26 settembre 2018

Queer Festival, bizzarrie in città

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Undici giorni all’insegna del mondo queer, del colore glamour, delle difficoltà sociali di una sessualità “altra”. Film, letteratura, teatro ed altre forme artistiche a tematica gay, lesbica e transgender sono state al centro del Florence Queer Festival, ormai giunto alla sua quarta edizione.
Il Festival si è aperto il 20 Maggio presso l’Associazione Ireos (Centro servizi autogestito comunità queer) con l’inaugurazione della mostra fotografica “Fotocoppie & ritratti ‘80” di Maurizio Berlincioni.
Ireos, che insieme ad Arcilesbica ha organizzato l’evento, è un’associazione finalizzata a ridurre le problematiche sociali degli omosessuali. Oltre al Queer Festival, che si pone il fine di sensibilizzare l’opinione sui temi della differenza sessuale, Ireos gestisce una serie di servizi ed iniziative tra cui: il consultorio sulla salute, un archivio di documentazione (libri, documenti e film), ma anche un archivio di testimonianze orali di persone omosessuali e transgender, un vero proprio circolo di studio basato su racconti di vita.
I quasi 1000 spettatori intervenuti al Festival – per lo più appartenenti alle varie comunità gay, lesbiche e trans, ma non solo – hanno assistito ad una ricchissima selezione di pellicole – lungometraggi e cortometraggi – nei due cinema che hanno ospitato le proiezioni: l’Alfieri e lo SpazioUno. Entrambe le sale, da tempo in crisi a causa del monopolio nella distribuzione cinematografica, stanno seguendo una strategia di nicchia, scegliendo di proiettare principalmente rassegne di genere – spesso anche al pomeriggio per gli studenti e per le scuole.
In questo caso, la programmazione dei due cinema ha visto una carrellata di video internazionali a tematica queer, provenienti dai maggiori festival del mondo. Canada e Stati Uniti hanno fatto naturalmente da padroni, anche perché in quei paesi la cinematografia a tematica omosessuale è riuscita a conquistare una fetta di mercato e quindi sono maggiori le risorse a disposizione degli artisti. Anche per quest’anno al Festival era abbinato un concorso per video digitali intitolato Videoqueer. I giovani videoartisti intervenuti hanno contribuito con il loro lavoro creando opere dai significati più svariati con un solo minimo comune denominatore: pensare e ripensare la diversità.
Questa edizione se la sono aggiudicata Enzo Fornisano e Josè Gonzales con il loro corto “Secret Lifes”, che racconta attraverso le immagini la passione e l’attesa di un incontro al buio scaturito da una conoscenza in chat. Il premio “Music Feel” per la colonna sonora – novità del 2006 – se l’è aggiudicato invece Lucia Albani con “Think”.
Il Queer Festival, comunque, non è solamente una vetrina cinematografica anomala – almeno per il panorama nostrano – ma anche un modo per discutere dei temi dei diritti civili e della sessualità nella sua trasformazione tardo moderna.

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