Prigioni toscane bocciate dal Garante

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Le carceri toscane sono sovraffollate e la condizione dei detenuti è tutt’altro che dignitosa. A denunciarlo è Franco Corleone, Garante per i diritti dei detenuti del Comune di Firenze, istituzione locale (ce ne sono 14 in tutta Italia) che ha il compito di vigilare sulla condizione delle persone private della libertà personale.
Nei penitenziari della nostra regione, su 2.253 celle solo 328 hanno l’acqua calda e solo 238 sono provviste di doccia. Inoltre, al 14 novembre 2007, i detenuti in regione erano 3.262, a fronte di una capienza regolamentare di 2.866.
Il Garante punta il dito contro la campagna mediatica di “criminalizzazione” dell’indulto, che ha impedito di sfruttare questa occasione di sfollamento delle carceri (a livello nazionale le presenze sono scese da 62.000 a 38.000) come opportunità per risolvere la situazione con una seria riforma del sistema carcerario. E adesso, le presenze nei penitenziari toscani, sono tornate quasi ai livelli pre-indulto: soltanto a Sollicciano, si sono stabilizzate su circa 700 unità, cifra che si situa a metà tra il livello dei 1.000, prima dell’indulto, e i 500 immediatamente dopo la sua approvazione.
A rientrare in carcere dopo l’indulto sono il 22,12%, rispetto a quella del 68,5% di chi sconta la pena fino all’ultimo giorno. “La previsione dei ‘corvi’ – sottolinea Corleone – che giuravano che in poco tempo tutti i detenuti usciti sarebbero rientrati, si è rivelata fallace”. E conclude denunciando una “grave inadempienza”: la Regione Toscana, ad oggi, non ha ancora applicato la legge regionale del 2005, che prevede la costituzione dell’ufficio del Garante regionale.

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