Racconti da un viaggio immobile: tre domande a Saverio Tommasi

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di Maurizio Sarcoli

Sono usciti in questi giorni su youTube due video che documentano la sette giorni “Un gommone sul mare. A piazzale Michelangelo”. Nei video ascoltiamo le voci dei promotori  e dei partecipanti della manifestazione, in cui l’attore Saverio Tommasi ha digiunato vivendo in un gommone montato sopra un’Ape, sotto il sole del Piazzale Michelangelo a Firenze, come simbolo di quell’umanità che, in cerca di vita e speranza, attraversa il mar Mediterraneo, trasformato in un cimitero senza lapidi.
Si è trattato di un digiuno non-stop dal 22 al 29 luglio: una prova di coraggio condivisa con don Alessandro Santoro, che non ha toccato cibo per l’intera manifestazione, ma anche con più di trenta associazioni che si sono date il cambio nel digiuno e organizzando incontri, dibattiti e proiezioni. Tenendo viva l’attenzione, favorendo il dialogo. L’intera manifestazione è stata possibile grazie all’impegno di molte donne e uomini, a partire dai promotori “ufficiali” tra i quali oltre Tommasi e Santoro c’erano tra gli altri Mercedes Frias e Ornella de Zordo, don Andrea Bigalli e Lisa Clark.

Foto di Floriana Pagano
Foto di Floriana Pagano

Ci sembra importante non abbassare la guardia su questo argomento e per questo a distanza di un mese facciamo qualche domanda a Saverio.

Come ti senti? Hai avuto conseguenze fisiche dal digiuno e dall’immobilità forzata? Col senno di poi lo rifaresti?

Non è stato pesante, l’ho retta bene perché c’erano delle motivazioni forti che mi hanno aiutato, e inoltre non sono mai stato solo: avere accanto persone con cui instaurare un dialogo mi ha evitato di concentrarmi sul bisogno di cibo. Lo rifarei perché il digiuno era un “gancio” per iniziare a instaurare un dialogo tra vari soggetti della città su certi argomenti importanti. La manifestazione ha infatti coinvolto e unito soggetti sociali di varia appartenenza e sensibilità diversa. Tra i partecipanti agli incontri pomeridiani c’era l’Arci come il Movimento di lotta per la casa, la Comunità di base delle Piagge come il Centro di documentazione Carlo Giuliani… per riflettere su certi temi è necessario stare insieme

La manifestazione finale è stata un successo e gli incontri svolti durante la settimana e animati da gruppi sociali e politici di base fiorentini hanno avuto una buona partecipazione. Forse però il periodo estivo e il luogo turistico di passaggio hanno limitato la visibilità e l’impatto sul territorio dell’evento: qual è il tuo parere su questo punto e come si potrebbe migliorare il coinvolgimento della città in queste azioni?

Il luogo mi è parso azzeccato perché dà modo di confrontarsi con il pubblico fiorentino dello ‘struscio’ e con i turisti:  non si vive solo a Firenze. Il Piazzale è una piazza turistica simbolo, ma anche il luogo dove si erge una copia del David di Michelangelo, simbolo di ribellione civile: un personaggio piccolo che forma la grande storia.
La risposta della varia umanità  con cui sono entrato in contatto è stata diversificata: C’è quello che passa, urla e offende o quello con cui si parla. Alcuni scrollano la testa e se ne vanno, ma altri sono venuti a salutare da fuori provincia. Ad esempio un signore che ha una fattoria vicino ad Arezzo è venuto di persona ad offrire una cena a manifestazione finita. Per il periodo, è vero che spesso a luglio la città è silente e addormentata, ma il 22 luglio dello scorso anno la Comunità di base delle Piagge aveva promosso la Marcia della Convivenza e luglio è il mese dei maggiori sbarchi di migranti. Quest’anno in realtà gli sbarchi sono stati pochi, perché il governo ha respinto in maniera illegittima persone che provenivano da contesti di fame e di guerra, attirando sull’Italia la condanna degli organismi internazionali. Ma il consenso elettorale per questo governo vale una violazione del diritto internazionale.

Adesso stai continuando il tuo impegno come attore di teatro civile, anche i tuoi prossimi spettacoli sono legati al tema dei viaggi della speranza e dei respingimenti?

Non solo: a Grosseto ho portato “Storie clandestine”, in seguito a Como reciterò “Cambio lavoro”, uno spettacolo su vari mestieri: dal ciabattino alla prostituta, dall’operaio turnista allo spacciatore. Per quest’ultimo ho utilizzato una modalità che prediligo  per costruire i testi: andare in un territorio e intervistare persone, in questo caso sono stato a Prato, a chiedere racconti ai diretti protagonisti con domande che tendono a farli parlare. Le voci che ho raccolto fanno emergere una società che ha voglia di contare un po’ di più e tendere a stare meglio individualmente e collettivamente.

I video realizzati sulla manifestazione sono i seguenti:
Un viaggio immobile – di Domenico Scarpino (http://www.youtube.com/watch?v=RbNPdSIu7BQ) e Una mano contro il sole – di Marco Bazzichi
( http://www.youtube.com/watch?v=Z8fxQP2nGxw).

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