13 dicembre 2018

Proposta rompiscatole (cinesi)

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I lavoratori coinvolti nell’incidente di Genova erano in regime di subappalto: “Il subappalto costituisce il contesto ideale in cui si verificano gli infortuni, è un vero e proprio festival delle scatole cinesi”, così lo definisce Nino Frosini, Presidente della Commissione Lavoro del Consiglio Regionale della Toscana, e ispiratore di un progetto di legge che vieti il ricorso al subappalto nella pubblica amministrazione.

Con questa proposta di legge faremmo un po’ di chiarezza dal punto di vista legislativo. È inutile avere centomila norme, spesso in contrasto tra loro. Se gli infortuni aumentano, significa che le leggi non hanno funzionato. L’unica soluzione è quella di vietare il subappalto.

La proposta di legge però non è stata ancora formalmente presentata.
Ho cercato di trovare i consensi politici per poter dare concretezza alla legge. Presentare la legge senza i consensi necessari, significherebbe lasciarla morire nei percorsi della burocrazia consiliare. Su questo terreno i consensi sono espressi fuori dalle sedi ufficiali. Poi però quando si arriva a stringere l’atteggiamento cambia, emerge una preoccupazione per tutti i problemi che questa legge comporterebbe. La Toscana infatti, è terra di cooperative e piccole imprese che vivono di subappalto.

La piccola impresa quindi sarebbe esclusa dai bandi di gara per i lavori pubblici, non essendo in grado da sola di svolgere l’intero lavoro?
No. Questa legge non impedirebbe alle piccole aziende di partecipare. Semmai queste sarebbero costrette a consorziarsi, il che garantirebbe maggiori diritti ai lavoratori e quindi maggiore sicurezza. Sì, perché la sicurezza sui luoghi di lavoro non è qualcosa che si può scorporare da un contesto più ampio. Sta dentro a quell’insieme di diritti, venendo meno i quali viene meno anche la sicurezza. La tragedia quasi sempre avviene perché mancano i diritti fondamentali del lavoratore. A Genova hanno avuto fretta di togliere un’armatura e il cemento non ha retto. Voglio dire che invertire la tendenza significa cominciare ad introdurre una serie di regole, che sono state spazzate via negli ultimi anni di infatuazione neoliberista. A Genova erano in molti ad essere assunti a partita iva, non avevano certo il contratto degli edili. In Toscana dall’inizio dell’anno a oggi nell’edilizia siamo sui 25-30 morti. Tutti erano in regime di subappalto.

Questa mancanza di diritti caratteristica del regime di subappalto è dovuta all’impossibilità di controllare la miriade di imprese che partecipano ai lavori, le scatole cinesi appunto. Ed è soprattutto dovuta all’ormai consueta abitudine di ricorrere a ribassi d’asta. Come interviene la proposta di legge in questo senso?
Oggi ci si aggiudicano lavori con un ribasso che va dal 35 al 40%. In tal modo l’impresa, per trovare il profitto necessario a stare sul mercato, è costretta a comprimere i costi del lavoro. Con la nuova norma invece, chi vince la gara è chiamato in prima persona a svolgere il lavoro, in virtù della propria offerta. Ci penseranno, prima di fare un ribasso del 45%.

LA 626 È UGUALE PER TUTTI
Lo sapevi di aver diritto all’applicazione del decreto del 1994 per la tutela e la sicurezza dei lavoratori? È noto come Legge 626, ed ha rivoluzionato l’apparato delle norme sulla sicurezza. Si passa dalla cultura del risarcimento del danno alla filosofia della prevenzione e della collaborazione. Cambiano le norme di messa in sicurezza dei luoghi di lavoro e delle attrezzature. Eppure quella legge è violata dal 70-80% delle imprese.
Quanti di voi hanno eletto un Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS)? Sapevate di averne diritto? Già, perché alla 626 hanno diritto proprio tutti. I lavoratori con ogni tipo di contratto, dagli atipici ai collaboratori, passando per tirocinanti e borsisti. L’RLS è una delle figure centrali della Legge 626 ed ha il compito di partecipare alla stesura di un piano di prevenzione e sicurezza, oltre a quello di informare e formare i lavoratori in tutte le questioni che riguardano la sua incolumità e salute.
E se pretendendo il tuo rappresentante ti venisse risposto che lavorare a norma di legge costa troppo, e sarebbero costretti a ridurre i posti di lavoro, fagli presente che lavorare fuori legge costa di più: in Italia il costo annuo relativo agli infortuni e alle malattie professionali è di 28,4 miliardi di euro, niente meno che il 3% del Pil (dati Inail). Tutto ciò senza contare i costi indiretti, come i ritardi nelle consegne, ma anche le spese legali e il peggioramento dell’immagine.

COME TI FORMO IL LAVORATORE
Il decreto legislativo 626/94 non si limitava a porre rigide regole di sicurezza, voleva agire sull’arretratezza culturale del lavoratore e dell’impresa, in modo da modificare abitudini insane e atteggiamenti pericolosi, utili soltanto a risparmiare tempo e denaro, non certo anni di vita e salute. La formazione del lavoratore è il cardine attorno al quale ruota tutta la legge. Eppure una nota agenzia di lavoro interinale al momento della firma del contratto, ti presenta un librettino illustrato e ti piazza davanti un modulo in cui con la tua firma dichiari di conoscere le sezioni della Legge 626 relative al settore in cui verrai assunto. Dov’è finito l’intento di rieducazione culturale?

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