19 settembre 2018

Quale Chiesa per i gay?

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“Quando sono arrivato alle Piagge, vedendo questo centro sociale, mi è sembrato di sognare! Mi pare un sogno pensare che una comunità cristiana abbia pensato di costruire non una Chiesa ma un luogo dove è possibile parlare, cantare, ballare, studiare, leggere la Bibbia, celebrare l’eucaristia!”. A parlare così è Franco Barbero, sacerdote, studioso di ricerca biblica e teologica, nonché animatore della Comunità cristiana di Base di Pinerolo, in Provincia di Torino. “Se noi dimenticassimo di costruire cattedrali e chiese, anche se ne abbiamo costruite di belle”, sorride Barbero “e dimenticassimo di mettere al primo posto i muri per scegliere invece la via che avete scelto voi, di costruire un luogo di incontro e, legno su legno, costruire la comunità, allora ci avvieremmo verso un’altra chiesa, radicalmente diversa”.
La Comunità di Base delle Piagge ha incontrato recentemente Franco Barbero al Centro Sociale di Via Lombardia, per iniziativa di Kairos, il gruppo di omosessuali cristiani attivo nel quartiere. I ragazzi di Kairos hanno scelto di organizzare questo incontro come contributo alle iniziative svolte in Toscana in occasione del Gay Pride 2004.
Invece di spettacoli o parate, un incontro con un prete. “Gay, lesbiche, transessuali, sono stati storicamente emarginati e discriminati dalla Chiesa, anche se oggi”, racconta Jacopo di Kairos, “sono molti i sacerdoti che accolgono le persone omosessuali, pur con i dovuti distinguo”. Qualcosa forse sta cambiando, e Jacopo si dice ottimista. Sicuramente, la strada da fare è ancora molta.
Rallegra e riempie il cuore scoprire però che, accanto ad una Chiesa potente, spesso assente e chiusa di fronte alle pluralità della vita, ne esiste un’altra con la “c” minuscola, che è quella senza gerarchie, una chiesa di servizio, che valorizza la pluralità dell’essere umano, del vivere e del credere, le cui radici profonde si ritrovano proprio nella Scrittura biblica e nella figura di Gesù. Barbero è sacerdote di questa chiesa. Crede nella centralità della persona, nell’amore e nell’affetto. Ricorda la figura di Cristo come colui che ha amato, ha toccato corpi, si è fatto lavare i piedi e come invece la Chiesa abbia, lentamente ma inesorabilmente, allontanato il corpo, negato la sessualità, emarginato e discriminato gli omosessuali.
“Guardiamoci intorno: c’è la diffusione di un pensiero unico; quello che vede al centro di tutto il mercato, il denaro, il dominio. Mentre nel mondo si esprimono tantissime differenze, che vorrebbero fare un arcobaleno, una vita più felice, più espansiva nelle possibilità di esserci, sotto il sole e sotto lo sguardo di Dio, il pensiero unico ha un orizzonte fisso dove più che una comunità comunicante siamo una realtà obbediente e ci allineiamo. E quello che è avvenuto con quest’ultima guerra funesta in Iraq, ha voluto simboleggiare davanti al mondo proprio questo: che c’è un unico dominatore, una nazione guida, un potere al quale o ti allinei o non hai futuro. Anche la Chiesa ha costruito lentamente un modello unico dell’essere cristiani per cui è diventato più importante aderire ad una dottrina che non seguire una prassi. Se tu non aderisci a tutte le affermazioni del credo, rischi di essere buttato fuori dalla Chiesa ma se tu sei uno strozzino e vuoi fare la comunione questo è possibilissimo. Vi ricordate di Pinochet che, dalle mani del Papa, riceve la comunione? Un assassino che faceva la comunione; aveva recitato tutto il credo e non importava se avesse torturato, assassinato e bloccato lo sviluppo di tutta una nazione”.
In questa prospettiva, è ancora più assurdo pensare che, ancora oggi, c’è chi si erge a giudice rispetto alla natura delle persone e dimostri un’ostinata smania dogmatica che ha prodotto e produce soltanto sofferenza.

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