Publiacqua non vuol restituire il 7%. Si dimettano i vertici, ormai delegittimati

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I dottori azzeccagarbugli di Ato e Publiacqua (quest’ultima soluzioni contenute all’interno della legge d’iniziativa popolare presentata dai movimenti per la ripubblicizzazione. Ecco lo scippo annunciato del 7% nella cronaca di Massimo Vanni di Repubblica Firenze. (rc)

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Il sindaco Matteo Renzi e il presidente di Publiacqua Erasmo D'Angelis

Il referendum sull’acqua è stato un plebiscito. Ma è stato tutto uno scherzo: la prossima bolletta sarà quella di sempre. Con gli interessi al 7 per cento. Niente più «adeguata remunerazione del capitale» per le Spa dell’acqua, hanno sentenziato gli italiani. Ad un mese dal referendum che ha spalancato le finestre al «vento nuovo» però le bollette che ci arriveranno a casa sanciranno il tradimento del voto: «Abbiamo chiesto un parere all’Autorità di ambito», spiega il presidente di Publiacqua Erasmo D’Angelis. E la risposta è stata inequivocabile: «Appare ragionevole che si continuino ad applicare all’utenza le tariffe approvate ai sensi dell’attuale normativa». Ergo, pagheremo dunque una remunerazione del 7 per cento esattamente come abbiamo sempre fatto.

Dov’è finita la vittoria dei sì? Che fine ha fatto l’abolizione del comma sugli interessi? «Il risultato del referendum deve essere ancora sancito da un decreto del presidente della Repubblica. Che quando ci sarà, potrà prevedere altri 60 giorni di proroga», premette Alessandro Mazzei, il direttore dell’Ato acqua di Pisa, incaricato in questa vicenda di far da coordinatore per tutti i 6 Ato della Toscana. Che aggiunge anche: «Dobbiamo poi tener conto che il referendum ha abolito il principio, ma il sistema di calcolo con il 7 per cento di interesse in tariffa è contenuto in un altro decreto, quello del 1996 firmato dall´allora ministro Di Pietro. E per cambiare il sistema di calcolo delle tariffe bisogna prima cambiare questo decreto». Con tanti saluti alla mobilitazione e al responso referendario.

«E’ una beffa», saltano su le associazioni dei consumatori. «Ma l’alternativa è chiudere i cantieri», replica D’Angelis. Perché senza remunerazione, è la morale, le opere non si finanziano. Del resto lo stesso presidente Vendola, ha previsto il 7 per cento nel bilancio dell’acquedotto pugliese. E anche l´Ato acqua unico, annunciato dal governatore Rossi, resta per ora un’intenzione.

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