14 novembre 2018

Querce occupata, un collegio per famiglie

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Per gli occupanti della Querce si riavvicina il fantasma dello sgombero.

Nell’ex collegio di via della Piazzuola, sulla collina che si arrampica verso Fiesole, dopo un abbandono di 10 anni vivono oggi 150 persone. L’occupazione fu decisa nel luglio 2013 per dare un tetto agli sgomberati da Pian del Mugnone. “Questo posto era in condizioni disastrose – racconta Lorenzo Bargellini – pieno di animali morti, siringhe, rifiuti di ogni genere. Abbiamo pulito e recuperato degli spazi, non solo le stanze dove vivono le famiglie, ma anche la chiesa, il teatro… in questi 2 anni e mezzo sono passate qui per i vari eventi aperti a tutti circa 20mila persone”. Recentemente durante una festa si è verificato un fatto drammatico, un ragazzo è stato accoltellato: “Questo brutto episodio, l’unico in tanti mesi, ha scatenato i giornali contro l’occupazione. Siamo i primi a condannare la violenza e non abbiamo mai creato problemi al quartiere… Qui vivono 50 bambini, che ora sono iscritti a scuola dopo un lungo braccio di ferro con certi dirigenti scolastici miopi… lo sgombero rischia di buttare all’aria anche il loro anno scolastico”.

Con l’approvazione del Regolamento Urbanistico del Comune, infatti, si riaprono i giochi per la trasformazione del Collegio alla Querce in hotel di lusso. I Padri Barnabiti, originari proprietari della struttura, storica scuola privata per i rampolli della buona borghesia, nel 2005 hanno venduto l’edificio ad una grande catena alberghiera romana, che certo vede come un succulento boccone, sia pure da ristrutturare, questo storico palazzo con vista sulla Cupola.

Dove andranno queste famiglie se verranno, di nuovo, sgomberate? Ancora una volta, per loro non c’è un’alternativa. Secondo Bargellini, la nuova legge regionale sulla casa è tremenda, soprattutto per gli sfrattati: “Nei bandi non si assegna nemmeno un punto a chi è sfrattato per morosità incolpevole, che è la causa più comune. Basta perdere il lavoro per dover scegliere tra pagare l’affitto o mangiare”.

Ce lo conferma Giuseppe P., occupante della Querce “per necessità, perché se potessi starei per conto mio”. Giuseppe ha 55 anni  e un passato “un po’ difficile”, ma si è rimesso in piedi e aveva trovato un lavoro in una cooperativa per la raccolta della carta, potendo permettersi anche un affitto di un piccolo appartamento. “Ci ho abitato 6 anni senza saltare un mese… poi però la cooperativa è entrata in crisi e mi ha messo in mobilità… e in breve è arrivato lo sfratto. Adesso sarei nella lista del Comune di Fiesole, che però non ha case da assegnare! Ma allora, dico io, che lo fanno a fare il bando?!”.

La carenza di alloggi popolari riguarda tutta la regione. Secondo dati diffusi dal Sunia, nell’ultimo quadriennio le domande per l’assegnazione di alloggi popolari in Toscana sono state 30.464, e quelle ammesse 26.624, di cui il 39% presentate da cittadini extracomunitari. In media ogni anno si assegnano  soltanto 700-800 alloggi, per cui nemmeno il 3% di chi presenta domanda può sperare di avere un alloggio.

Ma il problema è l’assoluta mancanza di risorse: il famoso “piano casa” del governo Renzi-Lupi è in realtà un rastrellamento di fondi da altre previsioni di spesa già in essere, e una delle poche  misure operative è la previsione di vendita del patrimonio ERP, mentre nel bilancio pluriennale della Regione Toscana per il 2016 la dotazione è pari a… zero. Invece, ci vogliono soldi sia per fare nuove case di edilizia residenziale popolare (o acquisirle, o ristrutturare edifici vuoti, o le tanto citate caserme) sia per ripristinare gli alloggi di risulta, quelli che si liberano via via.

In questo desolante panorama, è interessante ricordare che sul territorio fiorentino ci sono oltre 50mila appartamenti (privati) vuoti. E in tutta Italia sono 7 milioni (dati Istat).

C.S.

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