15 dicembre 2018

Quelli che l’aeroporto…

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Presto nell’elenco delle località toscane dissestate dallo “sviluppo dei trasporti” potrebbe essere compresa l’intera provincia. La causa? I progetti di espansione dell’aeroporto Firenze-Peretola. Sui giornali se ne parla raramente e gli oppositori sono considerati snob minoritari. Molti abitati potrebbero essere privati del silenzio, del buio delle notte, immersi in un perenne fragore di aerei, decine al giorno. E le zone umide della piana? Tornare ai tempi di Chichibio e al padule medievale non è cosa pensabile con le mire speculative che pervadono tutta la zona nord della città. Il governo nazionale ha sentenziato che i limiti dello scalo aereo sono inaccettabili, dimenticando che uno scalo internazionale in Toscana c’è già, il Galilei di Pisa, con i suoi tre chilometri di pista. Sostenere che la seconda pista potrebbe essere imposta da grandi interessi economici significa interpretare parzialmente la verità.
La colpa è dei principi indimostrati della contemporaneità: il profitto, la corsa continua a nuovi progetti. Tra i sostenitori dell’ampliamento ci sono quelli che profetizzano la crescita occupazionale, ma è prevedibile che le assunzioni precarie dell’aeroporto, per pulizie e altri lavori manuali, finiranno sul mercato del lavoro ai “peggiori offerenti”.

Vale per Peretola la cattiva informazione/disinformazione che è tipica della nostra epoca. La gente sa poco degli interessi retrostanti. Non ricorda più il tragico atterraggio sull’autostrada di qualche anno fa. Ha dimenticato pure che è possibile consegnare i bagagli all’accettazione della stazione di Santa Maria Novella, raggiungere il Galilei di Pisa in treno in meno di un’ora e ritirare le proprie cose, atterrato all’aeroporto di arrivo. Quella soluzione è spesso più comoda e rapida che raggiungere Peretola in auto (o in taxi, peggio in pullman: provare per credere nelle ore di punta!). Ma c’era bisogno di spostare flussi direttamente su Firenze, di togliere all’aeroporto già esistente le tasse d’imbarco che pagano coloro che arrivano e partono: perché l’aeroporto è anche una calamita di speculazioni. E su questi interessi concreti si sono sovrapposti quelli campanilisti non meno decisivi, per cui politici fiorentini e paladini della pista esaltano la sua realizzazione come conquista della comunità.
Il modo per arrivarci sarà quello del fatto compiuto: prima si dà mano alle opere preparatorie, pista di rullaggio, svincoli autostradali, servizi logistici, e quando l’intero paesaggio sarà conformato alla grande opera non resterà che costruirla. Poi chi potrà sostenere che è meglio buttare via l’investimento fatto? Pur in una fase di crisi dell’industria turistica il problema dei grandi numeri è centrale nel delicato equilibrio fiorentino ed ogni progetto non può essere esente da rischi. Che cosa accadrà quando saranno in servizio aerei da oltre cento passeggeri? Quali fragori, quale inquinamento produrranno in una zona già in crisi ambientale? Si tratta di un rumore senza tregua, preparato e seguito dall’angoscia del rumore che sta per arrivare. Andar via? Per quasi tutti gli abitanti di Brozzi o Quinto questa è una residenza di necessità. I sostenitori della pista da quei quartieri non ci sono mai passati, oppure li hanno “bypassati”, sfrecciando in auto su cavalcavia prodigiosi, perché rendono invisibile la parte di città sgradita. I grandi interessi non si arrestano e a ogni comitato di protesta oppongono una fantomatica associazione di appoggio, a ogni indagine sanitaria un opposto titolo vuoto di contenuti, ma a caratteri cubitali. È lo sviluppo che gode del non-dissenso della maggioranza: denunciarne le pecche diventa quasi una bestemmia. Ma non si possono negare i grandi numeri, il poco spazio a disposizione e la speculazione, soprattutto quella finanziaria, alle porte.

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