26 settembre 2018

Preservare, non riempire

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Molti, troppi cambiamenti stanno avvenendo negli ultimi anni nella Piana fiorentina e troppo poco fanno le istituzioni e i comuni per preservarla. La Piana infatti è un ecosistema completo, un’area umida che come tale ospita e accoglie centinaia di specie animali e vegetali ed è quindi importante anche per l’uomo. Ce lo ha spiegato con chiarezza Massimo Parrini, del WWF Firenze, che cerca di preservare questa zona dall’incombente cementificazione.

Come molte città bagnate da un fiume, anche Firenze e i comuni limitrofi avevano una zona paludosa che attraverso i secoli è stata bonificata. Negli anni trenta il processo di bonifica è stato ultimato grazie ad una rete di canali e l’area della Piana, essendo molto fertile, è stata adibita alle coltivazioni. Ci sono voluti però pochi anni per capire che quel luogo era adatto anche per costruire, e così è partito quel processo che inevitabilmente ha segnato l’inizio della fine della nostra Piana…
Ma cosa c’è di così importante in questa pianura?
La Piana è un’area umida importantissima dal punto di vista naturalistico poiché vi si incrociano due rotte migratorie, quella degli uccelli che vengono dal mare e l’altra, che risale il Tevere e la Val di Chiana, che si congiungono proprio sui nostri cieli e proseguono insieme verso il nord Europa. La Piana fiorentina ha per questi uccelli un ruolo fondamentale: moltissimi si fermano a riposarsi per poi proseguire la migrazione; poi ci sono le specie stanziali, uccelli come gli aironi, i beccaccini, le rondini, i sempre più rari cavalieri d’Italia, oltre ad anfibi come il rospo smeraldino e mammiferi quali l’istrice, il porcospino, i daini, i caprioli e le volpi, sempre più rari. In passato quest’area costituiva un corridoio ecologico che metteva in contatto l’Arno con le colline, oggi il crescente spezzettamento del luogo, attraverso strade, case, fabbriche, mina la sua funzione isolando le specie animali e vegetali che così si impoveriscono geneticamente con il rischio di scomparire. La Piana è stata riconosciuta anche dall’Unione Europea come area fondamentale per la biodiversità e quindi da preservare, mentre molti comuni che vi si affacciano la reputano solo un’area degradata da “riempire”.
Che impatto avranno i progetti in corso?

Nella Piana di Castello è prevista una città di 10-15 mila abitanti, con case, uffici e centri commerciali… l’accordo con Fondiaria prevede anche un ‘parco’ di 80mila metri quadri: questa natura artificiale sorgerà a ridosso dell’aeroporto, dove non sarebbe stato possibile costruire altri edifici! Inoltre, essendo l’area di espansione della città, vi troverà posto la nuova caserma dei Carabinieri e l’inceneritore… insieme all’allargamento dell’autostrada e all’allungamento dell’aeroporto insomma c’è tutto ciò che serve per distruggere il suo funzionamento ecologico.
E il WWF come cerca di contrastare la distruzione della Piana?
Soprattutto cerchiamo di fare molta sensibilizzazione ed educazione ambientale. Inoltre nell’Oasi di Focognano abbiamo ricreato, in piccolo, l’ecosistema della Piana, inserendo gli animali e le piante che fra cantieri e progetti aperti non riescono più a trovare un habitat adatto. Anche i nostri contatti e dialoghi con i comuni della Piana sono intensi e frequenti proprio per cercare di contrastare il più possibile la distruzione di un’area naturalistica fondamentale per tutti noi.

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