Quaracchi, il pericolo amianto non riguarda solo i rom

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Sara Capolungo per l’Altracittà

“A Quaracchi, a seguito dell’incendio all’hangar ricoperto di amianto, c’è un grave pericolo per la salute pubblica”. È la denuncia dei Medici per i Diritti Umani (Medu) presentata nel rapporto “Lontano dagli occhi” sull’insediamento rom nel comune di Sesto Fiorentino. Ma a tre mesi dall’incendio, avvenuto la notte del 31 dicembre, ancora non è stato preso nessun provvedimento. Nonostante le lettere inviate alle Istituzioni, in primis il comune di Sesto Fiorentino, lo scorso 23 marzo.
“È necessaria una bonifica immediata e radicale dell’intera area, che ancora non è stata eseguita”. Ad affermarlo Franco Carnevale, medico del lavoro ed ex dirigente del Dipartimento di Igiene e Sicurezza sul lavoro dell’Asl 10 di Firenze. “Purtroppo – continua Carnevale – a differenza di altre situazioni, in cui la bonifica è avvenuta in maniera ineccepibile, nel caso di Quaracchi si è assistito ad una serie di carenze che stanno provocando un elevato rischio per la salute”. Insomma, non si è fatto quanto si doveva per tutelare i rom, 80 persone tra le quali una decina di minori e tre donne in stato di gravidanza.
Ma il rischio si estende anche a tutti gli altri abitanti della zona. “Il problema riguarda anche chi abita intorno al campo – afferma Paolo Sarti, presidente Medu – è ovvio, infatti, che le fibre di amianto, disperdendosi per aria, raggiungono anche le zone limitrofe e chi vi abita”. E la possibilità di danneggiare la salute di molte persone è notevole dato che notevoli erano le dimensioni del capannone andato in fumo. Inoltre se le gravi conseguenze dell’amianto sulla salute sono note da tempo, poco però si può fare per diagnosticare precocemente un eventuale tumore. “Le fibre di amianto, responsabili del cancro, hanno dei tempi di latenza lunghissimi durante i quali è impossibile capire se possono, nell’arco di quaranta o quarantacinque anni, condurre alla formazione della malattia – prosegue Carnevale – L’unico strumento a disposizione rimane la prevenzione e, in questo caso, la bonifica”. Senza contare che con il passare del tempo il rischio per la salute aumenta.
Una situazione ancor più paradossale se si pensa che la Regione Toscana è una delle più efficienti nelle procedure di decontaminazione dell’aree a rischio amianto. “A Quaracchi c’è stata una parvenza d’intervento – prosegue Carnevale – o meglio non si è applicata la procedura standard come è stato fatto in casi simili, a Scandicci due anni fa, o nel Mugello poco prima”. Forse perché  a Quaracchi vivono i rom? “In questo caso sembra evidente che sia stata applicata una procedura meno efficace, come se ci fosse una distinzione tra cittadini di serie A e quelli di serie B” commenta Carnevale.
“L’ultima cosa che vogliamo – puntualizza il presidente Sarti – è comunque l’ennesimo sgombero forzato per la popolazione rom. Se è vero che devono essere allontanati al più presto dal campo, è anche vero che deve essere prevista un’alternativa abitativa dignitosa. A Quaracchi hanno l’amianto, ma non hanno acqua, luce e gas”. Insomma, che non si facciano ricadere sui soliti disgraziati le conseguenze degli errori altrui.

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