Profughi: il 31 scade l'emergenza, in 25mila resteranno senza diritti né soccorso

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Stefano Pasta da Il Fatto Quotidiano

Che esista un “Italian Paradox” nella gestione dei richiedenti asilo politico ce lo ha ricordato anche la prima pagina dell’International Herald Tribune, raccontando del famigerato Salaam Palace, l’edificio di 8 piani alle porte di Roma dove vivono “in condizioni vergognose” oltre 800 profughi fuggiti dalle guerre del Corno d’Africa.

Qui, nell’ex sede dell’Università di Tor Vergata, un bagno è condiviso da 250 persone che hanno ottenuto dallo Stato la protezione internazionale, ma non sono stati inclusi in alcun programma di assistenza. “Prima li accoglie e poi li dimentica”, scrive la versione internazionale del New York Times.

Ma il Paradosso italiano in tema di rifugiati continua. Lunedì 31 dicembre finisce l’Emergenza Nord Africa, cioè tutte le iniziative messe in campo dal governo a seguito dell’arrivo dei migranti africani e asiatici in fuga dalla guerra in Libia. Molti dei 25mila profughi accolti rischiano di dover abbandonare le strutture che li ospitano e di ritrovarsi per strada.

“Assenza totale di programmazione, un continuo navigare a vista, scarsità di competenze nell’amministrazione centrale”, è il commento di Gianfranco Schiavone dell’Asgi (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione), che si chiede: “È da un anno che poniamo il problema: non si poteva affrontare in modo meno emergenziale? Si parla di una proroga per 2/3 mesi, ma nulla è ufficiale”.
A 4 giorni dall’ora X, John, 27 anni, ghanese, appena risponde al telefono, mi chiede: “Hai saputo se possiamo restare?”. Dopo lo sbarco a Lampedusa nel 2011, a lui è stata fatta presentarcela domanda di asilo in modo pressoché automatico, ed è rientrato nel Piano Accoglienza del ministro Maroni. Nei casi seguiti, da enti esperti, come la Caritas, l’inserimento lavorativo e l’autonomia sono stati raggiunti ma, grazie a un’emergenza che ha scavalcato procedure e controlli, molti non sono stati inseriti in strutture adatte: improvvisate associazioni, cooperative senza scrupoli, albergatori pronti ad affittare le loro strutture altrimenti vuote ne hanno approfittato.

Parcheggiati tra le montagne della Valcamonica e gli alberghi della Campania, o, come John, al Residence Ripamonti, a sud di Milano. La scelta di questa struttura è stata accompagnata da polemiche poiché di proprietà di Fonsai, allora di Salvatore Ligresti, e diretta da Giuseppe Milone, consigliere provinciale Pdl e presidente della commissione Sicurezza. Per un anno e mezzo, John ha passato le giornate a guardarsi intorno, “ammazzando il tempo, senza nulla da fare, ossessionato dal futuro”.
A un prezzo da capogiro: per ciascun migrante la diaria rimborsata alle strutture è di oltre 40 euro. Secondo l’Asgi, il limbo dei profughi “ci è costato un 1 miliardo e 400 mila euro, quasi come una finanziaria”. Nel frattempo, come le associazioni avevano facilmente previsto già all’inizio dell’Emergenza, le Commissioni hanno bocciato, una dopo l’altra, il 60% delle domande di asilo politico.

La guerra e le torture subite sono ininfluenti: la Convenzione di Ginevra prevede che per ottenere la protezione internazionale debba esserci persecuzione nel Paese d’origine. Si prepara così un nuovo “Italian Paradox” di uno Stato che, pur potendolo prevedere, ha speso milioni per persone che ingrosseranno le fila dei disperati che sopravvivono negli edifìci abbandonati delle nostre città.

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