Privatizzazione, c’è chi ci ripensa

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parigiAumenti del 10, anche del 30% sulle bollette. è l’effetto più tangibile della privatizzazione di Publiacqua che controlla il servizio idrico nell’Ato3, su cui l’Altracittà aveva già messo in guardia i suoi lettori. E sono in molti ad immaginare che nei prossimi mesi i rincari alleggeriranno ancora le tasche dei cittadini. Una privatizzazione figlia di una decisione siglata nell’estate del 2005, ma che già era nell’aria da qualche tempo: per 60 milioni di euro il 40% delle quote di Publiacqua sono finite in mano alla holding (società che ne controlla altre tramite quote azionarie, n.d.r.) Acea. La stessa che in quei giorni acquistava una cospicua parte di quote della multinazionale francese Suez, sotto accusa in India per lo sfruttamento delle scarse risorse idriche, rivendute ad un prezzo dieci volte superiore a quello d’acquisto. Poco importa se il 60% è rimasto in mano ai comuni; la gestione per una holding non può che essere mirata al profitto. La privatizzazione fu decisa proprio mentre 43.000 persone avevano firmato la proposta di legge popolare per la gestione dell’acqua pubblica in Toscana. Ma in questi anni i cittadini non si sono rassegnati: l’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione ha contagiato tutto il paese per una proposta di legge che ha raccolto oltre 400mila firme. Movimenti e gruppi di pressione sono nati in molte regioni oltre alla Toscana: Campania, Lazio e Lombardia, solo per citare i principali. Persino alcune amministrazioni si sono convinte che non si può lucrare sull’acqua. Un esempio su tutti? Parigi. Qui, il sindaco ha deciso di ripubblicizzare il servizio, che fino ad allora era gestito, fra gli altri, proprio da Suez. Ma sono anche vicini a noi esempi di gestione pubblica. Se la Puglia ha dimostrato di non essere pronta alla svolta di ripubblicizzazione che ha tentato di imprimere Riccardo Petrella (universalmente considerato l’ispiratore del movimento mondiale per la tutela dell’acqua), divenuto per 18 mesi presidente dell’acquedotto più grande d’Italia, è proprio in Toscana uno degli esempi più emblematici. Ad Arezzo, uno dei primi posti dove la privatizzazione è avvenuta, l’amministrazione comunale sta valutando di tornare indietro. Il motivo? Proprio i forti rincari che i cittadini si sono visti arrivare in bolletta.

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