Quelli che scelgono la comunità

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La comunità: una scelta di vita particolare ma che coinvolge un numero crescente di persone. Anche in Toscana sta per nascere una seconda realtà comunitaria dopo quella operante da cinque anni a Figline Val d’Arno.
Ma chi sono le persone che scelgono di vivere insieme, e perché? Giuliano è uno dei componenti di questa nuova comunità nascente: “Siamo un gruppo molto eterogeneo, composto da due singles (uno sono io), due coppie senza figli e due con figli. In tutto siamo quindici ma presto diventeremo diciotto… sono in arrivo altri bambini!”.
Come si spiega la presenza di due singles in mezzo a tutte queste famiglie? “Io credo che privare una persona della dimensione comunitaria significa limitarla e questo perché, al di là di qualsiasi scelta di vita personale, ognuno di noi ha necessità di stare con gli altri. In questo senso dunque anche il single è una particolare forma di famiglia.”
Le due comunità toscane si ispirano all’esperienza pilota di Villapizzone, in provincia di Milano, dove nel 1978, in una decadente struttura di un quartiere cittadino, prese il via una sperimentazione di vita comunitaria che dieci anni dopo portò alla nascita di Acf (Associazione Comunità e Famiglia). Lo scopo di tale organizzazione è quello di promuovere esperienze di condivisione e socializzazione tra famiglie e gruppi di persone desiderosi di trovare un’alternativa agli attuali stili di vita della nostra società, che, limitando notevolmente gli spazi di convivialità, costringono ad un sempre maggiore individualismo.
Negli ultimi anni l’organizzazione è riuscita a promuovere la propria attività in più parti d’Italia, e sono diversi i gruppi sparsi nel nostro paese.
Non si tratta di sposare un’ideologia, di aderire ad una corrente religiosa, piuttosto si tratta di una comunità di persone spinte dalla voglia di stare bene e vivere bene, e convinti che per raggiungere tali obiettivi non si possa fare a meno degli altri. Prerogativa fondamentale è l’enorme impegno da parte di tutti, il rispetto reciproco. Proprio per questo è prevista la comunanza dei beni: gli stipendi costituiscono una cassa comune e ognuno dispone di un assegno in bianco per i propri fabbisogni.
Alfredo è uno dei fondatori della comunità di Figline Val d’Arno: “Abbiamo iniziato frequentando Acf in Lombardia, partecipando agli incontri. La loro esperienza ci è piaciuta molto e abbiamo deciso di riproporla qui in Toscana. All’inizio eravamo due famiglie, adesso siamo saliti a tre. La struttura in cui abitiamo è una casa canonica concessa in comodato dalla diocesi di Fiesole.”
E quali sono le gioie e i dolori della vita in comune? ”Sicuramente uno degli aspetti più belli è quello del mutuo aiuto tra le famiglie, della condivisione. Ogni quindici giorni, più o meno, ci ritroviamo e parliamo dei nostri problemi, delle difficoltà che incontriamo quotidianamente nelle nostre vite, ci confrontiamo e ci sosteniamo a vicenda. La sfida grossa invece è nella relazione tra noi adulti, nel riuscire a comprendere e accettare le differenze di pensiero e d’opinione. Ognuno di noi ha le proprie convinzioni, il proprio modo di vedere le cose, il difficile è mettere a buon frutto le diversità”.
Questa diversità del resto, l’incontro di vissuti e contesti differenti, costituisce proprio uno dei principi fondamentali di Acf, e in ogni caso tutto si svolge nel più pieno rispetto tra le varie famiglie della comunità, nel tentativo di raggiungere un ideale equilibrio tra condivisione e autonomia.

Parte integrante dell’attività e dello spirito di queste comunità è l’apertura verso l’esterno, che si concretizza in una serie di iniziative rivolte alle categorie più svantaggiate: bambini, anziani, persone con problemi di integrazione ecc. Non si tratta comunque di operazioni di volontariato, piuttosto di persone che, una volta trovato il proprio equilibrio, e beneficiando di un’unione che, in questo caso va detto, “fa la forza”, sono in grado di mettere proprio quella forza a disposizione degli altri.
Continua infatti Alfredo: “Come comunità partecipiamo ai gruppi di acquisto solidale, ai bilanci di giustizia, e seguiamo le attività dei gruppi famiglia, a cui possono aderire tutte quelle famiglie che hanno voglia e bisogno di un confronto con gli altri… l’idea è di creare un dialogo molto aperto e franco su qualsiasi questione, e in cui nessuno giudica e tutti ascoltano. Inoltre, in questo momento abbiamo tre bambini in affido.”
Viene da chiedersi se iniziative come questa (e ce ne sono tante) non siano un significativo “segno dei tempi”. Probabilmente, nella solitudine totale a cui siamo abbandonati dalle nostre istituzioni, nella paradossale condizione di “isolati” e al contempo “omologati” in cui ci troviamo a vivere, iniziamo a sentire sempre più spesso la necessità di riappropriarci dell’umanità sottratta.
Ben vengano dunque esperienze come questa nella nostra regione, ed il più caldo benvenuto è ovviamente per la nuova comunità di Acf… che per ora non ha una sede, come ci dice Giuliano: “Eh sì, questa è la nota dolente…ancora non abbiamo trovato una casa! Siamo alla ricerca di enti o istituti interessati alla nostra iniziativa e magari disposti a metterci a disposizione una struttura. Il nostro obiettivo sarebbe di trovarla entro giugno.”

Ci auguriamo di cuore che in Toscana ci sia un posto libero per questo progetto di vita.

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