19 settembre 2018

Rabbia a Viareggio. Ancora nessun colpevole

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I parenti sul luogo del disastro. Macchinisti contro l’ad di Ferrovie

di Giampiero Calapà

Non si placa in città l’indignazione e la rabbia dei viareggini per l’eco delle ennesime infelici parole dell’ad di Ferrovie Mauro Moretti, dopo che in audizione al Senato bollò come “spiacevolissimo incidente” la tragedia che ha ucciso 32 persone il 29 giugno 2009. “Una strage che poteva, doveva essere evitata”, ripetono i familiari delle vittime davanti alle transenne di via Ponchielli, la strada – ancora chiusa – dove quella notte d’estate scoppiò l’inferno. Lo sguardo degli zii di Ilaria e Michela Mazzoni si rivolge il meno possibile a quelle case bruciate. Avevano 36 e 33 anni, Ilaria e Michela, una lavorava alla reception del London Hotel, l’altra faceva la babysitter. Un anno prima della tragedia avevano perso la madre,   per un male incurabile. Adesso a lottare per loro, per chiedere giustizia in nome delle due ragazze, ci sono gli zii: “Ci auguriamo che Moretti non parli più, se tutte le volte che dice qualcosa sulla strage deve fare un’uscita del genere è meglio il silenzio”, dice Maria Carla Mazzoni.

“Vogliamo giustizia, basta parole e discussioni: cominciamo a non poterne più di essere all’oscuro di tutto, possibile che dopo otto mesi non ci sia ancora un indagato?”, aggiunge Luciana Beretti. A lei il 29 giugno ha portato via un figlio, Federico Battistini, 32 anni, la nuora Elena Iacopini e i consuoceri Emanuela Milazzo e Mauro Iacopini. Un’intera famiglia che non c’è più. Federico era autista di un’azienda di trasporto pubblico e la moglie lavorava in un cantiere navale, occupandosi del settore arredamento. Alessandra Biancalana, invece, ha perso il compagno Antonio   Farnocchia, 51 anni, in quella notte maledetta: “Come sempre, poco prima di mezzanotte uscì di casa per andare al lavoro, faceva il fornaio. Lo salutavamo dal balcone io e mia figlia, poi…”, le fiamme hanno avvolto la passerella che Antonio stava attraversando per passare dall’altra parte della ferrovia. Oggi quella passerella non c’è più, simbolo di una ferita che difficilmente sarà rimarginata. E’ rimasto a lungo nella lista dei dispersi Antonio, si è scavato per tre giorni sotto le macerie con la speranza di trovarlo vivo.

C’è anche Cinzia Romei in via Ponchielli; lei è la figlia di Angela Monelli, 69 anni, morta d’infarto quella notte. Il suo cuore ha smesso di battere dieci minuti dopo il boato dell’esplosione. “Stava benissimo, almeno così mi ha detto il suo medico che rimase decisamente stupito. Si trovava in casa, abitava in una strada qui a dieci metri da via Ponchielli. Non   ha sopportato lo choc, se ne è andata così, non ci potevo credere ma è successo”, racconta Cinzia. Alcuni parenti delle vittime stringono fra le mani un vecchio documento, una petizione mandata alle Ferrovie: “Gli abitanti di via Ponchielli, considerato il transito di numerosi convogli, stante la breve distanza tra abitazioni e strada ferrata, chiede l’adozione di barriere architettoniche anti-rumore per risolvere questo problema”. I fogli sono datati 17 ottobre 2001, “non potevamo immaginare che il rumore era il minore dei problemi, ma d’altra parte se non si sprecarono per interessarsi a quel piccolo problema come possiamo pensare che si siano preoccupati per il passaggio di una quarantina di bombe al giorno, che a 80-90 chilometri all’ora continuano a passare anche oggi”, commenta amaro Antonio Bertozzi, zio di Ilaria e Michela. Una buona notizia arriva   dalla commissione Trasporti della Camera, che ha trovato l’accordo su 10 milioni di euro da destinare ai familiari delle vittime. Nelle prossime ore sarà pronto il testo definitivo della proposta di legge, ha annunciato Raffaella Mariani, deputata del Pd.

Intanto l’ad Mauro Moretti indigna anche i macchinisti. Durante un’altra audizione parlamentare sulla strage di Viareggio, il numero uno di Fs si spinse a questa considerazione riguardo gli incidenti su rotaia: “…sembrerebbero   potersi ricondurre anche a possibili liti di coppia tra i macchinisti”. Non era la prima volta, perché Moretti non è nuovo ad attacchi alla categoria, “come quando ci bollò corporativi dalla pancia piena”, scrivono sulla loro rivista In Marcia. E in una lettera aperta allo stesso Moretti e al ministro Matteoli il sindacato Orsa accusa la carenza di sicurezza sui treni, perché l’attività dei macchinisti “è stata oltremodo appesantita senza nessun riguardo per le condizioni di lavoro”.

Fonte Il Fatto

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