il fuoco. Qualunque sia la verità, resta il fatto che 2 persone, colpite da una tragedia enorme, avvenuta non per loro volontà, sono chiuse in carcere senza aver avuto un processo. Uno dei due ha già tentato il suicidio. A denunciare questo trattamento si sono mossi alcuni gruppi e associazioni fra cui Everyone, che invita anche a scrivere messaggi di solidarietà ai due genitori, all’indirizzo che riportiamo in fondo. Ma queste mobilitazioni, in realtà piuttosto piccole, sono restate finora senza esito. Intanto si moltiplicano in tutta Italia gli episodi razzisti ai danni dei rom, e stampa e tv non perdono occasione per amplificare fatti di cronaca che creano un clima di allarmismo e paura dello straniero. L’estate scorsa una zingara finì in prima pagina perché aveva tentato di rapire un bambino “nascondendolo sotto la gonna”: tutto falso. A Parma il sindaco di centrosinistra non vuole i rom, e suoi concittadini sfilano con magliette con scritto “Odio gli zingari”. Qualche giorno fa il Corriere della Sera ha ospitato un delirante articolo di Ronchey, traboccante ignoranza e pregiudizi, che in sostanza afferma l’impossibilità di integrare i rom e la necessità di tenerli fuori. Ma fuori da cosa? Forse dal diritto ad esistere?

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