Psichiatria, dibattito aperto

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Alcuni anni fa seguii un Costanzo show in cui Giorgio Antonucci e Giovanbattista Cassano si affrontavano in una polemica che a me parve sterile. Ancora oggi leggendo il vostro articolo ho avuto l’impressione che l’ideologia domini sulla clinica e la storia personale dei pazienti. Non si può affermare che la malattia mentale non esiste, purtroppo sostenuta da forti interessi economici come succede per altri tipi di medicine e, nello stesso campo, per il mercato delle psicoterapie.
Non sono neppure una fan di Cassano e della clinica universitaria psichiatrica pisana, vi sono stata ricoverata e ho potuto appurare come medici e infermieri trattino i pazienti più come rei di qualcosa che come malati. Un giorno, ad esempio, il responsabile di corsia non ha trovato di meglio che definirmi un somaro per aspetto fisico. Adesso poi propongono la terapia elettroconvulsivante a tutti, compresi quelli che reagiscono completamente ai farmaci: sottrarvisi non è stato facile. Non sempre si sa che questo trattamento, indubbiamente invasivo e da usare come extrema ratio, provoca delle amnesie non sempre transitorie. E la guarigione promessa arriva in casi sporadici, capita di incontrare persone che hanno subito più applicazioni di elettroshock e sono ancora malate come prima.
Non ho difficoltà a credere che esistano abusi psichiatrici, persone scaricate in istituti dalla famiglia e sono personalmente convinta che la legge Basaglia andrebbe applicata meglio, mentre anche a sinistra vi sono velleità di riaprire i manicomi, ma non condivido la vostra posizione generalizzante e non circostanziata. La sanità psichiatrica è anche fatta di non poche persone oneste che usano i farmaci e le psicoterapie con oculatezza e vige comunque in Italia il principio della libertà di cura, che per i malati più gravi riguarda soprattutto le famiglie. Infine, la dipendenza di un paziente da uno psichiatra equilibrato, che non si creda un essere superiore, non è maggiore di quella che può avere un malato di altra patologia acuta o cronica dal proprio curante; identicamente per i farmaci, anche i diabetici ricorrono ogni giorno all’insulina senza per questo apparire dei drogati. Al contrario lo psicofarmaco, nella misura in cui cura, libera.
Serena Lucaferro

Sono rimasta basita da alcune affermazioni riportate nell’articolo “Limiti e abusi”, che fa la cronaca di un incontro sulla psichiatria tenuto alla comunità delle Piagge.
Da queste infatti si evince una realtà, riguardante la psichiatria, che trovo estremamente pericolosa e falsa. Si parla infatti di potenti meccanismi di potere che regolano questo mondo, potere “aumentato a dismisura perché sempre più diffuso è il ricorso a categorie mediche per diagnosticare i nostri malesseri”.
Anche se in molti casi ritengo questa affermazione rispondente al vero, non posso concordare su una visione del disagio mentale come pura sopraffazione della persona, come un rapporto solo di potere e dipendenza, che toglierebbe qualsiasi libertà all’individuo. Si vuol fare del terrorismo psicologico affermando, come fa l’autrice, che “oggi anche la depressione si cura con gli psicofarmaci”?
Ho sofferto nel corso della mia vita di forme depressive ed ansiose e devo dire che il più grande aiuto mi è venuto dai medici psichiatrici e dalle medicine, oltre che dalla psicoterapia, e ringrazio Dio che esistessero questi farmaci per alleviare e combattere la sofferenza atroce di quei giorni.

Il terapeuta è percepito dal malato, nella fase acuta della malattia, come un grosso aiuto, un sostegno, che ti prende per mano e assieme ti accompagna verso l’uscita da un tunnel buio, altro che strumento di potere. Basta chiedere a qualcuno che ha attraversato questa esperienza per rendersene conto. Che poi ci siano delle esasperazioni che portano a considerare la passione amorosa, il gioco d’azzardo, il vizio del fumo dei disturbi mentali (come si sostiene nell’articolo), non toglie niente alla validità di certi interventi farmacologici e psicologici.
Se uno non ha vissuto in prima persona l’esperienza del disagio mentale, leggendo l’articolo in questione, che idea può farsi di quella realtà? Deformante. Deformazione e manipolazione della verità è, a mio avviso, un approccio tutto ideologico al problema: dividere il mondo in buoni e cattivi, in bene e in male e sentirsi salvatori dell’umanità e unici detentori della verità.
Daniela Nucci

Gentili lettrici,
nel ringraziarvi a nome di tutta la redazione per averci letto e per essere intervenute su un tema così importante e delicato, desidero allo stesso tempo chiarire alcuni punti critici da voi sollevati inrelazione a quanto da me scritto.
L’incontro tenuto da Giorgio Antonucci alle Piagge, e la presentazione del suo ultimo testo “Critica al pensiero psichiatrico” – edito da “Sensibili alle Foglie”, è stato per me molto interessante. Antonucci mi è piaciuto e consiglio a quanti sono interessati al tema di leggere direttamente il suo testo. Probabilmente molti dubbi e criticità potrebbero chiarirsi da soli.
Mi spiace aver urtato la sensibilità di quanti si sono sentiti “offesi” dalle affermazioni contenute nell’articolo, non era certo questo il mio intento. Forse se avessi avuto più spazio a disposizione avrei scritto un pezzo migliore, sicuramente meno generico.
Voglio ricordare, però, che ho solo cercato di riportare, il più fedelmente possibile, quanto detto e scritto dall’autore.
Il tema è complesso ed estremamente delicato: nessuno vuole negare la sofferenza, il disagio, la malattia del singolo e/o l’utilità dei farmaci o della psicoterapia. Allo stesso tempo, e sono profondamente d’accordo con Antonucci, nessuno oggi può più far finta di non vedere quanto la psichiatria in questi anni abbia abusato del suo potere. E questo è importante sottolinearlo proprio come fatto da Antonucci. È solo un punto di vista diverso per affrontare questa delicata materia.
Nessuno detiene la verità. Bisogna assolutamente continuare ad interrogarci, questo è il punto.
Floriana Pagano

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