24 settembre 2018

Quale futuro per gli ingressi urbani di Firenze?

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di Ilaria Agostini*

Odore di discarica nella campagna in abbandono alberata di gru. L’ombra fugace di un aereo in atterraggio. Un sottopasso; poi un incrocio alla cieca coglie impreparati i viaggiatori che dal Nord entrano a Firenze. Uno stradone, privo di segnaletica verticale e orizzontale credibile, corre tra auto usate in mostra e un viadotto color turchese; sullo sfondo, dall’alto di una torre condominiale, un ciclopico cartello pubblicitario ricorda l’ora e la temperatura. Un secondo sottopasso: ai lati, poggiate alla scarpata ferroviaria, troneggiano gigantografie di donne reclamizzanti biancheria intima o lap dance (la notte, donne in carne ed ossa ammiccano alle “puttane di regime”).

Poi, via di Novoli: a mano destra una città cresciuta secondo le modalità speculative degli anni del boom; alla sinistra un’urbanizzazione dai tratti più incerti. Due grandi molle che schizzano fuori da cilindri in mattoni fanno il verso, forse, ai caselli di una barriera daziaria fittizia. Poco dopo, la vera barriera è il misuratore di velocità: 50 chilometri all’ora, le auto rallentano, è il centro abitato.

Secondo i trattati classici di architettura, la città si racconta dalla bellezza e grandiosità dei suoi accessi, dove gli ampi viali rettilinei, ombreggiati da duplici o quadruplici filari di alberi, convergono nel punto di passaggio tra città e campagna, già coincidente con la porta urbica, edificio dall’alto valore simbolico e rappresentativo. Oltre la porta, grandi piazze, magnifici palazzi, viali, alberature e monumenti illustrano al viaggiatore il patrimonio collettivo della città. Ma oggi, anche alla luce delle previsioni del piano strutturale, da pochi giorni approvato, è legittimo chiedersi quale magnificenza civile possono o potranno esprimere gli ingressi urbani di Firenze. Cosa resta della capacità di costruire i luoghi pubblici? come recuperare il savoir-faire che ha reso questa città un modello nella storia urbana europea?

*L’autrice è ricercatrice di Urbanistica presso l’ateneo fiorentino

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