Project financing alla fiorentina, il pm chiede cinque anni per Di Benedetto & C.

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di Franca Selvatici per Repubblica

Era finto. Era tutto finto il project che avrebbe dovuto dotare Firenze del sottopasso della Fortezza ( e non di quel «riassunto di sottopasso» effettivamente realizzato), dei tre parcheggi interrati di piazza Caduti dei Lager, Beccaria e Alberti, imprudentemente immaginati sempre pieni e ridotti rispetto alle previsioni, del parcheggio per i bussini nonché del parco del Mensola e della passerella dell’aeroporto (mai realizzati). Lo ha sostenuto il pm Gianni Tei, nella requisitoria al processo che vede sotto accusa uno degli interventi più importanti voluti dalla giunta di Leonardo Domenici: un intervento costato 50 milioni che — sulla carta — avrebbe dovuto dotare Firenze di un sistema di parcheggi pubblici e di infrastrutture per migliorare la viabilità, senza pesare sul bilancio del Comune. Ma che in realtà — ha sostenuto il pm, al cui fianco sedeva il procuratore Giuseppe Quattrocchi — era un modo per far lavorare un gruppo di imprese, «sempre le solite», nella logica tutta italiana che «non è l’opera che giustifica l’appalto ma l’appalto che giustifica l’opera».

Perciò — ha detto il pm — erano finti i progetti, messi nel contratto addirittura senza il preventivo parere della Soprintendenza («a Firenze e non in un paesino brutalizzato»), era finto l’elenco delle opere da realizzare, finti gli importi e le consistenze (e infatti i parcheggi da 4 piani diventano di 2), finti i ribassi offerti, finti i patti parasociali tutti a favore del privato e a danno del Comune («neppure una persona da interdire li avrebbe firmati»), finti i collaudi, finto il rischio imprenditoriale assunto dai costruttori — capofila Btp — riuniti in Firenze Mobilità. E chi credeva che il project fosse vero e non dovesse essere snaturato veniva allontanato o costretto a dimettersi. Perciò il pm, che contesta a vario titolo i reati di associazione a delinquere, truffa, corruzione, falso, abuso di ufficio, ha chiesto una condanna a 5 anni per l’ex direttore dell’urbanistica del Comune Gaetano Di Benedetto, per l’ex presidente di Firenze Mobilità (ed ex ad della Btp) Vincenzo Di Nardo e per l’ex ad di Firenze Parcheggi Luigi Di Renzo, poi passato in una società del gruppo Btp; a 3 anni e 10 mesi per l’architetto Paolo Di Nardo, progettista del parcheggio di piazza Alberti, e per Mario Pasquini e Giorgio Formigli (Project Costruzioni); a 3 anni e mezzo per Carlo Volpi (Cpf); a 3 anni e 4 mesi per il consulente Filippo Battaglia; a 8 mesi per l’ingegner Giovanni Corsi.

Il fatto che il project fosse finto spiega — ha sostenuto il pm — il motivo per cui il Comune, pur gravemente danneggiato, abbia sopportato tutto finché non si è mossa la Corte dei Conti (e poi la procura). «Noi siamo consapevoli — ha detto — che in questa aula processiamo gli esecutori materiali e non i mandanti. Ma la procura può fare i processi solo con le prove e non abbiamo segrete né camere di tortura per costringere la gente a parlare». Intercettato, Di Benedetto si diceva tentato di «buttarsi a pentito», e dichiarava di «aver coperto fino all’inverosimile» quelli che «non per una volontà politica per la città» ma «per una volontà politica per sé» avevano inventato «questo giocattolo» (il project), che gli stava «tornando indietro come un boomerang». Ma poi ha deciso di tacere, come «il killer di mafia che non rivela i mandanti». E come il tesoriere Pds Greganti, che «non ha detto nulla», cosicché «il percorso delle tangenti si è fermato a lui» e solo lui «è stato condannato».

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