Publiacqua, ecco la prova che risponde ai privati e non ai Comuni

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Riceviamo da Ornella De Zordo, consigliera della lista di cittadinanza perUnaltracittà, e volentieri pubblichiamo
Quella che raccontiamo è la conseguenza dei guasti del processo di privatizzazione dell’acquedotto fiorentino. Oggi abbiamo un’ulteriore prova che Publiacqua spa risponde in via prioritaria ai soci privati (che pure sono di minoranza), che tendono a massimizzare i profitti, piuttosto che ai soci pubblici, i Comuni, che dovrebbero rappresentare invece gli interessi della cittadinanza.

E’ la storia dell’imposizione, all’interno della bolletta dell’acqua, di un aumento del deposito cauzionale per 200.000 utenze su 370.000. Un aumento che l’Autorità di ambito (Ato3), composta dai Comuni, aveva stigmatizzato chiedendo a Publiacqua delle “misure di mitigazione” e un “congruo periodo di rodaggio” utile addirittura a restituire agli utenti l’intera cifra depositata al momento dell’accensione del contratto. L’Ato 3 auspicava inoltre che vi potesse essere un confronto con la stessa Publiacqua “per ridurre gli effetti sull’utenza”, oggi in sofferenza, soprattutto nelle classi sociali più deboli, a causa della crisi economica, arrivando a chiedere la rateizzazione in 3 anni per l’adeguamento dei vecchi contratti che vedrebbero addirittura un aumento di 50/60 euro.

Nulla di ciò è avvenuto. Publiacqua – la società in cui nonostante il nome a comandare sono i privati – ha preferito far cassa. Nessun periodo di rodaggio, nessuna apertura di dialogo sulla questione. Nessuna rateizzazione.

Oggi più che mai appaiono più che ragionevoli le istanze del milione e mezzo di cittadini e cittadine che hanno posto la loro firma in calce alla richiesta di ripubblicizzazione del servizio idrico nel nostro Paese. L’acqua è un bene comune e tale deve tornare. I privati, e i loro uomini alla guida delle società gestrici – si assumano il rischio di impresa tipico dell’attuale sistema economico e tornino sul mercato a cercare quattrini. Senza speculare sulla pelle dei più deboli su un bene di prima necessità e contro il volere dei committenti pubblici.

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