PrecariAtesia

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Atesia, con sede a Cinecittà, è il più grande call center italiano, 300mila chiamate al giorno. Atesia è anche il primo call center dove si è formato un collettivo di lavoratori precari che hanno organizzato scioperi, sit-in, proteste varie, fino ai primi licenziamenti. Protestavano perché l’azienda gli aveva ridotto lo stipendio, o meglio il cottimo, visto che erano pagati un tot a telefonata, con l’obbligo di chiudere dopo 2 minuti e 40 secondi. Nel 2006 a seguito di denunce ed ispezioni l’ufficio provinciale del lavoro sentenzia che i 3500 contratti a progetto sono solo una copertura di un lavoro subordinato, una scappatoia per evadere contributi Inps ed Inail. Atesia dovrebbe non solo fare dei contratti veri, ma pagare tutti gli arretrati, per una cifra spaventosa, quasi 300 milioni di euro.
Per salvare l’azienda, nel 2007 il governo Prodi mette in finanziaria un articolo apposito: chi assumerà dovrà pagare solo la metà di quello che non ha versato negli anni precedenti, il resto ce lo metterà lo Stato. Ma per essere assunto il lavoratore dovrà firmare una conciliazione in cui dichiara che in passato ha realmente lavorato a progetto, liberando le aziende dal pericolo di essere multate.
Chi non ha firmato la conciliazione, ha perso il lavoro in Atesia.
Gli altri hanno avuto un contratto part time da 550 euro al mese.

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