15 dicembre 2018

Prove generali di un disastro: a Castello, nel 2008

image_pdfimage_print

L’inchiesta delle procura fiorentina: fu lo stesso cedimento strutturale che a Viareggio ha ucciso 24 persone

di Franca Selvatici

L´asse di un carrello che si spezza, una carrozza passeggeri che deraglia alla stazione di Castello, due tecnici delle Officine ferroviarie di Bologna indagati per aver eseguito in maniera negligente i controlli sul carrello, con il rischio «di far sorgere o persistere il pericolo di un disastro ferroviario». Un´inchiesta fiorentina anticipa molti dei problemi piombati in questi giorni alla attenzione dell´opinione pubblica. Il cedimento strutturale avvenuto il 26 marzo 2008 a Firenze è infatti praticamente identico a quello che ha provocato la tragedia di Viareggio del 29 giugno scorso.

L´inchiesta non riguarda però un vagone di proprietà privata, come la ferrocisterna che trasportava gpl deragliata a Viareggio, appartenente alla multinazionale Gatx cui competeva la manutenzione, ma una carrozza di proprietà di Trenitalia, controllata da Trenitalia. Al momento dello «svio» il treno non aveva ancora preso velocità. Altrimenti, a parere degli esperti, il deragliamento avrebbe potuto avere effetti disastrosi.

Il 26 marzo 2008 la seconda carrozza del treno Intercity 704, proveniente da Napoli e diretto a Bologna, uscì dai binari alla stazione fiorentina di Castello. Il treno non aveva ancora preso velocità e i passeggeri quasi non si accorsero del deragliamento. Non ci furono feriti. I tecnici delle Ferrovie e gli investigatori della Polizia Ferroviaria costatarono che la ruota di uno dei carrelli era uscita dal binario e supposero sin dall´inizio che l´incidente fosse stato causato da un cedimento strutturale dell´asse del carrello. La notizia di reato fu inviata in procura e iscritta a ignoti. Dopo qualche mese arrivò sulla scrivania del sostituto procuratore Valentina Manuali, che decise di capire che cosa avesse determinato lo «svio» e affidò una consulenza al professor Paolo Toni, il docente di ingegneria all´università di Firenze recentemente incaricato di svolgere gli accertamenti peritali sul disastro di Viareggio.

Le indagini tecniche dimostrarono che si era spezzato l´asse del carrello, come è accaduto a Viareggio. E anche in quel caso fu rilevata la presenza di una vasta frattura (o cricca), che aveva minato gran parte del diametro dell´asse. Fino al colpo di grazia, presumibilmente causato dal passaggio dell´Intercity sugli scambi. Quella cricca, secondo il professor Toni, poteva e doveva essere rilevata durante gli interventi di manutenzione e i controlli con gli apparecchi ad ultrasuoni. Il docente ricostruì l´intera storia di quell´asse, fabbricato negli anni Ottanta alla Lucchini e sottoposto a vari cicli di revisioni e manutenzioni, le ultime delle quali eseguite a Mestre e poi a Bologna. Ed è nel corso di questi controlli che l´esame con la sonda ad ultrasuoni avrebbe potuto e dovuto rilevare la frattura. Se il cedimento fosse avvenuto dopo che il treno aveva preso velocità, il vagone sviato ne avrebbe trascinati anche altri e il deragliamento avrebbe potuto causare morti e feriti. E´ questo il motivo per cui i due tecnici che eseguirono l´ultimo controllo nell´officina bolognese di Trenitalia sono indagati per violazione dell´artico 450 del codice penale (Delitti colposi di pericolo) per avere, con le loro azioni od omissioni colpose, fatto sorgere o persistere il pericolo di un disastro ferroviario.

Assili ferroviari di quel modello ne sono stati costruiti in Italia 20 mila. Finora se ne è rotto soltanto uno, a Castello. Un secondo è stato scartato. Tutti gli altri sembrano godere di buona salute. Una indagine sulle rotture degli assili ferroviari in Europa mostra che in Gran Bretagna e in Germania sono più frequenti che in Italia. In Germania si sono rotti anche assili dell´alta velocità, che sono ad albero cavo e quindi molto più controllabili con la sonda a ultrasuoni. L´Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria ha rilevato in Italia quattro «svii» causati dalla rottura di un assile in dieci anni: il 18 gennaio 2004 a Fidenza (una macchina operatrice), il 26 marzo 2004 ad Albate Camerlata in Lombardia (la motrice e due vagoni passeggeri), il 26 marzo 2008 (4 anni esatti più tardi) a Castello (una carrozza passeggeri) e il 29 giugno 2009 a Viareggio (cinque ferrocisterne). L´incidente di Albate Camerlata e quello di Castello, in cui erano coinvolte carrozze di Trenitalia, dimostrano che ci sono falle anche nel sistema di manutenzione della società delle Ferrovie italiane.

Gli esperti sostengono che i controlli devono essere non soltanto frequenti, ma anche affidati a personale estremamente qualificato. Ed è necessario che la storia di ogni elemento sia tracciabile. E´ questo il motivo per cui è in corso in mezza Europa la ricerca dei documenti del carrello che si è spezzato a Viareggio. A tal proposito la Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria smentisce che non sia stata trovata alcuna certificazione sugli interventi eseguiti nel novembre 2008 nella officina di Hannover dove il carrello era stato revisionato su indicazione della Gatx. Quando la notizia si è diffusa – precisa l´Agenzia – la acquisizione dei documenti non era ancora stata ultimata.

[Fonte Repubblica]

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *