Progetto Conciatori, si avvicina lo sgombero? Targetti: "Andiamo avanti"

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il Palazzo dei Conciatori

Carola Del Buono per l’Altracittà

Avevamo lasciato gli occupanti del progetto Conciatori l’inverno scorso alle prese con l’avviso di sfratto, e già allora la loro ferma intenzione era quella di non mollare e continuare ad andare avanti, coscienti della validità sociale del loro progetto. Dopo esattamente un anno sembra proprio che queste promesse siano state mantenute, ed infatti le iniziative all’interno del palazzo, situato nella zona di Santa Croce, continuano.
Vanno avanti come se niente fosse, nonostante la messa all’asta dell’immobile e i continui avvisi di sfratto (tre fino ad oggi, in Giugno, in Novembre e a Marzo) arrivati tramite raccomandata. In questi giorni però corre la voce che da un momento all’altro potrebbe venire la polizia a mandarli via con la forza.
«Abbiamo deciso di continuare a svolgere le attività, in questo spazio pubblico e sociale come se non sapessimo del possibile blitz che ci aspetta» ci racconta Sandro Targetti, attivo nel progetto ed esponente di Rifondazione Comunista, che qui in via Conciatori ha la propria sede. «Non vogliamo che il Progetto Conciatori diventi un problema di ordine pubblico, però intendiamo sicuramente difendere questo spazio e fare tutto il possibile affinché non ci sia una nuova speculazione edilizia in un quartiere come Santa Croce, che ha bisogno di tutt’altro per risolvere i propri problemi».

I tentativi di sgombero di questo palazzo, dal 1980 sede di importanti realtà sociali e politiche (associazione Artemisia, Casa dei diritti sociali, Rifondazione Comunista, Circolo Anarchico, gruppo di acquisto solidale…) iniziano nella primavera del 2010, ma da parte di chi occupava c’è stata subito resistenza. Chi occupa vuole difendere dalla logica della speculazione non solo una sede, ma soprattutto un patrimonio pubblico. La seconda asta (dopo la prima andata deserta) del 13 Dicembre 2010 ha visto l’immobile aggiudicato ad una società immobiliare (Tosco tre s.r.l.), per un milione e 912 mila euro, poco più di mille euro a metro quadro.
Oltre ad opporsi alla vendita, le realtà presenti all’interno hanno proposto per il futuro dell’immobile una soluzione alternativa, che prevede due progetti principali: ai piani intermedi del palazzo un progetto di edilizia residenziale e pubblica, cioè una soluzione di co-housing sociale tramite l’associazione Arpe (che si occupa di residenze pubbliche, case popolari), mentre ai piani bassi un progetto di auto recupero per creare un luogo di aggregazione per gli abitanti, ed alcune sedi per i movimenti e le associazioni che già lo occupano.
A che titolo? E’ proprio Targetti a spiegarci che in questi ultimi trentuno anni sono state proprio le realtà politiche, sociali, associative, culturali ed i movimenti (come democrazia proletaria, la lega obiettori di coscienza, la lega anti-razzista, il circolo anarchico…), che via via hanno utilizzato questo palazzo a salvarlo dal più completo degrado.

«Io sono stato tra i primi ad occupare via dei Conciatori nel 1980. Chiedemmo subito al comune un contratto d’affitto, chiedendo un riutilizzo di tutto il palazzo per fini sociali ed aggregativi. Il comune questo non l’ha mai voluto fare, l’unica cosa che siamo riusciti ad ottenere è stata un’indennità di occupazione. Le cifre erano, per fare degli esempi, per la casa dei diritti sociali 206 euro al mese e per Rifondazione Comunista 298 euro…».

In tutti questi anni i lavori di manutenzione sono stati sempre eseguiti dagli occupanti, l’unica cosa di cui il comune di Firenze si è preoccupato è stato il controllo della sicurezza esterna delle grondaie. Dopo tutto questo percorso, le realtà che hanno portato avanti questo progetto si rifiutano di accettare questa operazione voluta dalla giunta comunale. Quest’ultima giustifica la sua decisione dicendo che non ha più fondi, a causa dei continui tagli operati dal governo centrale. Targetti ammette che questa motivazione è sicuramente vera, ma ci tiene a sottolineare che:

«Noi non condividiamo che i problemi degli enti locali si debbano risolvere vendendo il patrimonio pubblico. Il guadagno che se ne ricaverebbe finirebbe ben presto, e poi, liquidati i gioielli di famiglia, non ci rimarrebbe più niente».

Targetti ricorda poi che lui e gli altri rappresentanti delle realtà che fanno parte del “Progetto Conciatori” hanno sempre partecipato alle aste proponendo queste soluzioni alternative alla vendita. Ad oggi il contratto tra il Comune e la Toscotre s.r.l., non è stato concluso. I venditori hanno solo ricevuto una cauzione di 88mila euro, con il compromesso che l’immobile doveva essere liberato dagli occupanti.
Targetti si dice sicuro che il contratto andava fatto entro quattro mesi dal 13 Dicembre, ne consegue che il Comune deve aver chiesto una proroga e oggi si sa con certezza che l’intenzione è di fare il contratto entro la fine dell’anno, sennò il rischio è che tutte le operazioni eseguite fino ad adesso possano essere compromesse. Ecco perché si pensa a un imminente blitz per sgomberare i locali.
Rispetto alle posizioni del comune di Firenze in merito alla questione, Targetti spiega che il sindaco Renzi ha delegato la responsabilità all’assessore al patrimonio. Nel 2010 questa carica era ricoperta da Angelo Falchetti, che è parso in un primo momento disponibile ad accettare la proposta alternativa del progetto Conciatori. Con le dimissioni dell’assessore Falchetti ha preso il suo posto Claudio Fantoni, e da allora sembra proprio che le porte si siano definitivamente chiuse: l’assessore infatti non ha mai ricevuto gli occupanti per discutere della questione, nonostante le loro continue richieste.
«Pensiamo che il comune non abbia molto da dire – conclude Sandro Targetti, l’unica sua intenzione è riuscire a vendere e prendere i soldi, ma per fare questo deve liberarsi di noi… a chi ci vuole mandare via, vogliamo dire che non staremo in silenzio e che siamo intenzionati ad andare avanti per la nostra strada. In questi giorni è ancora possibile che il comune comunichi alla Tosco tre che non vuole più vendere e che prenda in considerazione la nostra proposta».

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