21 settembre 2018

Questo Parlamento non ci rappresenta

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Il 7 novembre scorso, nell’angoscia di questa stagione di guerra, la Rete Lilliput di Firenze si è mobilitata per chiedere ai parlamentari eletti in città di votare contro l’impiego di forze militari italiane nella guerra contro l’Afghanistan. L’Osservatorio politico di monitoraggio dei lavori parlamentari ha così ripreso l’attività cominciata in occasione delle elezioni del 13 maggio, quando l’iniziativa “Occhio al Candidato” chiese ai candidati fiorentini di sottoscrivere 20 impegni in tema di cooperazione internazionale, ambiente, pace, immigrazione, solidarietà. Fra questi figurava anche quello di “avviare la costituzione di un corpo civile di pace (“Caschi Bianchi”) da utilizzare per azioni di peace-building e di interposizione, per trasformare le “ingerenze umanitarie” in reali interventi di pace e ricondurli tutti sotto l’egida delle Nazioni Unite”.
Ai parlamentari che si impegnarono allora con noi abbiamo rivolto un appello ad assumere una posizione coerente e a votare NO alla partecipazione dell’Italia alla guerra. Purtroppo il risultato della votazione alle Camere è noto e fra i deputati da noi contattati solo 3 su 10 hanno espresso voto contrario: alla Camera Bellini (DS) e Mantovani (PRC), al Senato Boco (Verdi). Hanno invece votato SI tutti gli altri esponenti dell’Ulivo eletti a Firenze: alla Camera Bolognesi, Chiti, Spini, Ventura (DS), Pistelli (PPI), al Senato Franco e Passigli (DS). Non possiamo nascondere la nostra delusione per questo risultato, per le motivazioni che lo hanno accompagnato e che alcuni deputati ci hanno spiegato nelle loro risposte (vedi http://nodi.retelilliput.org/firenze/interno/oss-pol.htm, accanto ne riportiamo alcuni passi).
Sono molte le affermazioni dei parlamentari che non ci convincono ma vorremmo replicare in particolare a due argomentazioni usate a nostro avviso in modo pericolosamente fuorviante. Innanzitutto la presunta legittimità di questa guerra sul piano del diritto internazionale: stimati esperti in materia (fra gli altri il prof. Antonio Cassese del Tribunale Penale Internazionale per i Crimini contro l’Umanità dell’Aja, il prof. Zolo e il prof. Allegretti) hanno smentito l’interpretazione che vede quest’azione militare come autorizzata dall’ONU in quanto rientrante nell’ambito del diritto all’autodifesa (effettivamente richiamato nella premessa alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza del 12 settembre, ma MAI indicato come misura di cui gli Stati membri possono avvalersi in questo caso). Infatti, secondo la carta delle nazioni Unite (art.51) l’autodifesa si configura come tale solo se è una risposta immediata ad un attacco in corso o imminente, ed evidentemente tale non è la guerra contro l’Afghanistan cominciata dopo quasi un mese dall’attentato alle Torri Gemelle. Non dobbiamo dimenticare poi quanto recita l’art. 11 della nostra Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, e a chi fa riferimento al Trattato NATO ricordiamo che questa guerra non rientra neanche formalmente sotto il cappello di questa alleanza, tanto che le truppe del nostro esercito rispondono direttamente al comando statunitense. Infine, ci sembra francamente inaccettabile il ricorso a strumentalizzazioni della nostra storia più recente per legittimare questa guerra. E’ fuorviante paragonare l’uso della forza fatto dai movimenti di Resistenza per liberare paesi occupati dai regimi nazifascisti al ricorso alla guerra contro un intero paese inerme allo scopo di catturare una rete di terroristi. Dai tempi della seconda guerra mondiale la comunità internazionale ha fatto grandi progressi, si è dotata di istituzioni preposte a risolvere le controversie internazionali, a prevenire o ricomporre i conflitti, di norme di diritto internazionale, di strumenti diplomatici, di sistemi di intelligence. L’impiego di questa serie di strumenti, più che il ricorso alle armi, ci sembrerebbe utile a fermare il terrorismo, se questo è davvero lo scopo primario degli Stati Uniti e dei loro alleati.

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