Precariato, lavoro in scadenza

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Per capire meglio quali sono i problemi con cui i precari si scontrano ogni giorno nella nostra realtà, abbiamo intervistato due di loro. Eugenio, 21 anni, precario da un anno e mezzo e Tiziana, 44 anni, con una lunga esperienza lavorativa alle spalle. Vivono entrambi alle Piagge.

Ci raccontate la vostra storia lavorativa?
Eugenio: Mi sono diplomato all’Istituto d’arte e dopo aver fatto un anno di università ho smesso di studiare. Adesso faccio lo strillone, distribuisco “Leggo”, un giornale gratuito.
Tiziana: Ho fatto molti lavori, dalla banconiera in macelleria al volantinaggio, ho lavorato in più ditte di pulizie e in due cooperative sociali. Attualmente mi occupo di riciclaggio.
Con quali tipi di contratto avete lavorato?
E: Adesso lavoro con un contratto a progetto (il vecchio co. co. co.), se lavoro mi pagano ma il giorno che manco non vengo pagato, nemmeno se mi ammalo. Non ci sono garanzie: niente ferie, né malattia, né liquidazione, non ci sono giorni di permesso e possono licenziarti quando e come vogliono. Mi pagano due terzi dei contributi ma per usufruirne dovrei lavorare così almeno tre anni. Lavoro dalle sette alle nove del mattino e la paga è di 5,50 € all’ora, sono circa 300 € al mese, se tutto va bene.
T: Ho lavorato spesso con contratti a termine rinnovabili ogni tre mesi. In passato (15 anni fa) questi contratti almeno garantivano malattia, ferie e assicurazione, ma adesso la situazione è peggiorata. Ho lavorato con un co. co. pro. in un’associazione, facevamo riciclaggio, e non avevo nessuna garanzia, proprio come diceva Eugenio.
Ci parlate dell’ambiente di lavoro?
E: È difficile socializzare perché il tempo è poco. Inoltre non è un’occupazione stimolante, non hai neanche voglia di parlare. Non abbiamo un vero “ambiente di lavoro”, i colleghi li vedo solo quando vado a ritirare lo stipendio.
T: Sul posto di lavoro siamo presi ognuno dalle proprie preoccupazioni e dal proprio interesse, c’è difficoltà a creare rapporti solidi. Inoltre il contatto con le strutture che dovrebbero difendere i lavoratori è difficile e a volte i sindacati non si muovono nel modo giusto.
Come incide questa condizione di precariato continuo nella vita?
E: Non c’è libertà. Con così pochi soldi non puoi fare le tue scelte. Io, per esempio, volevo studiare il violino ma non ho potuto perché costava troppo. E poi non c’è sicurezza, devo vivere con la mia famiglia e non è proprio possibile essere indipendenti. Ritornerò a studiare; mi iscriverò a filosofia, ma più per motivi personali che per un futuro nel mondo del lavoro, dal quale non mi aspetto molto. Farò il muratore filosofo!
T: Incide su tutto, sei limitato in ogni aspetto della vita. Con un co. co. pro., per esempio, vai avanti per dieci mesi…e dopo? Per una donna, poi, è ancora più difficile, non puoi permetterti neanche di programmare una maternità. Non puoi fare progetti e questo è brutto per noi e anche per i giovani, perché anche nella vita di tutti i giorni sei comunque un precario.

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